domenica, 18 ottobre 2026
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18 Maggio 2018

Does perioperative chemotherapy improve survival in upper tract urothelial carcinoma? A population based analysis

To evaluate the utilization and outcomes of perioperative chemotherapy in non-metastatic UTUC patients over the past decade using a large national database. All patients aged 18 and older diagnosed with non-metastatic UTUC between 2004 and 2013 were identified within the Surveillance, Epidemiology and End Results (SEER) database. Relevant clinical data was collected and predictors of cancer specific mortality (CSM) and other cause mortality (OCM) were analyzed. The total … (leggi tutto)

Il ruolo dei trattamenti sistemici perioperatori nel carcinoma uroteliale dell’alta via escretrice rimane ancora oggi un tema dibattuto. Si tratta infatti di una patologia rara (meno del 5% dei carcinoma uroteliali), per la quale non esistono studi prospettici volti a definire l’efficacia della terapia adiuvante o neoadiuvante. Nella pratica clinica spesso vengono assimilati ai carcinomi uroteliali della vescica e pertanto l’impiego del trattamento neoadiuvante/adiuvante è in costante incremento negli ultimi anni.
Lo studio di Goldberg e colleghi pubblicato su Oncotarget riporta i dati relativi ai trattamenti perioperatori di una casistica di oltre 8.700 pazienti affetti da carcinoma uroteliale dell’alta via escretrice non metastatico provenienti dal registro dei tumori statunitense SEER, nel periodo compreso tra il 1988 ed il 2013, ed in particolare la mortalità cancro specifica e mortalità per altre cause.
Il 16% di tutti i pazienti ed il 35% di quelli ad alto rischio (definito come pT ≥ 2 o N1) ha ricevuto un trattamento chemioterapico perioperatorio, con un trend in incremento nell’ultimo decennio. La mortalità cancro specifica è risultata superiore nei pazienti trattati con chemioterapia perioperatoria (21,3% vs 13,1%, p < 0,001), nessuna differenza invece è stata osservata per quanto riguarda la mortalità per altre cause. I pazienti sottoposti a chemioterapia presentavano infatti stadio e grado di malattia più sfavorevoli. Alcuni piccoli studi retrospettivi hanno documentato un vantaggio in sopravvivenza globale a favore dell’utilizzo della chemioterapia perioperatoria esclusivamente nei pazienti ad alto rischio. Nello studio di Goldberg invece i pazienti ad alto rischio non hanno tratto beneficio dal trattamento sistemico perioperatorio.
Questo studio non può certo essere considerato practice-changing, tuttavia rappresenta il più grosso studio retrospettivo ad oggi disponibile e sottolinea la necessità di studi prospettici randomizzati che definiscano il ruolo della chemioterapia perioperatoria anche in questo sottogruppo di carcinomi uroteliali, che probabilmente non è corretto assimilare ai carcinoma uroteliali della vescica.
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