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19 Novembre 2018

Brigatinib versus crizotinib in ALK-positive non–small-cell lung cancer

Brigatinib, a next-generation anaplastic lymphoma kinase (ALK) inhibitor, has robust efficacy in patients with ALK-positive non–small-cell lung cancer (NSCLC) that is refractory to crizotinib. The efficacy of brigatinib, as compared with crizotinib, in patients with advanced ALK-positive NSCLC who have not previously received an ALK inhibitor is unclear. In an open-label, phase 3 trial, we randomly assigned, in a 1:1 ratio, patients with advanced ALK-positive NSCLC who … (leggi tutto)

Brigatinib risulta superiore a crizotinib nel trattamento di I linea per i pazienti affetti da NSCLC in stadio avanzato e con riarrangiamento di ALK nello studio di fase III ALTA-1L, presentato al congresso mondiale di oncologia toracica a Toronto e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Il progression-free survival (PFS) è significativamente superiore con un PFS mediano non raggiunto per brigatinib e pari a 9,8 mesi per il braccio con crizotinib, con il raggiungimento pertanto di quello che era l’obiettivo primario dello studio. A un anno erano vivi il 67% dei pazienti trattati con brigatinib vs il 43% nel braccio con crizotinib.
Lo studio è stato condotto in 124 centri in 20 Paesi e 275 pazienti sono stati arruolati (era consentita una precedente linea terapeutica con chemioterapia) e randomizzati (1:1) a ricevere crizotinib vs brigatinib con una stratificazione per metastasi cerebrali (si/no) e precedente chemioterapia (si/no). Il crossover era consentito (descritto in 35 casi). Al basale, l’età media è stata pari a 59 anni, 55% erano donne, 40% erano pazienti asiatici e 58% never smokers. I dati riportati fanno riferimento ad un’analisi ad interim. Nei pazienti con malattia misurabile il tasso di risposta intracranica è pari al 78% per brigatinib e 29% per crizotinib (p = 0,0028). Gli eventi di grado 3 – 5 correlati al trattamento sono stati pari al 61% nel braccio con brigatinib e al 55% in quello con crizotinib. La maggior parte delle riduzioni di dose nel braccio con brigatinib era da correlarsi ad anormalità di laboratorio.
Si tratta di un altro ALK inibitore di nuova generazione per il quale si può prevedere uno spostamento in linea precoce di trattamento, il che è sicuramente vantaggioso in termini di outcomes e di efficacia sulle localizzazioni cerebrali, ma ci pone certamente in una condizione di “urgenza” nel dover ricercare opzioni terapeutiche sequenziali datosi che i meccanismi di resistenza associati a questi inibitori sono differenti rispetto allo spettro descritto per crizotinib e non necessariamente il “muovere” ALK inibitori come “pedine” nell’algoritmo terapeutico può portare ad un vantaggio dalla sequenza. Questo andrà certamente meglio valutato con studi ad hoc e nella pratica clinica.
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