sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
31 Agosto 2009

INCIDENZA, CARATTERISTICHE CLINICHE E PROGNOSI DEL MIELOMA MULTIPLO EXTRAMIDOLLARE

Il coinvolgimento extramidollare è sempre più frequentemente descritto. Ciò non sembra imputabile alle nuove terapie disponibili ma, piuttosto, all’impiego di metodiche d’indagine più sensibili e al prolungamento della sopravvivenza

Al momento sono limitati i dati di incidenza e prognosi della forma extramidollare (EM) del mieloma multiplo (MM), anche se l’uso sempre più diffuso di terapie ad alte dosi (TAD) e di agenti biologici rende prevedibile un incremento delle recidive EM. Ematologi dell’IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Pavia, hanno valutato l’incidenza della malattia EM e la sua relazione con una precedente esposizione a TAD o a nuovi agenti biologici in 1003 pazienti con MM. Sono stati considerati tre periodi, correlati al tipo di terapie disponibili: 1971-1993 (chemioterapia convenzionale); 1994-1999 (TAD per pazienti giovani) e 2000-2007 (introduzione dei nuovi agenti). Lo studio pubblicato nella rivista Annals of Oncology (leggi abstract originale) ha indicato che il 13% dei pazienti aveva malattia EM, il 7% la presentava già alla diagnosi mentre il 6% la sviluppava successivamente. Nel periodo 2000-2007, si è osservato un significativo incremento del coinvolgimento EM, sia alla diagnosi (p = 0.02) che durante il follow-up (p = 0.03). Il rischio di diffusione EM non era significativamente aumentato dopo TAD (hazard ratio [HR] 0.6), bortezomib (HR 1.62) o talidomide/lenalidomide (HR 1.07). La malattia EM era associata però ad una più breve sopravvivenza globale (HR 3.26; p < 0.0001) e libera da progressione (HR 1.46; p = 0.04). In conclusione, gli autori hanno osservato un aumento dell’incidenza del coinvolgimento EM, probabilmente dovuto alla maggiore disponibilità di tecniche di immagine molto sensibili e al prolungarsi della sopravvivenza dei pazienti. Né la TAD, né i nuovi agenti terapici sembrano aumentare il rischio di coinvolgimento EM, che però conferisce alla malattia una prognosi più sfavorevole.

SIEnews – Numero 16 – 3 settembre 2009
TORNA INDIETRO