giovedì, 21 ottobre 2021
Medinews
14 Luglio 2015

CONSUMO DI AGRUMI E RISCHIO DI MELANOMA CUTANEO MALIGNO

Gli agrumi sono alimenti molto diffusi e amati, ma sono ricchi di psoraleni e furocumarine, un gruppo di sostanze chimiche naturali con potenziali proprietà fotocarcinogene. I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School, Harvard School of Public Health di Boston, Brown University di Providence e Indiana University di Indianapolis hanno valutato prospetticamente il rischio di melanoma cutaneo maligno associato al consumo di agrumi. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), gli autori hanno considerato 63810 donne incluse nel Nurses’ Health Study (periodo 1984 – 2010) e 41622 uomini inclusi nell’Health Professionals Follow-Up Study (periodo 1986 – 2010). Durante il follow-up, sono state aggiornate le informazioni alimentari ogni 2 – 4 anni e sono stati identificati i casi di melanoma incidentale in seguito ad auto-diagnosi, confermata da esami patologici: in 24 – 26 anni di follow-up totale, i ricercatori hanno registrato 1840 casi incidentali di melanoma. Dopo aggiustamento per altri fattori di rischio, gli hazard ratio combinati per il melanoma in analisi multivariata erano pari a 1.00 per un consumo globale di agrumi inferiore a due volte alla settimana (valore di riferimento), 1.10 (IC 95%: 0.94 – 1.30) per un consumo pari a 2 – 4 volte alla settimana, 1.26 (IC 95%: 1.08 – 1.47) con una frequenza di 5 – 6 volte alla settimana, 1.27 (IC 95%: 1.09 – 1.49) per 1 – 1.5 volte al giorno e 1.36 (IC 95%: 1.14 – 1.63) per ≥ 1.6 volte al giorno (p trend < 0.001). Tra i diversi agrumi esaminati, il pompelmo ha mostrato l’associazione più forte con il rischio di melanoma, indipendente da altri fattori legati allo stile di vita o alla dieta. In analisi multivariata, l’hazard ratio combinato per lo sviluppo di melanoma rispetto alle classi estreme di consumo di pompelmo (≥ 3 volte alla settimana vs nessuno) era 1.41 (IC 95%: 1.10 – 1.82; p trend < 0.001). In conclusione, il consumo di agrumi è stato associato a un aumentato rischio di melanoma maligno in due coorti separate di uomini e donne. Sono, tuttavia, necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati di questo studio e per esplorare le correlate implicazioni sulla salute.
Nell’editoriale pubblicato sulla stessa rivista, Journal of Clinical Oncology (leggi testo), Marianne Berwick della University of New Mexico di Albuquerque afferma che sono attualmente disponibili pochi studi sull’influenza dei fattori alimentari sullo sviluppo di melanoma. Per diverse ragioni. Principalmente perché possono implicare un’erronea classificazione, per cui tendono a dare risultati nulli e perché la maggior parte degli studi indaga i fattori protettivi piuttosto che quelli di rischio. Lo studio di Wu et al., sopra riportato, ha evidenziato una relazione dose-risposta per un consumo di agrumi superiore a due volte alla settimana e con un consumo di frutta o succo di agrumi superiore a 1.6 volte al giorno è stato osservato un aumento del 36% del rischio di sviluppare melanoma maligno. E tutto ciò sarebbe dovuto alla presenza di psoraleni e furocumarine, sostanze che interagiscono con la luce ultravioletta (UV) favorendo la proliferazione delle cellule di melanoma. L’associazione è più evidente per le persone che avevano avuto scottature in età pediatrica o pre-adulta, anche gravi, e in quelli che si esponevano di più alla luce UV diretta. Lo studio ha secondo Berwick basi solide, è ampio e i dati sono stati raccolti prospetticamente; ha dimostrato evidente temporalità (studio prospettico), relazione dose-risposta con tutti gli agrumi (specialmente pompelmo), il possibile meccanismo d’azione (psoraleni e furocumarine) ed è coerente con i risultati di laboratorio. Inoltre è stato controllato per la maggior parte dei fattori di confondimento (abitudine al fumo, consumo di alcool e caffeina e supplemento di vitamina C). Tuttavia, non risponde a tutti i criteri di Hill (1965): la potenza dell’associazione è relativamente bassa (HR 1.36 per il più alto consumo di agrumi e HR 1.41 con il pompelmo) e non è stata dimostrata in nessun altro studio. Una correlazione protettiva diretta o nessuna relazione con l’incidenza di melanoma è stata osservata rispettivamente solo in uno studio caso-controllo italiano e in uno svolto nell’isola di Hawai tra assunzione di vitamina C e rischio, entrambe molto più piccoli di questo. Un altro punto a sfavore è che la coorte dello studio non rappresenta la popolazione generale e lo spessore di Breslow misurato (medio 0.63 mm) ne è la conferma, probabilmente perché qui erano inclusi professionisti della salute, molto più attenti a lesioni cutanee anormali e quindi soggetti a una diagnosi precoce. E ancora, una grande contraddizione risiede nell’agrume considerato (pompelmo per il frutto e arancia per il succo), sul quale gli autori hanno azzardato una spiegazione: psoraleni e furocumarine sono presenti in quantità più alta nel frutto che nel succo di pompelmo, ma per l’arancia ha pesato il maggiore consumo di succo rispetto al frutto. Infine, è stato escluso dalla popolazione dello studio un importante gruppo di rischio, quello con storia di tumore della pelle non melanoma (e introduzione di un bias), e qui l’esposizione intermittente alla luce UV (tipica dei fine-settimana o delle vacanze) non è stata associata al rischio, mentre l’esposizione continua è stata correlata al rischio di melanoma, fatto discordante con la letteratura. Pur tuttavia, questo studio può essere importante e l’autrice dell’editoriale si augura che i risultati non inducano il pubblico a reagire in misura esagerata escludendo totalmente gli agrumi dalla dieta, cosa da evitare assolutamente perché importanti per la salute del cuore e la prevenzione dei tumori in generale, mentre consiglia un consumo più variato di frutta e succhi e l’uso di protezione solare. Sarà comunque necessario replicare questi dati in popolazioni diverse prima di emettere raccomandazioni pubbliche su una modificazione della dieta.
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