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Medinews
23 Marzo 2018

Durvalumab as third-line or later treatment for advanced non-small-cell lung cancer (ATLANTIC): an open-label, single-arm, phase 2 study

Immune checkpoint inhibitors are a new standard of care for patients with advanced non-small-cell lung cancer (NSCLC) without EGFR tyrosine kinase or anaplastic lymphoma kinase (ALK) genetic aberrations (EGFR−/ALK−), but clinical benefit in patients with EGFR mutations or ALK rearrangements (EGFR+/ALK+) has not been shown. We assessed the effect of durvalumab (anti-PD-L1) treatment in three cohorts of patients with NSCLC defined by … (leggi tutto)

Lo studio di fase II ATLANTIC evidenzia l’attività di durvalumab in terza linea (o superiori) per il trattamento del NSCLC in stadio avanzato.
Su 444 pazienti (139 centri in Asia, Europa, and Nord America) affetti da NSCLC in stadio avanzato e progrediti dopo almeno 2 precedenti regimi chemioterapici (inclusa una doppietta con platino e tirosino kinasi inibitore ove indicato) venivano arruolati fra febbraio 2014 e dicembre 2015 in 3 coorti: coorte 1 = EGFR-positivi/ALK-positivi con PD-L1 ≥ 25% o < 25% su cellule tumorali (n = 111); coorte 2 = EGFR-negativi/ALK-negativei con PD-L1 ≥ 25% o < 25% (n = 265); coorte 3 = EGFR-negativi/ALK-negativi con PD-L1 ≥ 90% (n = 68).
I pazienti ricevevano durvalumab alla dose di 10 mg/kg ogni 2 settimane fino ad un massimo di 12 mesi, con un ritrattamento consentito per quei pazienti che avessero beneficiato del trattamento ma fossero poi progrediti dopo aver completato i 12 mesi di terapia. L’obiettivo primario era la proporzione di pazienti con PD-L1 ≥ 25% nelle coorti 1 e 2 e ≥ 90% nella coorte 3 che raggiungessero una risposta obiettiva dettata dai RECIST criteria. Tra i pazienti con PD-L1 ≥ 25% la risposta viene osservata nel 12,2% dei casi (n=9) e nel 16,4% (n=24) nella coorte 2. Nella coorte 3 la risposta si osserva nel 30,9% dei casi. La durata mediana di risposta era pari a 7,9 mesi e 7,4 mesi nella coorte 1 (pazienti con PD-L1 ≥ 25%); 12,3 mesi nella coorte 2 (pazienti con PD-L1 ≥ 25% and < 25%) e non raggiunta per la coorte 3. Eventi avversi correlati al farmaco di grado 3 e 4 si sono registrati nel 9% dei casi sull’intera popolazione , tra cui 5% per la coorte 1, 1,8% per la 2 e 18% per la coorte 3 essendo gli eventi più comuni le polmoniti (1%), aumento gammaGT (1%), diarrea (1%), reazioni da infusione (1%).
Sembra pertanto che anche in linee avanzate di terapia questa classe di farmaci sia efficace a fonte di un buon profilo di tollerabilità, confermandosi una maggiore efficacia in pazienti non EGFR mutati e ALK riarrangiati (come già evidenziato in analisi per sottogruppi di altri trials) sicuramente ancora di più quando all’oncogene addiction si affianchi un’espressione di PD-L1 inferiore al 25%.
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