mercoledì, 12 maggio 2021
Medinews
30 Ottobre 2014

DANNO DA RAGGI ULTRAVIOLETTI, RIPARAZIONE DEL DNA E VITAMINA D NEL TUMORE DELLA PELLE NON-MELANOMA E NEL MELANOMA MALIGNO

L’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti (UV) rappresenta la principale causa di sviluppo del tumore cutaneo. Dati epidemiologici indicano che l’esposizione eccessiva o cumulativa ai raggi UV avviene anni o anche decenni prima che si possa manifestare la neoplasia maligna. I più importanti mezzi di difesa messi in atto dalla cute per proteggerci dalle radiazioni UV comprendono la sintesi di melanina e meccanismi di riparazione attiva: il DNA rappresenta il principale target del danno cellulare diretto o indiretto indotto dai raggi UV. La limitata capacità di pigmentazione nella popolazione caucasica di razza bianca e difetti congeniti rari della riparazione del DNA sono i principali responsabili del fallimento di questa protezione. I professori Jörg Reichrath e Knuth Rass, del Saarland University Hospital di Homburg/Saar, sottolineano l’importanza della funzione riparativa del DNA per escissione nucleotidica (NER) nella protezione dal tumore cutaneo che diviene ovvia nella malattia genetica rara xeroderma pigmentosum, in cui diversi geni NER sono mutati. In modelli animali, è stato dimostrato che i raggi UVB sono più potenti nell’indurre tumore della pelle che i raggi UVA. Fotoprodotti di DNA indotti dalle radiazioni UV possono causare mutazioni specifiche (‘signature’ UV) in geni suscettibili al carcinoma a cellule squamose (SCC) e a cellule basali (BCC). Nello studio pubblicato sulla rivista Advances in Experimental Medicine and Biology, gli autori ricordano che nello sviluppo di SCC, le mutazioni con ‘signature’ UV nel gene di soppressione tumorale p53 rappresentano l’evento più comune, cosi come le lesioni pre-cancerose rivelano un -80% e i tumori SCC > 90% di mutazioni p53 UV-specifiche. Le mutazioni nei geni correlati alla via del segnale ‘Hedgehog’, specialmente il gene PTCH1, sono noti rappresentare l’evento patogeno più significativo nel BCC. Tuttavia, mutazioni specifiche indotte da UV possono essere evidenziate solo in -50% dei BCC sporadici, quindi le radiazioni UVB cumulative non possono essere considerate l’unico fattore eziologico di rischio per lo sviluppo di BCC. Negli ultimi decenni, modelli sperimentali animali, tra cui modelli murini geneticamente ingegnerizzati, il pesce Xiphophorus ibrido, l’opossum sudamericano e xenotrapianti di pelle umana, hanno ulteriormente chiarito l’importante ruolo del sistema di riparazione del DNA nel processo multifasico di melanomagenesi indotto da UV. Crescente evidenza ora indica che la riparazione per escissione nucleotidica non è la sola via di riparazione del DNA coinvolta nella tumorigenesi indotta da UV del melanoma e del tumore cutaneo non-melanoma. Una nuova e interessante prospettiva della ricerca su danno e riparazione del DNA si basa sulla partecipazione del sistema MMR (Mammalian Mismatch Repair) alla correzione del danno da raggi UV. L’enzima MMR hMSH2 mostra un gene target di p53, è indotto dalle radiazioni UVB ed è coinvolto nelle vie di riparazione per escissione nucleotidica, ma gli studi hanno solamente ora iniziato a chiarire il ruolo fisiologico e fisio-patologico del sistema MMR nello sviluppo del melanoma maligno e del tumore cutaneo non-melanoma. Infine, crescente evidenza oggi suggerisce un’importante funzione del sistema endocrino della vitamina D nella prevenzione di BCC, SCC e melanoma, identificando proprio il recettore della vitamina D quale soppressore del tumore sulla pelle.

Ultraviolet damage, DNA repair and vitamin D in nonmelanoma skin cancer and in malignant melanoma: an update. Advances in Experimental Medicine and Biology 2014;810:208
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