domenica, 19 maggio 2024
Medinews
6 Aprile 2009

CINQUE MODELLI ORGANIZZATIVI PER CURE PRIMARIE

Ambulatori per la gestione dei codici di minore gravità; Punti di Primo Intervento (PPI); Presidi Ambulatoriali Distrettuali; Assistenza territoriale Integrata; Ambulatori territoriali Integrati. Sono i cinque modelli organizzativi con cui superare l’ormai cronico sovraffollamento dei pronto soccorso utilizzati impropriamente come punti di diagnosi. Modelli sperimentali, per il momento, già presenti su molti territori e che, per mezzo dell’accordo siglato tra il ministero della salute e parti sociali e delle linee guida che esso contiene, si vogliono mettere a sistema, come spiegato dal sottosegretario Ferruccio Fazio. Per dare il via alla sperimentazione si e’ aumentata, dal 20 al 25 per cento, la quota delle risorse messe a disposizione delle regioni per la realizzazione degli obiettivi prioritari del piano sanitario nazionale per l’anno 2009. Le regioni nel loro complesso potranno fare leva su 352 milioni di euro complessivi da distribuire in base alla popolazione. A spiegare come tutto questo avverrà e’ stato lo stesso sottosegretario in un incontro con i giornalisti nella sede dell’Enpam: “si tratta di un lavoro cominciato sette mesi fa con le associazioni sindacali dei medici e con le associazioni di ricerca. L’intento è di creare un reale precorso per il cittadino che si ammala spostando le prestazioni dall’ospedale al territorio”. L’obiettivo è quello di dare al paziente la sicurezza di poter rivolgersi a strutture in grado di fare diagnosi e prestare cure specialistiche in tempi brevi, senza rivolgersi ai pronto soccorso. “Non sempre”, ha affermato Fazio, “il medico di medicina generale è collegato a medici specialisti e non sempre è in grado di diagnosticare malattie particolari. Il paziente, quindi, si rivolge al pronto soccorso convinto di ottenere lì diagnosi e cure in tempi brevi. Questo, tuttavia, comporta una forte pressione sui pronto soccorso e sui professionisti che vi operano”. Senza contare il costo del ricorso improprio ai pronto soccorso: 400-450 pazienti ogni mille abitanti per un costo di 15 miliardi di euro l’anno, il 10 per cento del costo dell’intero sistema sanitario nazionale. Per quanto riguarda in particolare i modelli organizzativi, l’Ambulatorio per la gestione dei codici di minore gravità, i codici bianchi, sono strutture da attivare presso i presidi ospedalieri cittadini nei quali il pronto soccorso registra un superafflusso di utenti – quando, cioè, l’afflusso e’ superiore alle 25mila unità annue – o condizioni di flussi periodicamente elevati o irregolari. I percorsi di accesso, in questo caso, devono essere ben differenziati rispetto a quelli dei pronto soccorso. Il secondo modello e’ quello dei Punti di Primo Intervento. Si tratta di strutture che, distribuite in maniera omogenea sul territorio, dispongono di competenze cliniche e strumenti in grado di fronteggiare e stabilizzare, temporaneamente, le emergenze fino alla loro attribuzione al pronto soccorso dell’ospedale di riferimento. I primi due modelli compongono il livello che viene definito ospedaliero. Altri tre riguardano invece il livello territoriale. Il Presidio Ambulatoriale Distrettuale, prima di tutto: un luogo fisico dove il cittadino deve trovare risposta assistenziale continuativa 24 ore su 24. Saranno situati in aree distanti dai presidi ospedalieri, ad alta densità abitativa e ce ne sarà almeno uno per ogni distretto sanitario. Per assistenza territoriale integrata si intende invece lo sviluppo di una collaborazione tra più professionisti che rende possibile lo scambio di opinioni e pareri clinici, la condivisione di spazi e attrezzature per la loro ottimale fruizione, l’utilizzo più efficiente del personale di supporto. I medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, riuniti in associazioni, potranno svolgere la loro attività anche in studi medici collocati in sedi diverse ma dovranno essere collegati funzionalmente tramite idonea rete informatica. Infine gli ambulatori territoriali integrati: si tratta di presidi territoriali dove operano i professionisti che svolgono insieme la loro attività, secondo le modalità organizzative ispirate alla medicina di gruppo. Vale la pena sottolineare che questi modelli saranno adottati da una regione o dall’altra a seconda della efficacia che hanno dimostrato durante la sperimentazione.
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