giovedì, 21 ottobre 2021
Medinews
3 Giugno 2015

GESTIONE CLINICA DEI PAZIENTI CON TUMORI NEUROENDOCRINI GASTRICI ASSOCIATI A GASTRITE ATROFICA CRONICA: STUDIO RETROSPETTIVO MULTICENTRICO

Questo studio multicentrico italiano, pubblicato sulla rivista Endocrine (leggi abstract), fornisce dati su presentazione clinica, caratteristiche patologiche, gestione e risposta ai diversi trattamenti, di pazienti con tumori neuroendocrini gastrici di tipo I. “Le neoplasie neuroendocrine gastriche derivano dalle cellule enterocromaffini-like (ECL) della mucosa dello stomaco e si distinguono in tre tipi: tipo I, di gran lunga le più numerose, associate a gastrite cronica atrofica ed ipergastrinemia; tipo 2, associate ad ipergastrinemia, sindrome di Zollinger-Ellison e MEN-1; e tipo 3, sporadiche e potenzialmente metastatizzanti a distanza, non associate ad ipergastrinemia. L’analisi in questione – spiega il dottor Nicola Fazio, co-autore dello studio e Direttore dell’Unità di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini, Istituto Europeo di Oncologia di Milano – si focalizza sul tipo I, che di solito rappresenta un evento incidentale nel corso di gastroscopie eseguite per anemia o dispepsia. Il quadro più comune è quello di piccoli (< 1 cm) polipi multipli del corpo-fondo gastrico , di solito limitati alla mucosa/sottomucosa, ad indice di proliferazione molto basso. In questi casi, il decorso clinico è molto favorevole, quasi senza rischio di metastatizzazione a distanza; tuttavia l’approccio clinico non è uniforme. Secondo le linee-guida ENETS ed AIOM/ITANET, al di là dei casi di infiltrazione oltre la sottomucosa, in cui si dovrebbe considerare la chirurgia resettiva, nella stragrande maggioranza dei casi è indicata sorveglianza endoscopica con resezione endoscopica”.
“Poiché sul piano fisiopatologico la crescita di questi piccoli tumori neuroendocrini di tipo I – continua il dottor Fazio – è secondaria all’effetto trofico della gastrina, il cui incremento è a sua volta secondario alla ipo/acloridria prodotta dalla atrofia della mucosa acido-secernente sulle cellule ECL nel corpo-fondo gastrico, l’approccio terapeutico nella pratica clinica è eterogeneo. Talora si preferisce puntare a spegnere il meccanismo patogenetico a monte utilizzando l’analogo della somatostatina, altre volte resecare endoscopicamente le lesioni man mano che si presentano al regolare follow-up endoscopico ed altre volte, infine, confidare nella benignità della malattia effettuando solo follow-up endoscopico senza trattamento specifico”.
Sulla eterogeneità di gestione si basa questa analisi multicentrica retrospettiva italiana, che ha incluso 97 pazienti di 6 centri, trattati dal 1998 al 2013. Il 3% dei pazienti è stato sottoposto a chirurgia resettiva, perché vi era una infiltrazione parietale oltre la sottomucosa, il 46.4% (45 pazienti) a resezione endoscopica radicale delle lesioni neoplastiche, il 13.4% (13 pazienti) a solo follow-up con gastroscopia e il 37.1% (36 pazienti) a terapia con analoghi della somatostatina. Al termine del follow-up (mediana 30 mesi, range: 12 – 64) tutti i pazienti erano vivi, senza evidenza di malattia metastatica. La terapia con analoghi della somatostatina ha prodotto una risposta completa (endoscopica e istologica) nel 76.0% e stabilizzazione della malattia nel 24.0% dei pazienti. Terapia prolungata (> 17 mesi), uso di dose piena dell’analogo (lanreotide 120 mg/4 settimane od octreotide LAR 30 mg/4 settimane) e livelli più alti di gastrina alla diagnosi del tumore sono stati correlati a una risposta completa alla terapia. Il tasso di recidiva è risultato sovrapponibile (26.3% vs 26.2%) tra i pazienti trattati con analoghi della somatostatina e quelli sottoposti a resezione endoscopica. Non è stata osservata differenza statisticamente significativa in termini di recidiva tumorale, in relazione ai tre tipi di approccio terapeutico. “I limiti di questo studio – puntualizza Fazio -, come segnalato dagli autori, sono rappresentati dalla eterogeneità nel ‘timing’ del follow-up endoscopico, dalla mancanza di una centralizzazione patologica e dalla arbitrarietà nel tipo di resezione endoscopica, e in tipo, dose e durata dell’analogo della somatostatina utilizzato”.
In conclusione, questo studio suggerisce che la resezione endoscopica, la terapia con analoghi della somatostatina e, in casi selezionati, la sola sorveglianza endoscopica rappresentano valide opzioni di trattamento dei pazienti con tumori neuroendocrini gastrici di tipo I, al di sotto di 2 cm di diametro e limitati alla sottomucosa, con basso indice di proliferazione. “È importante – chiude il dottor Fazio – che il follow-up e il trattamento endoscopico vengano condotti da endoscopisti dedicati alla patologia. Aspetti negativi dell’analogo della somatostatina sono il costo, la durata di trattamento e il fatto che comunque non esclude il follow-up endoscopico. Tali aspetti potrebbero essere bilanciati dall’effetto positivo nei casi di lesioni numerosissime, gastrinemia marcatamente elevata e/o recidive frequentissime”.
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