giovedì, 29 settembre 2022
Medinews
20 Ottobre 2015

IL FENOTIPO DI CARCINOMA DUTTALE IN SITU (DCIS) PREDICE IL RISCHIO DI RECIDIVA GLOBALE E DI TUMORE INVASIVO

Il fenotipo del carcinoma mammario invasivo predice il rischio di recidiva precoce. Il carcinoma duttale in situ (DCIS) esprime fenotipi sovrapponibili al carcinoma invasivo, ma la loro frequenza e il loro significato rimangono ancora poco chiari. Per determinare se i fenotipi molecolari di DCIS predicano la recidiva, ricercatori dello University Hospital of South Manchester e The Christie NHS Foundation Trust di Manchester hanno condotto uno studio su 314 pazienti (età mediana 57.7 anni) con DCIS primitivo sottoposte a screening o arruolate in studi su DCIS tra il 1990 e il 2010, presso la loro unità specialistica. Nello studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract), è stata determinata l’espressione di Ki67, del recettore per gli estrogeni (ER), recettore per il progesterone (PR) e di HER2 nel DCIS primitivo, utilizzando una tecnica immunoistochimica (IHC). Le pazienti sono state suddivise secondo i fenotipi molecolari, utilizzando IHC surrogati (luminale A, luminale B, sottotipo HER2 e triplo negativo) e sono stati confrontati i tassi di recidiva. Globalmente, sono state registrate 57 recidive (18.2%), di cui 35 di DCIS (11.2%) e 22 di tumori invasivi (7%). Un più basso tasso di recidiva a 5 anni è stato osservato nelle pazienti con DCIS luminale A (7.6%), rispetto al 15.8 – 36.1% osservato negli altri fenotipi. I fattori predittivi indipendenti di recidiva globale in analisi multivariata includevano: margini chirurgici < 1 mm (HR 4.31; p < 0.001), lesioni di alto grado (HR 2.28; p < 0.024) e il fenotipo molecolare (HR 5.14; p = 0.001 per luminale B, HR 6.46; p < 0.001 per sottotipo HER2 e HR 3.27; p = 0.028 per triplo negativo, rispetto a DCIS luminale A). I fattori predittivi indipendenti di recidiva di tumore invasivo erano un’espressione elevata di Ki67 (HR 1.04; p = 0.021) e il fenotipo molecolare (HR 13.4; p = 0.014 per luminale B, HR 11.4; p = 0.027 per sottotipo HER2, HR 10.3; p = 0.031 per triplo negativo, rispetto a DCIS luminale A). In conclusione, il fenotipo molecolare di DCIS predice sia la recidiva globale che di tumore invasivo. E, secondo gli autori, il test di HER2 nel DCIS potrebbe aiutare i clinici a personalizzare il trattamento delle pazienti con DCIS.
“Nonostante un vertiginoso incremento nell’incidenza – da 1.87 a 32.5 per 100000 soggetti – verificatosi nelle ultime decadi come conseguenza dell’intensificazione dei programmi di screening e del miglioramento degli strumenti diagnostici – chiarisce il prof. Giancarlo Pruneri, Università di Milano, Direttore dell’Unità di Biobanca per la Medicina Traslazionale all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -, le pazienti con carcinoma duttale in situ (DCIS) della mammella sono frequentemente sovra-trattate, ricevendo una terapia multimodale che include chirurgia, radioterapia ed ormonoterapia in assenza di specifici fattori predittivi. In questo contesto, sono stati proposti numerosi marcatori putativi predittivo/prognostici, come ad esempio l’utilizzo di complessi nomogrammi, profili di espressione genica o marcatori di proliferazione, ma nessuno di questi è ancora entrato nella pratica clinica, principalmente per la bassa riproducibilità e/o l’elevato costo dei test proposti”.
“Nel presente studio, Williams e collaboratori hanno valutato l’impatto prognostico di un test immunoistochimico basato sulla rilevazione di ER/PgR/HER2/Ki-67 in una casistica di 314 pazienti in menopausa con DCIS. Sulla base della relativa immunoreattività dei marcatori analizzati, il gruppo di Manchester ha suddiviso la popolazione iniziale in quattro fenotipi, Luminal A (LumA), Luminal B (LumB), HER-2 positivo (HER2+) e Triplo Negativo (TN), mutuando la classificazione tradizionalmente utilizzata nel carcinoma invasivo, secondo i parametri della Conferenza di St. Gallen. Come atteso da precedenti studi condotti con la medesima metodica in questo setting clinico (Lazzeroni et al. Ann Oncol. 2013; Curigliano et al. Ann Oncol. 2015) – continua il professore -, gli autori hanno dimostrato che i gruppi di pazienti così identificati erano caratterizzati da un distinto rischio di recidiva: in particolare, il gruppo delle pazienti con DCIS LumA (ER-positivo con basso indice di proliferazione) ha dimostrato il miglior comportamento clinico, seguito dai gruppi TN (HR 3.27), LumB (HR 5.14) ed HER2+ (HR 6.46)”.
“È interessante notare come in termini di sopravvivenza libera da malattia, tale distribuzione non ricalchi perfettamente quella presente nel carcinoma invasivo, dove per esempio il fenotipo TN ha una maggiore aggressività. I dati di Williams et al. suggeriscono che la valutazione immunoistochimica con un numero limitato di marcatori – e quindi a costi contenuti ed applicabile universalmente – può essere di grande importanza nella definizione di gruppi di pazienti con DCIS a differente prognosi. Ciononostante, la critica principale a questi risultati deriva dalla constatazione che i pazienti con DCIS necessiterebbero di fattori predittivi di risposta a specifiche terapie, piuttosto che di un nuovo marcatore prognostico: a questo riguardo, sarebbe di particolare rilevanza identificare marcatori di risposta al trattamento radioterapico, mentre è già stato riportato in modo convincente che alti livelli di immunoreattività per ER/PgR sono associati ad una migliore risposta alla terapia ormonale. Sono pertanto auspicabili ulteriori studi – conclude il prof. Pruneri – che valutino l’efficacia clinica di un trattamento chirurgico associato ad ormonoterapia in assenza di radioterapia, da condurre nella popolazione a minor rischio identificata nello studio di Williams e colleghi, rappresentata dalle pazienti con DCIS Luminal A”.
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