sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
23 Giugno 2010

DOSI CRESCENTI DI RADIOTERAPIA IN PAZIENTI CON METASTASI CEREBRALI DEL CARCINOMA RENALE

Rispetto al trattamento standard, WBRT, dosi superiori offrono un tasso di sopravvivenza globale più che doppio; un numero di lesioni inferiore a 4 è stato associato al controllo locale

La radioterapia panencefalica (WBRT) è il trattamento più comune delle metastasi cerebrali da carcinoma renale. La maggior parte dei pazienti, infatti, non può ricevere terapie più aggressive, come la procedura chirurgica o la radiochirurgia. La sopravvivenza globale (SG) rimane tuttavia bassa con il regime standard di WBRT (30 Gy in 10 frazioni). Ricercatori tedeschi hanno condotto un’analisi retrospettiva su 60 pazienti sottoposti a WBRT per metastasi cerebrali del carcinoma renale; hanno comparato i dati di 31 pazienti ai quali sono state somministrate 10 dosi da 3 Gy (WBRT standard) con quelli di 29 pazienti trattati con dosi più alte (40 Gy in 20 frazioni o 45 Gy in 15 frazioni). Hanno valutato la SG e il controllo locale della malattia, oltre ad altri fattori quali età del paziente, sesso, performance status, numero di metastasi, intervallo dalla diagnosi di carcinoma renale alla WBRT, metastasi extra-cerebrali, classe di analisi di partizione delle recidive (RPA) e anno di somministrazione della WBRT. Lo studio pubblicato nella rivista International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics (leggi abstract originale) ha indicato una SG a 6 mesi del 29% dopo la dose standard e del 52% dopo dosi più elevate (p = 0.003), la SG a 12 mesi era del 13% e 47%, rispettivamente. In analisi multivariata, dosi più elevate di WBRT (p = 0.022), un punteggio di performance status di Karnofsky ≥ 70 (p = 0.017), un numero di metastasi cerebrali inferiore a 4 (p = 0.035) e la classe RPA 1 (p = 0.003) miglioravano la SG. Il controllo locale a 6 mesi era del 21% dopo la dose di 10 x 3 Gy e del 57% dopo dosi più alte (p = 0.013), quello a 12 mesi era invece del 7% e 35%, rispettivamente. In analisi multivariata, un numero di metastasi cerebrali inferiore a 4 (p < 0.001) era l’unico fattore associato al controllo locale, mentre è stato osservato solo un trend per il regime WBRT (p = 0.06) e per la classe RPA (p = 0.06). I dati dello studio suggeriscono che dosi crescenti di WBRT superiori a 10 x 3 Gy migliora la prognosi dei pazienti con metastasi cerebrali del carcinoma renale, tuttavia gli autori suggeriscono la conduzione di uno studio randomizzato con stratificazione per i fattori prognostici significativi prima di confermare i dati raccolti.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 6 – Giugno 2010
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