domenica, 26 settembre 2021
Medinews
19 Novembre 2009

FATTORI PROGNOSTICI DI SOPRAVVIVENZA GLOBALE DOPO TERAPIA ANTI-ANGIOGENICA

Validazione dell’efficacia dei fattori prognostici proposti dal Memorial Sloan-Kettering Cancer Center per il trattamento dei pazienti con terapie mirate anti-VEGF

Ad oggi non esistono dati concreti sulla valenza di fattori prognostici di sopravvivenza globale (SG) nei pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con terapia target verso il VEGF (vascular endothelial growth factor). Le caratteristiche basali e gli esiti dei 645 pazienti mai trattati con terapia target anti-VEGF per il carcinoma renale metastatico sono stati raccolti in tre centri statunitensi e in quattro canadesi. La regressione di Cox di rischio proporzionale, seguita da validazione con metodo ‘bootstrap’, è stata usata per identificare i fattori prognostici indipendenti per la SG. La SG mediana per l’intera popolazione era 22 mesi (IC 95%: 20.2-26.5 mesi) e il follow-up mediano era 24.5 mesi. Nello studio pubblicato nel Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale), 396, 200 e 49 pazienti sono stati trattati rispettivamente con sunitinib, sorafenib e bevacizumab. Quattro dei 5 fattori prognostici avversi, secondo il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center (MSKCC), erano predittivi indipendenti di sopravvivenza breve: emoglobina in valori inferiori al limite più basso del range normale (p < 0.001), concentrazione di calcio superiore al limite maggiore del range normale (ULN; p = 0.0006), performance status di Karnofsky inferiore all’80% (p < 0.0001) e intervallo tra diagnosi e trattamento inferiore ad un anno (p = 0.01). Anche un numero di neutrofili e piastrine superiore a ULN (rispettivamente p < 0.0001 e p = 0.01) sono stati identificati quali fattori prognostici avversi indipendenti. I pazienti sono stati quindi suddivisi in 3 categorie di rischio: gruppo a rischio favorevole (nessun fattore prognostico presente; n = 133), in cui la SG mediana (SGm) non è stata raggiunta e la SG a 2 anni (SG2a) era del 75%; gruppo a rischio intermedio (1 o 2 fattori prognostici presenti; n = 301), in cui la SGm era 27 mesi e la SG2a era del 53% e il gruppo a rischio sfavorevole (3-6 fattori prognostici presenti; n = 152), in cui la SGm era 8.8 mesi e la SG2a era del 7 % (log rank p < 0.0001). L’indice C era 0.73. Il modello utilizzato dagli autori convalida i parametri del modello MSKCC aggiungendo ai fattori prognostici anche il numero di piastrine e di neutrofili e può essere considerato nel trattamento dei pazienti e in trial clinici che usano terapie target anti-VEGF.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 11 – Novembre 2009
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