Medinews
30 Marzo 2015

COME IL LUOGO DEL DECESSO IMPATTA SULLA ‘QUALITÀ DELLA MORTE’ E SUL ‘CAREGIVER’

Per esaminare le associazioni tra il luogo del decesso e la qualità della morte e del passaggio alla morte e l’impatto per il ‘caregiver’ in pazienti oncologici terminali e nei loro familiari, ricercatori giapponesi hanno condotto due sondaggi sul lutto a ottobre 2008 e a ottobre 2011. In totale, 2247 ‘caregiver’ identificati tra i familiari di pazienti oncologici deceduti hanno risposto ai sondaggi, inviati via email, con un tasso di risposta del 67%. I familiari hanno descritto, attraverso il ‘Good Death Inventory and Caregiving Consequences Inventory’, la qualità della morte e del passaggio alla morte del paziente oncologico terminale e l’impatto per il ‘caregiver’. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), evidenziano che la qualità della morte e del passaggio alla morte in questi pazienti era significativamente migliore quando il luogo del decesso era l’abitazione del malato rispetto alle alternative, anche dopo aggiustamento per le caratteristiche del paziente e/o della famiglia (medie aggiustate), con valori pari a 5.0 (IC 95%: 4.9 – 5.2) quando il decesso avveniva a casa, 4.6 (IC 95%: 4.5 – 4.7) nelle unità di cure palliative e 4.3 (IC 95%: 4.2 – 4.4) negli ospedali; per tutte le combinazioni (comparazione a coppie) p < 0.001 e grandezza moderata della differenza tra decesso avvenuto presso la propria abitazione o in ospedale (g di Hedges 0.45). La morte a casa era migliore rispetto alle unità di cure palliative o agli ospedali per quanto riguarda i seguenti aspetti: ‘decesso nel luogo preferito’, ‘buone relazioni con lo staff medico’, ‘buone relazioni con la famiglia’ e mantenimento di speranza e piacere’ (p < 0.001, per tutte le combinazioni tra abitazione propria vs unità di cure palliative e abitazione propria vs ospedali). La morte a casa è stata anche significativamente associata a un più basso impatto globale (p = 0.03) e finanziario (p = 0.004) per il ‘caregiver’ rispetto alle unità di cure palliative. In conclusione, quando il decesso dei pazienti oncologici terminali avviene presso la propria abitazione si favorisce la ‘buona morte’ senza causare un marcato aumento dell’impatto per il ‘caregiver’. Il luogo di morte dovrebbe quindi essere considerato come un target essenziale nelle cure di fine-vita.
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