martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
25 Settembre 2018

Hyperprogressive Disease in Patients With Advanced Non–Small Cell Lung Cancer Treated With PD-1/PD-L1 Inhibitors or With Single-Agent Chemotherapy

Hyperprogressive disease (HPD) is a new pattern of progression recently described in patients with cancer treated with programmed cell death 1 (PD-1) and programmed cell death ligand 1 (PD-L1) inhibitors. The rate and outcome of HPD in advanced non–small cell lung cancer (NSCLC) are unknown. To investigate whether HPD is observed in patients with advanced NSCLC treated with PD-1/PD-L1 inhibitors compared with single-agent chemotherapy and whether … (leggi tutto)

In questo lavoro, già presentato dal gruppo di ricercatori francesi ad eventi internazionali, la condizione di iperprogressione appare più frequente nei pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC) se trattati con immunocheckpoint inibitori piuttosto che a seguito di monochemioterapia. Si tratta di una valutazione retrospettiva su più di 400 casi consecutivi trattati in seconda/terza linea con monochemioterapia o con PD-1/PD-L1 inibitori in 8 centri nel periodo fra novembre 2012 e aprile 2017.
Per iperprogressione vengono intesi quei casi che alla prima valutazione TAC hanno una crescita tumorale superiore al 50. Questa condizione viene descritta nel 13,8% dei pazienti trattati con PD-1/PD-L1 inibitori (con una percentuale di pseudoprogressione pari al 4,7%), essendoci in questo gruppo più pazienti con più di due localizzazioni metastatiche (62,5% vs 42,6%; p = 0,006). La sopravvivenza mediana risulta inferiore in pazienti con iperprogressione entro le prime 6 settimane di terapia, rispetto ai pazienti con una progressione “standard” (3,4 mesi vs 6,2 mesi; hazard ratio 2,18; p = 0,003).
Tra i pazienti trattati con monochemioterapia la percentuale di iperprogressione è pari al 5,1% e la sopravvivenza mediana uguale a 4,5 mesi vs 3,9 mesi in quei pazienti con una progressione “standard” alla prima rivalutazione (p = 0,60).
Sicuramente l’identificazione precoce (anche su base molecolare) di questi pazienti, potrà meglio guidare la scelta terapeutica qualora l’indicazione in seconda o terza linea sia verso un trattamento immunoterapico.
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