martedì, 24 novembre 2020
Medinews
20 Luglio 2018

Factors Contributing To Geographic Variation In End-Of-Life Expenditures For Cancer Patients

Health care spending in the months before death varies across geographic areas but is not associated with outcomes. Using data from the prospective multiregional Cancer Care Outcomes Research and Surveillance Consortium (CanCORS) study, we assessed the extent to which such variation is explained by differences in patients’ sociodemographic factors, clinical factors, and beliefs; physicians’ beliefs; and the availability of services. Among 1,132 patients ages … (leggi tutto)

In questo lavoro viene fatta una valutazione su pazienti affetti da carcinoma polmonare o colorettale durante il loro ultimo mese di vita. Sono presi in considerazione anche i costi di gestione che variano da 10.000 a 19.300 dollari a seconda della zona considerata, notando che le zone dove la spesa è maggiore hanno una più alta densità di personale medico per abitante insieme ad un minor numero di Hospices e minor numero di medici di base.
La differenza osservata in termini di cure erogate non sembra essere correlata ad una diversa percezione e/o richiesta del paziente, bensì ad un diverso approccio del personale medico, alle sue conoscenze e pratica comune nell’affrontare il fine vita, cosi come da differenze strutturali e organizzative del Sistema Sanitario in zone geografiche diverse.
Il lavoro degli autori parte dal presupposto che dati di letteratura dimostrano che una maggiore spesa o un maggior numero di cure nel fine vita non portino a significativi cambiamenti dell’outcome. L’analisi è stata condotta utilizzando informazioni cliniche, demografiche e sociali unitamente alla compilazione di questionari da parte del personale medico e dei pazienti su un totale di 1.100 casi di carcinoma polmonare o colorettale diagnosticati fra il 2003 e il 2005 (e deceduti entro il 2013) in età uguale o superiore ai 65 anni. Nelle zone a maggior spesa è emerso come i medici fossero: meno preparati nella gestione del fine vita, meno propensi a discutere le opzioni di trattamento, la condizione di “non -rianimazione” e il ricovero del paziente in Hospice (cosi come anche meno propensi a farsi ricoverare loro stessi in un Hospice in una condizione analoga ai pazienti), più propensi a prescrivere trattamenti chemioterapici anche in condizione di non indicazione.
Pur trattandosi di un paese diverso dal nostro, con diverso Sistema Sanitario e diverso assetto geografico non ci sentiamo di poter escludere una differente situazione nel nostro paese in tale contesto, che richiederebbe sicuramente maggiore investimento nella fase formativa, maggiore coinvolgimento delle società scientifiche nelle indicazioni e migliore distribuzione delle risorse.
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