Medinews
27 Febbraio 2014

DIVERSO EFFETTO DI VEMURAFENIB E DABRAFENIB SUI LINFOCITI DEI PAZIENTI CON MELANOMA MALGRADO LA SIMILE EFFICACIA CLINICA

Dato che la maggior parte dei melanomi diventa resistente e progredisce, la combinazione di inibitori di BRAF (BRAFi) selettivi con l’immunoterapia è stata proposta per ottenere risposte durature al trattamento. In questo studio, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology, i ricercatori del German Dermatologic Cooperative Oncology Group (DeCOG) hanno esplorato l’impatto di BRAFi selettivi sul sistema immunitario dell’ospite, attraverso la valutazione dei dati clinici, del numero totale dei linfociti e del livello di lattato deidrogenasi (LDH) nel siero di 227 pazienti con melanoma trattati con vemurafenib e di 65 pazienti trattati con dabrafenib. La frequenza e il fenotipo delle sottopopolazioni linfocitarie sono stati determinati con citometria a flusso, mentre la secrezione di citochine dalle cellule T è stata misurata con dosaggi multiplex. I risultati indicano una sopravvivenza libera da progressione (PFS) e una sopravvivenza globale (OS) simili con ciascuno dei due BRAFi. Un livello elevato di LDH prima del trattamento è stato associato a PFS e OS inferiori in entrambi i gruppi. Durante la terapia, i linfociti periferici sono diminuiti del 24,3% (mediana, p < 0,0001) nei pazienti trattati con vemurafenib, mentre sono rimasti stabili in quelli trattati con dabrafenib (+ 1,2%; p = 0,717). La differenziazione di linfociti periferici nei pazienti trattati con vemurafenib ha indicato una significativa riduzione di cellule T CD4+ (p < 0,05). Durante il trattamento, nelle cellule T CD4+ è stato osservato un aumento della popolazione CCR7+CD45RA+ (naïve) e una riduzione della popolazione CCR7+CD45RA- (memoria centrale) (entrambi p < 0,01). Inoltre, la secrezione di interferone-gamma e interleuchina-9 dalle cellule T CD4+ era significativamente più bassa nei campioni ottenuti durante il trattamento con vemurafenib, rispetto ai basali. In conclusione, mentre entrambi gli agenti presentano efficacia clinica comparabile, vemurafenib ma non dabrafenib diminuisce il numero di linfociti periferici nei pazienti e altera fenotipo e funzione delle cellule T CD4+. Quindi, gli inibitori selettivi di BRAF possono significativamente influenzare le popolazioni di linfociti periferici di questi pazienti. Una piena comprensione di questi effetti potrebbe dimostrarsi critica per migliorare le terapie di combinazione degli inibitori BRAF con agenti immunomodulatori.

Differential influence of vemurafenib and dabrafenib on patients’ lymphocytes despite similar clinical efficacy in melanoma. Annals of Oncology 2014 Mar;25(3):747
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