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20 Novembre 2014

BEVACIZUMAB E CHEMIOTERAPIA VS SOLA CHEMIOTERAPIA IN SECONDA LINEA NELLE PAZIENTI CON TUMORE MAMMARIO HER2-NEGATIVO IN RECIDIVA LOCALE O METASTATICO DOPO TERAPIA DI PRIMA LINEA CON BEVACIZUMAB E CHEMIOTERAPIA: STUDIO TANIA, RANDOMIZZATO, IN APERTO, DI FASE III

La combinazione di bevacizumab con la chemioterapia di prima o seconda linea migliora la sopravvivenza libera da progressione nel tumore mammario HER2-negativo in recidiva locale o metastatico. Ricercatori europei (in Italia, i gruppi dell’Ospedale Universitario di Udine e dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Fondazione G. Pascale di Napoli) hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di un’ulteriore terapia con bevacizumab nelle pazienti che avevano mostrato progressione dopo un primo trattamento con bevacizumab e chemioterapia. In questo studio di fase III, randomizzato, in aperto, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology, gli autori hanno arruolato pazienti con tumore mammario HER2-negativo in recidiva locale o metastatico, che avevano mostrato progressione dopo aver ricevuto bevacizumab e chemioterapia in prima linea per 12 o più settimane, in 118 centri di 12 Paesi. Le pazienti sono state randomizzate (1:1) con sistema centralizzato interattivo a risposta vocale utilizzando una schedula di randomizzazione a blocchi (di quattro pazienti), stratificata secondo lo stato dei recettori ormonali, la sopravvivenza libera da progressione in prima linea, il tipo di chemioterapia e i livelli di lattato deidrogenasi, alla mono-chemioterapia di seconda linea sola o in associazione a bevacizumab (15 mg/kg ogni 3 settimane o 10 mg/kg ogni 2 settimane). La terapia di seconda linea è stata continuata fino a progressione della malattia, tossicità inaccettabile o ritiro del consenso. Alla progressione, le pazienti randomizzate a sola chemioterapia hanno ricevuto chemioterapia di terza linea senza bevacizumab e quelle randomizzate con bevacizumab hanno continuato con lo stesso farmaco in associazione alla chemioterapia di terza linea. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione dalla randomizzazione alla progressione durante il trattamento di seconda linea o alla morte, nella popolazione ‘intention-to-treat’. Lo studio è attualmente in corso. In totale, tra il 17 febbraio 2011 e il 3 aprile 2013, sono state randomizzate 494 pazienti (247 in ciascun gruppo). La durata mediana del follow-up al momento di questa analisi primaria, pre-specificata, di sopravvivenza libera da progressione, era 15,9 mesi (IQR: 9,1 – 21,7) nel gruppo randomizzato a sola chemioterapia e 16,1 mesi (IQR: 10,6 – 22,7) in quello di combinazione. La sopravvivenza libera da progressione era significativamente più lunga nelle pazienti trattate con bevacizumab e chemioterapia che in quelle randomizzate a sola chemioterapia (mediana, rispettivamente: 6,3 mesi, IC 9%%: 5,4 – 7,2 vs 4,2 mesi, IC 9%%: 3,9 – 4,7; hazard ratio [HR] stratificato 0,75, IC 95%: 0,61 – 0,93; log-rank stratificato a due code p = 0,0068). Gli eventi avversi più comuni di grado 3 o superiore erano ipertensione (33 di 245 pazienti [13%], che avevano ricevuto bevacizumab e chemioterapia, vs 17 di 238 pazienti [7%], con la sola chemioterapia), neutropenia (rispettivamente, 29 [12%] vs 20 [8%]) e sindrome mano-piede (rispettivamente, 27 [11%] vs 25 [11%]). Proteinuria di grado 3 si è manifestata in 17 di 245 pazienti (7%) che hanno ricevuto la combinazione e una delle 238 (< 1%) trattate con sola chemioterapia; eventi avversi gravi sono stati riportati rispettivamente in 61 di 245 pazienti (25%) vs 44 di 238 pazienti (18%). In conclusione, i risultati di questo studio suggeriscono che l’inibizione continua di VEGF con un’ulteriore somministrazione di bevacizumab costituisce una valida opzione di trattamento per le pazienti con tumore mammario HER2-negativo in recidiva locale o metastatico, che aveva mostrato stabilizzazione o risposta a bevacizumab e chemioterapia di prima linea.
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