giovedì, 29 settembre 2022
Medinews
17 Marzo 2015

FAVO: “IL JOB ACT PREVEDA NORME PER SEMPLIFICARE L’ESONERO DAL LAVORO NOTTURNO PER I PAZIENTI ONCOLOGICI”

“Bisogna prevedere, nei decreti attuativi del Jobs Act l’inserimento di norme che attribuiscano al lavoratore, riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità, il diritto soggettivo di non essere adibito al lavoro in orario notturno o di ottenere il cambiamento con quello diurno”. E’ questa la richiesta avanzata dalla Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). “L’attuale disciplina prevede che non debbano essere adibiti al lavoro notturno alcune specifiche categorie di lavoratori impegnati ad assolvere compiti di assistenza familiare ritenuti, giustamente, degni di tutela – sottolinea Elisabetta Iannelli Segretario Generale FAVO -. Ma negli schemi di decreto non v’è traccia di norme che semplificherebbero la già dura vita dei lavoratori disabili, per esempio, quelli colpiti da un tumore. Ora la normativa non prevede uno specifico esonero dal lavoro di notte per le persone con disabilità, se non nei casi previsti per la generalità dei lavoratori. Chi riceve una diagnosi di cancro può farne richiesta documentata al datore di lavoro. Ma per ottenere l’esonero è obbligatorio presentare un certificato che attesti la parziale e specifica inidoneità al lavoro notturno. Il documento sarà il risultato di un’ulteriore accertamento. Per ottenere il cambiamento di orario basterebbe la semplice documentazione del verbale di accertamento dell’handicap grave evitando in tal modo ulteriori, defatiganti quanto inutili, accertamenti medici relativi ad una condizione di salute già ampiamente valutata e documentata da altri professionisti della sanità – conclude Iannelli -. È chiaro che la differente tutela in materia di orario di lavoro prevista per i lavoratori che svolgono assistenza ai propri familiari disabili rispetto alla disciplina che tutela questi ultimi è, almeno in parte, dovuta alla necessità di tutelare esigenze diverse. Ma sarebbe auspicabile un’opera di semplificazione delle procedure nonché di chiarezza da parte del legislatore per realizzare i principi di cura della persona e di certezza del diritto in uno Stato che voglia attuare reali e concrete politiche di Welfare”.
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