domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
27 Maggio 2010

INTERFERONE ALFA VS BEVACIZUMAB E INTERFERONE ALFA NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Nello studio multicentrico di fase III, la combinazione favorisce la sopravvivenza dei pazienti rispetto alla monoterapia; lo sviluppo di ipertensione potrebbe divenire fattore prognostico

Il bevacizumab è un anticorpo che si lega al fattore vascolare di crescita endoteliale e ha attività sul carcinoma renale metastatico. L’interferone alfa (IFN-alfa) è il trattamento storico iniziale standard per questo tumore in stadio avanzato. Ricercatori statunitensi e canadesi hanno condotto uno studio prospettico, randomizzato, multicentrico, di fase III, per valutare l’efficacia dell’associazione bevacizumab + IFN-alfa rispetto alla monoterapia con solo IFN-alfa. I 732 pazienti con carcinoma renale metastatico a cellule chiare, non trattati precedentemente, sono stati randomizzati a bevacizumab (10 mg/kg i.v. ogni 2 settimane) e IFN-alfa (9 milioni di unità s.c. tre volte a settimana) o alla stessa dose e schedula di IFN-alfa in monoterapia. Endpoint primario era la sopravvivenza globale (SG), endpoint secondari erano la sopravvivenza libera da progressione (SSP), la percentuale di risposta oggettiva e la sicurezza. Lo studio pubblicato nella rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) ha indicato un tempo mediano di SG di 18.3 mesi (IC 95%: 16.5-22.5) per l’associazione bevacizumab + IFN-alfa e di 17.4 mesi (IC 95%: 14.4-20.0) per la monoterapia con IFN-alfa (log-rank non stratificato p = 0.097). Dopo aggiustamento per i fattori di stratificazione, l’hazard ratio era 0.86 (IC 95%: 0.73-1.01), non significativo (log-rank stratificato p = 0.069), ma indicativo di una propensione verso il trattamento di combinazione. Nei pazienti trattati con bevacizumab + IFN-alfa, gli eventi avversi più frequenti erano ipertensione di grado 3-4, anoressia, fatigue e proteinuria. In questo braccio di trattamento, i pazienti che hanno sviluppato ipertensione hanno mostrato SSP e SG nettamente migliori rispetto a quelli che non manifestavano pressione alta. Pur non raggiungendo la significatività statistica, la combinazione favorisce il prolungamento della sopravvivenza e l’ipertensione che si sviluppa nei pazienti che rispondono di più a questa terapia potrebbe essere usata come marcatore di prognosi.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2010
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