In questo studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract) sono presentati, in una meta-analisi di studi controllati, nuovi dati sull’uso di agenti stimolanti l’eritropoiesi (ESA: epoetina alfa, epoetina beta, darbepoetina alfa e biosimilari) in relazione alla sopravvivenza globale e agli ‘outcome’ correlati alla progressione della malattia in pazienti con tumore mammario che ricevono la chemioterapia. Ricercatori europei (in Italia, i colleghi del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, IRCCS Ospedale Universitario San Martino – IST di Genova) e statunitensi hanno condotto una ricerca della letteratura scientifica per identificare gli studi pubblicati tra gennaio 1997 e marzo 2014, utilizzando i database di Amgen, Inc. e Janssen per i loro farmaci e i dati pubblicati per gli altri. Gli odds ratio (OR) a effetti casuali sono stati calcolati per confrontare i risultati delle pazienti randomizzate a ESA con quelle incluse nei gruppi di controllo. In totale sono stati registrati 571 decessi tra le 2346 pazienti (24%) randomizzate a ESA vs 523 su 2367 pazienti (22%) incluse nei gruppi di controllo (OR 1.20, intervallo di confidenza [IC] 95%: 1.03 – 1.40). Analisi di sensibilità sono state condotte per esaminare gli effetti di singoli studi e l’esclusione di uno studio (BEST) ha portato a un OR di morte pari a 1.12 (IC 95%: 0.94 – 1.34). In sette studi che riportavano endpoint correlati alla progressione (n = 4197: ESA n = 2088, controlli n = 2109), la OR era 1.01 (IC 95%: 0.87 – 1.16) per ESA vs controlli. In conclusione, dopo aver incorporato i recenti risultati sull’uso di ESA nelle pazienti con tumore mammario, i rischi di sopravvivenza e sopravvivenza libera da progressione rimangono consistenti con i dati precedentemente pubblicati.
“L’anemia è una possibile conseguenza dei trattamenti chemioterapici – ricorda il professor Paolo Pronzato, co-autore dello studio e Direttore della U.O. Oncologia Medica 2, IRCCS AOU San Martino-IST, Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova – e si associa a sintomi debilitanti con un impatto negativo sulla qualità di vita dei malati oncologici. Per le pazienti candidate a trattamento chemioterapico per una neoplasia mammaria, questo evento avverso si verifica in circa il 50-85% dei casi. Due sono le possibili opzioni di trattamento: le trasfusioni di sangue o l’uso di agenti stimolanti l’eritropoiesi (ESA). Per quanto riguarda gli ESA, il loro utilizzo è stato associato a un impatto negativo sulla prognosi dei malati oncologici. Una precedente metanalisi del 2010, effettuata su studi che includevano pazienti affetti da diverse malattie neoplastiche (Glaspy J. et al. Erythropoiesis-stimulating agents in oncology: a study-level meta-analysis of survival and other safety outcomes. Br J Cancer 2010; 102: 301), non ha evidenziato un peggioramento significativo in termini di progressione di malattia nei malati oncologici sottoposti a trattamento con ESA. In questa metanalisi, tuttavia, non erano disponibili dati specifici per le pazienti trattate per un carcinoma mammario: per questo motivo abbiamo condotto una nuova metanalisi per rispondere alla domanda specifica sull’impatto dell’uso degli ESA in questo sottogruppo di pazienti”.
“Globalmente – continua Pronzato -, la metanalisi ha evidenziato un rischio di morte aumentato del 20% nelle pazienti trattate con ESA, risultato non significativo quando sono stati divisi gli studi in base al setting di malattia in cui sono stati usati (adiuvante/neoadiuvante, misto, metastatico). Allo stesso modo non ha dimostrato un rischio aumentato di progressione di malattia o ricaduta. Tuttavia, al momento della pubblicazione del nostro lavoro, non era disponibile un importante studio, presentato qualche settimana più tardi al congresso di San Antonio, lo studio Epo-ANE 3010 (Leyland-Jones B. et al. A randomized, open-label, multicenter, phase 3 study of epoetin alfa (EPO) plus standard supportive care versus standard supportive care in anemic patients with metastatic breast cancer (MBC) receiving standard chemotherapy. SABCS 2014, abstr. S5-07, ClinicalTrials.gov NCT00338286). Si tratta dello studio più ampio condotto ad oggi con l’obiettivo di valutare se l’uso di epoetina alfa rispetto a supporto trasfusionale determinasse un peggioramento della sopravvivenza libera da progressione delle pazienti con carcinoma mammario metastatico sottoposte a trattamento chemioterapico standard. In questo studio internazionale, che ha coinvolto 223 centri appartenenti a 19 paesi diversi, sono state arruolate 2098 pazienti anemiche trattate con chemioterapia in prima o seconda linea, randomizzate a ricevere eritropoietina o terapia di supporto (anche trasfusionale se necessaria). L’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione non ha raggiunto la non-inferiorità come definita dal protocollo; è stato, infatti, osservato un rischio aumentato del 9% di progressione di malattia o di morte per le pazienti sottoposte a ESA (HR = 1.094; IC 95%: 0.991 – 1.209). Sempre nelle pazienti del braccio ESA è stato inoltre osservato un aumentato rischio di morte del 6% (HR = 1.057; IC 95%: 0.949 – 1.77)”.
“In considerazione di questi dati – conclude il prof. Pronzato -, l’uso degli ESA nelle pazienti con neoplasia mammaria deve essere usato con cautela e in selezionate circostanze. Per fornire ulteriori informazioni sul profilo di sicurezza degli ESA nei malati oncologici, sono attesi i risultati dello studio di fase III con darbepoetina vs terapia di supporto come trattamento dell’anemia indotta da chemioterapia a base di platino nei pazienti con neoplasia polmonare non a piccole cellule”.
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