venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
22 Giugno 2011

CARCINOMA RENALE CROMOFOBO: STUDIO CLINICO-PATOLOGICO

Dimensioni del tumore, invasione ai piccoli vasi, differenziazione sarcomatoide e necrosi microscopica sono le uniche caratteristiche significativamente associate a prognosi sfavorevole

Malgrado siano stati effettuati parecchi studi, molte caratteristiche clinico-patologiche del carcinoma renale cromofobo rimangono ancora poco note, ad esempio il comportamento biologico (se sia cioè migliore o simile al papillare), l’incidenza delle caratteristiche sarcomatoidi e se caratteristiche patologiche come necrosi, grado nucleare e stadio tumorale possano predire un esito più sfavorevole. I ricercatori del servizio urologico del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York hanno studiato retrospettivamente 203 carcinomi renali cromofobi primari di 200 pazienti consecutivi trattati presso la clinica nel tentativo di rispondere a questi e altri quesiti. I tumori hanno mostrato una significativa e progressiva riduzione delle dimensioni e dello stadio (p = 0.047 e p = 0.001) nel corso degli anni (dal 1980 al 2000). Cinque pazienti presentavano metastasi alla prima visita ed eventi specifici diversi (recidiva-metastasi-morte per la malattia) si sono manifestati in altri 8. Solo 4 dei 203 tumori totali presentavano caratteristiche sarcomatoidi. Durante un periodo di follow-up mediano di 6.1 anni (range: 0.1 – 18), eventi specifici della malattia a 5 e 10 anni si sono manifestati rispettivamente nel 3.7% (IC 95%: 1.5 – 7.4) e 6.4% (IC 95%: 2.7 – 12.2) dei pazienti. Gli esiti hanno mostrato un’associazione significativa con le dimensioni del tumore, l’invasione ai piccoli vasi, le caratteristiche sarcomatoidi e la necrosi microscopica (p ≤ 0.05 ciascuna). Lo stadio pT o le metastasi linfonodali tendevano a mostrare associazione, senza però raggiungere la significatività statistica (p = 0.05 e p = 0.06, rispettivamente). Uno schema modificato di gradazione del tumore, simile a quello prospettato recentemente, l’indice mitotico, l’eosinofilia citologica e l’architettura non sono stati significativamente associati alla prognosi. In conclusione, lo studio pubblicato sulla rivista American Journal of Surgery and Pathology (leggi abstract originale) ha confermato la bassa frequenza di differenziazione sarcomatoide nel carcinoma renale cromofobo. Sulla base di questo lungo follow-up condotto su un ampio numero di casi, il carcinoma renale cromofobo sembra avere una prognosi clinica migliore rispetto al carcinoma a cellule chiare e papillare.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 6 – Giugno 2011
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