giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
16 Ottobre 2018

First-Line Atezolizumab plus Chemotherapy in Extensive-Stage Small-Cell Lung Cancer

Enhancing tumor-specific T-cell immunity by inhibiting programmed death ligand 1 (PD-L1)–programmed death 1 (PD-1) signaling has shown promise in the treatment of extensive-stage small-cell lung cancer. Combining checkpoint inhibition with cytotoxic chemotherapy may have a synergistic effect and improve efficacy. We conducted this double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial to evaluate atezolizumab plus carboplatin and etoposide in patients with … (leggi tutto)

I risultati di questo studio sono stati presentati al congresso mondiale di oncologia toracica tenutosi a Toronto pochi giorni fa e poi pubblicati sul NEJM. Lo studio di fase III IMpower133 ha dimostrato un aumento significativo in termini di overall survival (OS) e progression free survival (PFS) con l’aggiunta di atezolizumab alla combinazione platino/etoposide nel trattamento di prima linea del tumore polmonare a piccole cellule (malattia estesa).
In più di 100 centri (21 Paesi), un totale di 403 pazienti sono stati randomizzati da giugno 2016 a maggio 2017 a ricevere atezolizumab 1.200 mg (n = 201) o placebo (n = 202) al giorno 1 più carboplatino (AUC = 5 giorno 1) ed etoposide (100 mg/m2 giorni 1-3), ogni 3 settimane per un totale di 4 cicli, proseguendo poi con atezolizumab o placebo fino a progressione secondo criteri RECIST o fino a tossicità non tollerabile.
L’obiettivo primario dello studio era PFS (secondo valutazione dell’investigatore) e OS.
Il follow-up mediano è pari a 13,9 mesi: OS registrato nel braccio con atezolizumab pari a 12,3 mesi verso 10,3 mesi nel braccio con placebo (hazard ratio [HR] = 0,70; p = 0,007). Overall survival a 1 anno: 51,7% vs 38,2%. HR per overall survival risulta favorire il braccio con atezolizumab pressochè in tutti i sottogruppi considerati. PFS mediana: 5,2 mesi vs 4,3 (HR = 0,77; p = 0,02).
Eventi avversi di grado 3 o 4 sono stati riportati nel 56,6% dei casi trattati con atezolizumab vs 56,1% del braccio con placebo, essendo l’evento più comune in entrambe la neutropenia, l’anemia e la riduzione della conta neutrofilica. Eventi immuno-relati (potenziali) vengono descritti nel 39,9% vs 24,5% dei pazienti, essendo il rash e l’ipotiroidismo quelli più frequenti nel braccio con atezolizumab.
Indubbiamente si tratta di uno studio positivo che ha raggiunto il suo obiettivo primario da un punto di vista statistico e che risulta essere il primo successo nel trattamento di prima linea per il carcinoma polmonare a piccole cellule, malattia estesa, con un farmaco immunoterapico e dopo più di 20 anni di immutata terapia in questo setting di pazienti. È però altrettanto chiaro come il vantaggio in termini di OS pari a 2 mesi non soddisfi appieno e come servano sicuramente ulteriori indagini per meglio identificare quei pazienti che, anche in questa patologia, maggiormente (e realmente) traggano beneficio dall’aggiunta di un immunocheckpoint inibitore alla chemioterapia.
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