venerdì, 30 settembre 2022
Medinews
26 Maggio 2015

ETEROGENEITÀ DELLE MUTAZIONI KRAS, NRAS, BRAF E PIK3CA NEL TUMORE METASTATICO DEL COLON-RETTO E POTENZIALI EFFETTI SULLA TERAPIA NELLO STUDIO CAPRI GOIM

Evidenza scientifica suggerisce un elevato grado di eterogeneità intra-tumorale nel carcinoma colorettale metastatico. Coordinato dal Prof. Fortunato Ciardiello della Seconda Università di Napoli, lo studio CAPRI GOIM (Cetuximab after progression in KRAS wild type colorectal cancer patients del Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale) ha interessato 25 centri oncologici italiani. I ricercatori afferenti al GOIM hanno misurato i diversi profili mutazionali (mutazioni KRAS, NRAS, BRAF e PIK3CA) nelle cellule tumorali di singoli pazienti affetti da carcinoma del colon metastatico allo scopo di valutare le potenziali implicazioni cliniche. I pazienti con tumore del colon retto metastatico erano stati trattati con chemioterapia (FOLFIRI: 5-FU/acido folinico/irinotecan per infusione) e cetuximab e, alla progressione, con un trattamento chemioterapico diverso (FOLFOX: 5-FU/acido folinico/oxaliplatin per infusione), con o senza cetuximab ogni due settimane. I ricercatori del GOIM hanno correlato l’eterogeneità intra-tumorale con la risposta dei pazienti a farmaci bersaglio-specifici quali il cetuximab, un inibitore del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), che costituisce una efficace terapia d’elezione per alcuni pazienti affetti da tumore del colon metastatico.
“Il tumore del colon è sotto il controllo di mutazioni presenti in alcuni geni, ma la malattia di un paziente può presentare un profilo genetico differente rispetto a quello di un altro. L’identificazione delle alterazioni molecolari che caratterizzano il tumore di ciascun paziente – spiega il dott. Nicola Normanno, primo autore dello studio e Direttore dell’Unità di Biologia Cellulare e Bioterapie e del Laboratorio di Farmacogenomica, Centro di Ricerche Oncologiche di Mercogliano, presso l’Istituto Nazionale Tumori ‘Fondazione Giovanni Pascale’ IRCCS di Napoli – può consentire ai medici di scegliere i farmaci che sono in grado di colpire bersagli specifici, realizzando così l’approccio che viene definito ‘medicina di precisione’. Tuttavia, è sempre più evidente che, mentre alcuni tumori sono dipendenti da una mutazione in un singolo gene, la maggior parte delle neoplasie è spesso formata da gruppi di cellule tumorali che presentano alterazioni molecolari differenti l’una dall’altra. Questo fenomeno è noto come eterogeneità intra-tumorale e potrebbe avere conseguenze importanti sull’efficacia della terapia: in questi tumori di tipo ‘misto’, alcuni gruppi di cellule tumorali potrebbero risultare sensibili a una specifica terapia a bersaglio molecolare, mentre altri potrebbero essere resistenti”.
“Il nostro studio – continua il dott. Normanno – ha dimostrato che esiste un alto grado di variabilità tra diversi gruppi di cellule neoplastiche all’interno dello stesso tumore e noi, per la prima volta, siamo stati in grado di quantificare questo fenomeno. È probabile che tale variabilità influenzi la risposta dei pazienti a farmaci diretti contro specifiche mutazioni genetiche. I nostri risultati suggeriscono inoltre che in un sottogruppo di pazienti con carcinoma del colon la resistenza ai farmaci anti-EGFR potrebbe essere influenzata dalla complessità del profilo mutazionale del tumore più che da una alterazione molecolare a carico di un singolo gene. È difficile predire quando queste scoperte potranno essere trasferite nella clinica e non vogliamo creare false aspettative nei pazienti. Tuttavia, noi crediamo che, una volta in grado di quantificare le mutazioni più rilevanti, potremo migliorare la medicina personalizzata per i pazienti con tumore del colon e, forse possibilmente, anche per i pazienti con altri tipi di tumore”.
