giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
28 Luglio 2015

CODICE EUROPEO CONTRO IL CANCRO, 4A EDIZIONE: CONSUMO DI ALCOOL E CANCRO

Il consumo di alcool è legato a circa 60 tipi di malattie diverse, dalle patologie cardiache, ictus e malattie vascolari alla cirrosi epatica e ai tumori. L’alcool rappresenta il terzo più importante fattore di rischio di malattie e mortalità in Europa, dopo fumo e ipertensione, mentre nel mondo costituisce il secondo fattore di rischio di morbidità dopo il fumo. Le monografie dell’International Agency for Research on Cancer (IARC) forniscono forte evidenza che il consumo di bevande alcoliche sia direttamente associato (relazione causa-effetto) ai tumori del cavo orale, della faringe, laringe, esofago, fegato, colon-retto e della mammella nelle donne, anche dopo limitata o moderata assunzione di alcool. La monografia del 2012 ha concluso che “il consumo di alcool è cancerogeno per l’uomo, l’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche è cancerogeno per l’uomo e l’acetaldeide prodotta dopo assunzione di bevande alcoliche è cancerogena per l’uomo”. L’Europa è la regione geografica con il più elevato consumo di alcool al mondo. Il rischio di tumore cresce con la dose, quindi maggiore è la quantità di alcool assunto, più alto è il rischio di sviluppare un tumore. Questa monografia, 4a edizione del Codice Europeo contro il Cancro (European Code Against Cancer, ECAC), coordinata dalla IARC (in Italia, con il gruppo della Fondazione IRCSS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e pubblicata sulla rivista Cancer Epidemiology (leggi testo), si rivolge alla popolazione generale e indica i meccanismi biologici alla base della cancerogenicità dell’alcool, con etanolo e acetaldeide, suo metabolita genotossico, che giocano un ruolo di massima importanza. Il consumo di alcool pro capite è diminuito negli ultimi trent’anni, ma rimane alto nei Paesi dell’Europa centro-orientale e orientale (> 12 litri di alcool puro pro capite/anno) (Lettonia, Romania, Lituania e Austria), mentre il consumo più basso (7 – 8 litri di alcool puro pro capite/anno) si registra nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Italia, Malta e Grecia) e del nord Europa (Norvegia, Svezia e Islanda). Differenze sono osservate anche in relazione a sesso, età e livello di istruzione. Anche se un basso consumo di alcool è stato associato a un ridotto rischio cardiovascolare, esiste evidenza che consumi più elevati di alcool possono indurre aritmia cardiaca, infarto miocardico e morte. L’associazione tra alcool e rischio di tumori è molto forte, dipende dalla quantità, frequenza (anche con ‘binge drinking’) e durata del consumo, tuttavia nelle donne anche una moderata assunzione può aumentare il rischio di tumore della mammella. Il rischio cresce sinergicamente in combinazione con il fumo e si mantiene per anni dopo cessazione del consumo di alcool per i tumori di laringe, orofaringe ed esofago. Per il tumore del fegato (epatocarcinoma) e del colon-retto, la relazione dose-risposta è lineare, ma l’associazione con il carcinoma epatico si osserva con consumi molto elevati (> 40 g/giorno con un aumento del rischio del 30 – 40%). L’azione si spiega con l’effetto cancerogeno di etanolo e acetaldeide, ma sui tumori del tratto digestivo influisce anche la genetica (varianti enzimatiche che favoriscono l’accumulo di acetaldeide, in particolare nel tumore dell’esofago). Considerando tutte le evidenze indicate, la raccomandazione ECAC è dunque la seguente: “Se assumi una qualsiasi bevanda alcolica, limita la quantità. Per prevenire i tumori è meglio non bere alcool.” Gli effetti negativi sulla salute del singolo individuo e sulla società che derivano dal consumo di alcool possono essere ridotti con efficaci strategie di prevenzione. Vari studi hanno dimostrato che le misure più affidabili sono rappresentate dall’aumento del prezzo e della tassazione sulle bevande alcoliche che porta a limitarne il consumo, fermo restando che se questa viene adottata per un solo prodotto potrebbe spostare l’attenzione ad altri derivati dell’alcool, come è successo in Germania per le bibite alcoliche (‘alcopops’) che ha portato a un aumento del consumo di bevande a base di birra. Quindi la raccomandazione emessa in occasione della 4a edizione dell’ECAC si rivolge direttamente alla popolazione al fine di limitare o ridurre il consumo di bevande alcoliche.
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