martedì, 27 luglio 2021
Medinews
21 Giugno 2012

ESITO CLINICO DEI PAZIENTI CHE RICEVONO TERAPIA SISTEMICA PER IL CARCINOMA RENALE METASTATICO DI TIPO SARCOMATOIDE

La sopravvivenza sembra più lunga rispetto a studi precedenti, ma è necessario identificare nuovi marcatori e definire la strategia terapeutica ottimale per questa variante tumorale

La variante sarcomatoide costituisce un sottogruppo aggressivo di carcinoma renale metastatico ma una strategia terapeutica definitiva non è ancora stata approntata. I ricercatori del City of Hope Comprehensive Cancer Center di Duarte in California hanno cercato di definire gli esiti associati alla terapia sistemica, che includeva immunoterapia, terapia citotossica e agenti target, della variante sarcomatoide del carcinoma renale metastatico con particolare attenzione ai nuovi schemi prognostici. Lo studio, pubblicato sulla rivista Urological Oncology (leggi abstract), ha interessato 34 pazienti, che presentavano caratteristiche sarcomatoidi, estratti dai 270 casi di carcinoma renale metastatico identificati in un database istituzionale. In questa coorte, 21 pazienti avevano ricevuto terapia sistemica. La sopravvivenza è stata valutata sia nell’intera coorte che in sottogruppi, suddivisi secondo caratteristiche clinico-patologiche, che includevano l’estensione delle caratteristiche sarcomatoidi, i criteri di rischio del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center (MSKCC), i criteri di Heng e il tipo di terapia sistemica somministrata. Tra i 21 pazienti valutati, 2 avevano ricevuto chemioterapia, 7 immunoterapia e 12 agenti target, come primo trattamento. La sopravvivenza globale (OS) mediana nell’intera coorte è risultata di 18.0 mesi (IC 95%: 6.9 – 22.0); ma mentre i pazienti con malattia a rischio sfavorevole, secondo i criteri MSKCC, presentavano una OS mediana di 4.7 mesi, quelli che erano a rischio intermedio sopravvivevano mediamente 20.1 mesi [hazard ratio (HR) 0.02, IC 95%: 0.003 – 0.15; p = 0.0001]. Una simile differenza di OS mediana è stata rilevata nei gruppi a rischio sfavorevole e intermedio stratificati secondo i criteri di Heng (HR 0.17, IC 95%: 0.001 – 0.12). Non è stata evidenziata alcuna differenza significativa di sopravvivenza nei pazienti con malattia a predominanza sarcomatoide rispetto a quella senza predominanza (HR 0.62, IC 95%: 0.23 – 1.65; p = 0.34), né tra i pazienti che avevano ricevuto agenti target rispetto alla terapia non target (HR 1.0, IC 95%: 0.61 – 1.40; p = 0.36). In conclusione, paragonata a serie di pazienti e studi prospettici precedenti che avevano valutato pazienti con carcinoma renale metastatico sarcomatoide, la sopravvivenza osservata in questo studio è risultata più lunga. Sebbene i punteggi di rischio di Heng e MSKCC possano essere utili per valutare la prognosi, secondo gli autori sono necessari ulteriori studi per identificare biomarcatori di rilievo e definire la strategia terapeutica ottimale per questa malattia.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 5 – Giugno 2012
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