In totale, 182 campioni di tessuto tumorale sono stati prelevati dai pazienti arruolati nello studio CAPRI GOIM con tumore metastatico del colon-retto, con KRAS ‘wild-type’ nell’esone 2, trattati in prima linea con cetuximab e FOLFIRI, e successivamente analizzati con tecnica di sequenziamento di nuova generazione (NGS) che permette di determinare quantitativamente i geni mutati. La frequenza di alleli mutati è stata normalizzata per il contenuto di cellule neoplastiche e, assumendo che le mutazioni somatiche normalmente alterano un solo allele, è stato calcolato il punteggio di eterogeneità (HS), sviluppato dagli autori, raddoppiando la frequenza di alleli mutati nelle cellule neoplastiche. Quindi, l’HS corrisponde alla proporzione di cellule neoplastiche portatrici di una specifica mutazione: un HS pari a 100 suggerisce che tutte le cellule tumorali presentano una specifica mutazione, un HS < 100 indica che solo una frazione di cellule è mutata, mentre un HS > 100 implica una variazione strutturale nel DNA che coinvolge o l’acquisizione di una forma mutante di un gene o la perdita della forma non mutata (‘wild-type’) del gene – un processo noto come variazione del numero di copie (copy number variation, CNV). “Usando questo sistema di valutazione, abbiamo riscontrato che differenti geni coinvolti nel tumore del colon si comportano in maniera diversa; per esempio, quando un tumore presenta una mutazione nel gene KRAS o NRAS, solitamente tutte le cellule sono mutate, mentre per altri geni, come BRAF e PIK3CA, solo una frazione di cellule tumorali è mutata. Inoltre, abbiamo identificato tumori che sono chiaramente costituiti da gruppi multipli di cellule con differenti alterazioni molecolari”.
I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract) indicano che, per il gene KRAS, l’HS variava tra 12 e 260 (media 87.1, mediana 84.4), suggerendo che nella maggior parte dei tumori del colon-retto la maggioranza delle cellule neoplastiche è portatrice di mutazione KRAS. Risultati simili sono stati osservati per NRAS (range HS: 35.5 – 146.7; media 102.8, mediana 117.1). Al contrario, nei casi di mutazione BRAF (range HS: 17.1 – 120; media 54.8, mediana 54.3) e PIK3CA (range HS: 14.3 – 120; media 59.5, mediana 47.3), solo una frazione di cellule neoplastiche era portatrice di forme mutate di questi geni. Il tasso di risposta al cetuximab era pari al 70% nei pazienti con mutazione KRAS che presentavano un HS < 33 (‘low-KRAS’; n = 10) e al 45.7% degli stessi pazienti con HS > 33 (‘high-KRAS’; n = 35), con una sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana rispettivamente di 7.97 e 8.37 mesi. I tumori ‘low-KRAS’ avevano una più alta frequenza di mutazioni addizionali nel gene PIK3CA rispetto ad ‘high-KRAS’ (6 su 10 vs 8 su 35). In conclusione, le mutazioni KRAS e NRAS sono normalmente presenti nella maggioranza delle cellule neoplastiche, mentre le mutazioni BRAF e PIK3CA spesso interessano una limitata frazione di cellule trasformate. La resistenza a cetuximab nei pazienti con tumori ‘low-KRAS’ potrebbe originare dal complesso profilo mutazionale piuttosto che dalla presenza di mutazione KRAS.
“Questo suggerisce – conclude il dott. Normanno – che anche se un paziente ha un basso HS per KRAS, per cui inizialmente risponde al trattamento con gli inibitori di EGFR come il cetuximab, o altre cellule tumorali possono resistere al trattamento e controllare il cancro oppure un’altra mutazione, ad esempio nel gene PIK3CA, continua ad indurre il tumore. E potrebbe voler dire anche che un approccio terapeutico che usa una combinazione di farmaci diretti contro mutazioni differenti potrebbe risultare più efficace per questi pazienti”.
“Attualmente, – anticipa Normanno – stiamo pensando di usare l’NGS e il sistema di punteggio HS in studi clinici prospettici su larga scala in pazienti affetti da tumore all’intestino trattati con farmaci anti-EGFR e in sottogruppi di pazienti che presentano mutazioni specifiche, come quelle del gene BRAF, per studiare ulteriormente la correlazione tra l’HS e risposta e ‘outcome’ nei pazienti”.
TORNA INDIETRO