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19 Settembre 2014

IPOFISITE INDOTTA DA IPILIMUMAB: ANALISI LONGITUDINALE DETTAGLIATA IN UN’AMPIA COORTE DI PAZIENTI CON MELANOMA METASTATICO

Ipilimumab è stato approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) statunitense e, a novembre 2013, dall’EMA per il trattamento del melanoma inoperabile o metastatico. Poco tuttavia è noto sull’ipofisite indotta da ipilimumab, un’importante complicanza del trattamento. Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, ha esaminato la prevalenza di questa complicanza, caratterizzato il decorso clinico e gli ‘outcome’ del trattamento nell’ipofisite indotta da ipilimumab, identificato i fattori di rischio per lo sviluppo dell’ipofisite e determinato le strategie ottimali per la gestione di questa complicanza della terapia con ipilimumab. I ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) e Harvard Medical School di Boston hanno condotto una revisione retrospettiva su 154 pazienti con melanoma metastatico trattati con ipilimumab presso il loro centro di riferimento terziario (MGH) tra marzo 2008 e dicembre 2013. Le principali misure di ‘outcome’ erano la risonanza magnetica (RMN) della ghiandola pituitaria, la valutazione degli ormoni ipofisari e la sopravvivenza dei pazienti. L’ipofisite indotta da ipilimumab è stata diagnosticata in 17 pazienti (11%); il genere maschile (p = 0,02) e l’età più avanzata (p = 0,005), ma non la dose cumulativa di ipilimumab, sono stati identificati quali fattori di rischio per la complicanza. Tutti i pazienti con ipofisite indotta da ipilimumab manifestavano ipopituitarismo anteriore, ma nessuno aveva diabete insipido. L’ipopituitarismo era persistente nella maggior parte dei pazienti (76%). Ingrossamento diffuso della ghiandola pituitaria è stato osservato esclusivamente in tutti i casi di ipofisite indotta da ipilimumab e, dopo revisione retrospettiva delle immagini di RMN, si è osservato che questo sintomo precedeva la diagnosi clinica di ipofisite in 8 pazienti. L’ingrossamento della ghiandola pituitaria si è risolto rapidamente (entro 40 giorni in 7 pazienti su 7). La sopravvivenza mediana nei pazienti con ipofisite indotta da ipilimumab è risultata pari a 19,4 vs 8,8 mesi (p = 0,05) negli altri pazienti della coorte. In conclusione, il genere maschile e l’età più avanzata sono fattori di rischio di ipofisite indotta da ipilimumab. L’ingrossamento della ghiandola pituitaria è sensibile e specifico di questa complicanza del trattamento con ipilimumab, nell’appropriato ‘setting’, può precedere la diagnosi clinica e si risolve rapidamente. Il recupero della funzione dell’ipofisi anteriore non è comune, ma l’incidenza di ipofisite può direttamente predire la sopravvivenza nei pazienti con melanoma trattati con ipilimumab.

Ipilimumab-induced Hypophysitis: A Detailed Longitudinal Analysis in a Large Cohort of Patients with Metastatic Melanoma. Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism 2014 Jul 31 [Epub ahead of print]
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