Medinews
21 Aprile 2015

LA COMBINAZIONE DEI LIVELLI CIRCOLANTI DI ANG1 E TIE2 PREDICE IL BENEFICIO DI SOPRAVVIVENZA LIBERA DA PROGRESSIONE NELLE PAZIENTI CON TUMORE OVARICO TRATTATE CON BEVACIZUMAB

Studi randomizzati sul tumore ovarico, incluso lo studio ICON7, hanno riportato una migliore sopravvivenza libera da progressione (PFS) quando bevacizumab è stato aggiunto alla terapia citotossica convenzionale. Il miglioramento era modesto ma ha stimolato la ricerca di biomarcatori predittivi di risposta a bevacizumab. Campioni ematici del gruppo pre-trattamento di ‘training’ (n = 91) e del gruppo di validazione (n = 114) sono stati prelevati dalle pazienti dello studio ICON7. Le concentrazioni plasmatiche di 15 fattori (associati all’angiogenesi) sono stati determinati utilizzando dosaggi ELISA multiplex validati. L’approccio statistico dei ricercatori britannici, canadesi e svizzeri, ha previsto la PFS quale misura di ‘outcome’ primario e ha utilizzato 1) la ricerca di biomarcatori di rilevanza prognostica o correlati a variazioni inter-individuali dell’effetto di bevacizumab, 2) la determinazione senza bias dei cut-off per i valori dei presunti biomarcatori, 3) l’esame delle combinazioni biologicamente e significativamente predittive dei presunti biomarcatori e 4) la replica dell’analisi sui biomarcatori candidati nel gruppo di validazione. I valori combinati dei livelli circolanti di Ang1 (angiopoietina 1) e Tie2 (‘Tunica internal endothelial cell kinase 2’) predicevano una migliore PFS nelle pazienti trattate con bevacizumab incluse nel gruppo di ‘training’. Utilizzando le concentrazioni mediane come cut-off, valori elevati di Ang1 e bassi di Tie2 sono stati associati a un significativo miglioramento della PFS nelle pazienti trattate con bevacizumab in entrambi i gruppi (mediana 23.0 mesi vs 16.2; p = 0.003) per interazione del trattamento su Ang1-Tie2, in analisi di regressione di Cox. Gli indici prognostici derivati dal gruppo di ‘training’ distinguevano anche tra alta e bassa probabilità di progressione nel gruppo di validazione (p = 0.008), generando valori simili di HR (0.21 vs 0.27) tra i bracci di trattamento e controllo nelle pazienti con tassi elevati di Ang1 e bassi di Tie2. In conclusione, nello studio pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research (leggi testo) i valori combinati di Ang1 e Tie2 costituiscono biomarcatori predittivi di migliore sopravvivenza libera da progressione nelle pazienti con tumore ovarico trattate con bevacizumab. Questi risultati, secondo gli autori, dovrebbero tuttavia essere validati in studi clinici più ampi, perché derivanti da uno studio con dimensione limitata del campione.
“Il bevacizumab – spiega la dottoressa Domenica Lorusso, ginecologa oncologa presso l’Unità Operativa di Ginecologia Oncologica della Fondazione IRCCS, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – ha attualmente tre diverse indicazioni nel trattamento del carcinoma ovarico, prima linea, recidiva platino-resistente e recidiva platino-sensibile, ma a fronte di queste indicazioni e dopo aver investito più di 5000 pazienti in studi clinici randomizzati non abbiamo ad oggi nessun biomarcatore predittivo di risposta alla terapia, dato quanto mai importante per identificare le pazienti che effettivamente potrebbero rispondere al trattamento e migliorare così il rapporto costo-efficacia della terapia. Già allo scorso congresso annuale ASCO erano stati presentati due studi che provavano ad identificare due sottotipi molecolari di carcinoma ovarico come possibili predittori della risposta, ma la metodica oltre a richiedere una validazione indipendente, presuppone tecniche di ‘next generation sequencing’ che non sono disponibili ovunque. I biomarcatori che questo studio identifica sembrano essere molto promettenti – conclude la dottoressa Lorusso, – oltre che di più immediato utilizzo in clinica, e, se confermati e validati su una casistica e un laboratorio indipendente, potrebbero rappresentare un modo relativamente semplice e poco costoso per identificare le pazienti che potrebbero beneficiare del trattamento con il bevacizumab in tutti i setting di malattia ovarica”.
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