sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
7 Agosto 2009

GESTIONE DELLA TOSSICITÀ DI SORAFENIB, SUNITINIB E TEMSIROLIMUS NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Misure preventive sui sintomi e terapeutiche possono controllare gli effetti collaterali di questi farmaci, senza intervenire sulla dose o alterare l’efficacia del trattamento

Ricercatori dell’Università di Montreal hanno condotto una revisione sulle tossicità più comuni e gravi, associate all’uso di alcuni inibitori delle tirosin-chinasi (sorafenib, sunitinib) e di mTOR (temsirolimus) ed hanno delineato le linee guida più attuali per la loro gestione. Nello studio, pubblicato nella rivista Current Opinion in Supportive and Palliative Care (leggi abstract originale), gli effetti collaterali di grado 3 o 4 più frequentemente associati a sorafenib hanno incluso: linfopenia (13%), ipofosfatemia (13%), elevazione della lipasi (12%), sindrome mano-piede (6%) e mucosite/stomatite (6%). Per sunitinib, invece, gli effetti collaterali di grado 3-4 più frequenti sono: elevazione della lipasi (16%), neutropenia (12%), linfopenia (12%), ipertensione (8%) e fatigue/astenia (7%). Con il temsirolimus si manifestano più frequentemente: anemia (20%), iperglicemia (11%), fatigue/astenia (11%), dispnea (9%) e ipofosfatemia (5%). L’emorragia intracranica è un evento raro ma si verifica soprattutto nei pazienti trattati con inibitori delle tirosin-chinasi (sorafenib e sunitinib), così come la morbilità cardiovascolare che può essere osservata in questi pazienti.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 8 – Agosto 2009
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