mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
25 Maggio 2011

INIBITORI DELL’ANGIOGENESI NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Esisterebbero differenze sostanziali tra centri di cura terziaria e ambulatori di comunità, che non soddisfano alla necessità di migliorare, nei pazienti, la tollerabilità verso questi agenti

Le caratteristiche di sicurezza e trattamento con sunitinib e sorafenib nel carcinoma renale metastatico sono state descritte da una revisione retrospettiva di pazienti trattati in centri di cura terziari statunitensi. Poiché, tuttavia, la pratica clinica varia tra ospedali e ambulatori, lo studio pubblicato sulla rivista Medical Oncology (leggi abstract originale) ha valutato le caratteristiche di sicurezza e trattamento con questi agenti in ambulatori oncologici di comunità, riesaminando retrospettivamente le cartelle cliniche di 250 pazienti con carcinoma renale metastatico trattati in 18 ambulatori oncologici di comunità. I pazienti eleggibili, di età ≥ 18 anni, avevano ricevuto ≥ 1 prescrizione di sunitinib (n = 131) o sorafenib (n = 119) come trattamento anti-angiogenico di prima linea. Le percentuali di eventi avversi e le modifiche al trattamento sono state analizzate, incluse le ragioni per le stesse. La durata mediana del trattamento di prima linea con sunitinib e sorafenib è stata rispettivamente 5.9 e 5.5 mesi. Tra i pazienti trattati con sunitinib e sorafenib, rispettivamente l’86% (30%) e l’87% (28%) ha manifestato ≥ 1 evento avverso di ogni grado (grado 3/4). Gli eventi avversi più comuni sono stati fatigue/stanchezza con sunitinib (ogni grado: 42%; grado 3/4: 5%) e rash cutaneo con sorafenib (ogni grado: 35%; grado 3/4: 6%) e rispettivamente il 62% e 64% dei pazienti trattati con sunitinib e sorafenib ha avuto ≥ 1 modifica del trattamento per la comparsa di eventi avversi. Le percentuali di eventi avversi registrate nei pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con inibitori dell’angiogenesi in ambulatori oncologici tendevano ad essere più basse rispetto a quelle osservate nei centri di cura terziaria, probabilmente per la durata inferiore del trattamento. I tassi di variazione del trattamento per eventi avversi, invece, tendevano ad aumentare negli ambulatori di comunità. Lo studio, quindi, suggerisce che la modalità ambulatoriale non risponde pienamente alla necessità di migliorare la tollerabilità degli agenti anti-angiogenici usati per il carcinoma renale metastatico.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2011
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