giovedì, 29 settembre 2022
Medinews
21 Aprile 2015

L’INDICE DI MASSA CORPOREA È ASSOCIATO A STADIO E GRADO PIÙ ALTO NEI PAZIENTI CON TUMORE DELLA PROSTATA A BASSO RISCHIO ELEGGIBILI PER LA SORVEGLIANZA ATTIVA

L’obesità è associata a un aumentato rischio di tumore della prostata di alto grado. L’effetto dell’indice di massa corporea (BMI) come fattore predittivo di progressione negli uomini con tumore della prostata a basso rischio è al contrario stato solo limitatamente valutato. In questo studio, pubblicato sulla rivista Urologic Oncology (leggi abstract), ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dell’Università “Federico II” di Napoli e dell’Università Magna Graecia di Catanzaro hanno esaminato l’associazione tra BMI e progressione in pazienti con carcinoma prostatico a basso rischio che rientravano nei criteri di inclusione al protocollo di sorveglianza attiva. I ricercatori hanno esaminato 311 pazienti che erano stati sottoposti a prostatectomia radicale ed erano eleggibili al protocollo di sorveglianza attiva in accordo con i seguenti criteri: stadio clinico T2a o inferiore, livelli di antigene prostatico specifico (PSA) < 10 ng/ml, ≤ 2 biopsie positive al tumore, punteggio ≤ grado 6 nella scala di Gleason e densità di PSA < 0.2 ng/ml2. La riclassificazione del tumore è stata definita come stadio più alto (stadio patologico > pT2) e grado più alto (punteggio Gleason ≥ 7, Gleason primario 4). Sono state valutate anche l’invasione delle vescicole seminali, i linfonodi positivi e il volume tumorale ≥ 0.5 ml. I risultati indicano che un elevato BMI era significativamente associato a grado più alto, stadio più alto e invasione delle vescicole seminali, mentre non lo era a linfonodi positivi o maggiore estensione del tumore. In analisi multivariata, l’incremento di una unità di BMI ha significativamente aumentato il rischio di grado più alto, stadio più alto, invasione delle vescicole seminali e di qualsiasi ‘outcome’ rispettivamente del 21, 23, 27 e 20%. Le differenze tra aree sotto la curva ROC (receiver operating characteristics) che confrontavano i modelli con o senza BMI erano statisticamente significative per grado più alto (p = 0.0002), stadio più alto (p = 0.0007) e qualsiasi ‘outcome’ (p = 0.0001). In conclusione, il BMI dovrebbe essere considerato criterio di selezione per l’inclusione di pazienti con tumore della prostata a basso rischio in programmi di sorveglianza attiva. I risultati di questo studio evidenziano dunque che l’obesità è associata a una prognosi peggiore e suggeriscono che uno stretto programma di sorveglianza attiva rappresenta un’opzione appropriata di trattamento per le persone obese.
TORNA INDIETRO