mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
20 Giugno 2013

MARCATORI BIOLOGICI PER ANTICORPI MONOCLONALI IMMUNOSTIMOLANTI IN STRATEGIE DI COMBINAZIONE PER IL MELANOMA E ALTRI TIPI DI TUMORE

La modulazione del sistema immunitario attuata sui recettori co-inibitori e co-stimolatori è divenuta un nuovo promettente approccio di immunoterapia per il cancro. La recente approvazione dell’anticorpo che blocca CTLA-4, ipilimumab, per il trattamento del melanoma è stato un evento spartiacque, che ha aperto la via a una nuova era nel campo dell’immunoterapia. Ipilimumab è stato il primo trattamento che ha mostrato un’aumentata sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con melanoma in stadio IV. Tuttavia, la misura dei tassi di risposta con i criteri RECIST (Response Evaluation Criteria in Solid Tumors) standard o i criteri WHO (World Health Organization) modificati o, ancora, la sopravvivenza libera da progressione non coglie in modo accurato il potenziale beneficio clinico nei pazienti trattati con ipilimumab. Il professor Paolo Ascierto dell’Istituto Nazionale Tumori, Fondazione “G. Pascale” di Napoli, in collaborazione con colleghi dei maggiori centri oncologici statunitensi, ha sottolineato nella revisione pubblicata sulla rivista Clinical Cancer Research che nel ‘trasferimento’ degli approcci immunoterapici ad altri tipi di tumore è importante studiare marcatori biologici che possano essere maggiormente predittivi di OS al fine di identificare i pazienti che più probabilmente potranno trarre beneficio clinico. Ipilimumab è il primo di una serie di anticorpi immunomodulanti in fase di sviluppo clinico: anticorpi monoclonali anti-PD1 (nivolumab e MK-3475), anti-PD-L1 (BMS-936559, RG7446 e MEDI4736), anti-CD137 (urelumab), anti-OX40, anti-GITR e anti-CD40 sono solo alcuni degli agenti al momento attivamente investigati in studi clinici, ognuno dei quali possiede il potenziale di poter essere combinato con ipilimumab per aumentarne l’efficacia. Lo sviluppo di combinazioni razionali di anticorpi immunomodulanti con terapie a base di piccole molecole che inibiscono vie cellulari specifiche, come vemurafenib, rende la scoperta di marcatori biologici predittivi ancora più interessante. L’identificazione di biomarcatori affidabili è, dunque, un ‘passaggio’ necessario per la personalizzazione del trattamento oncologico di ogni paziente che può essere attuata attraverso la valutazione basale dell’espressione di geni tumorali e/o del profilo immunologico per ottimizzare la terapia con migliori probabilità di successo terapeutico.

Biomarkers for Immunostimulatory Monoclonal Antibodies in Combination Strategies for Melanoma and Other Tumor Types. Clinical Cancer Research 2013 Mar 1;19(5):1009
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