martedì, 11 agosto 2026
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3 Giugno 2015

BEVACIZUMAB E CHEMIOTERAPIA DI PRIMA LINEA IN PAZIENTI ANZIANI CON TUMORE AVANZATO DEL COLON-RETTO: RISULTATI FINALI DI UNO STUDIO OSSERVAZIONALE ITALIANO DI COMUNITÀ

Sebbene la strategia di combinazione tra anti-angiogenico e chemioterapia sia un trattamento standard di prima linea per il tumore del colon-retto metastatico, indipendentemente dallo stato mutazionale di RAS, efficacia e sicurezza di questa scelta nei pazienti anziani sono supportate da un solo studio di fase III (studio AVEX; Cunningham D. et al, Lancet Oncol 2013), nel quale pazienti anziani non candidati a chemioterapia di combinazione erano randomizzati a capecitabina e bevacizumab ovvero a sola fluoropirimidina orale. “I pazienti anziani, da sempre poco rappresentati nei trial clinici – chiarisce la dottoressa Stefania Lutrino, primo autore dello studio e oncologo medico in forza presso la UOC di Oncologia dell’Ospedale A. Perrino di Brindisi -, costituiscono ormai la metà dei casi gestiti nella pratica clinica italiana, dove l’età mediana alla diagnosi è di poco superiore ai 70 anni. Va anche ricordato che gli studi registrativi sulla base dei quali l’FDA ha approvato molti trattamenti oncologici includevano solo il 9% di pazienti di età superiore ai 75 anni e si trattava di pazienti ‘selezionati’, ben diversi da quelli con cui i clinici devono confrontarsi quotidianamente”.
Ricercatori italiani, coordinati dal gruppo dell’Ospedale Generale e Università di Udine, riportano in un articolo recentemente pubblicato su Anticancer Research (leggi abstract) i risultati di uno studio osservazionale, multicentrico, di comunità, finalizzato a valutare la tollerabilità e l’outcome in uno scenario ‘real-world’ di un trattamento chemioterapico associato a bevacizumab nella popolazione anziana non selezionata. Hanno partecipato alla raccolta dei dati 9 centri di oncologia, arruolando un totale di 233 pazienti anziani con tumore del colon-retto (età mediana 73 anni; range: 70 – 84); tra i dati raccolti ricordiamo le comorbilità basali e, se eseguita, la valutazione geriatrica multidimensionale. Gli endpoint predefiniti dello studio erano la tolleranza al trattamento (le tossicità sviluppate sono state graduate facendo riferimento ai criteri comuni di terminologia per gli eventi avversi, CTCAE), il tasso di risposta, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS). “I risultati in termini di ‘safety’ sono stati rassicuranti. Le principali tossicità indotte dal trattamento con anti-angiogenico – afferma la dott.ssa Lutrino – sono state ipertensione arteriosa (25%), proteinuria (12%) ed eventi tromboembolici (venosi 7%; arteriosi 2%)”. La PFS mediana è stata di 9.9 mesi e l’OS mediana di 23.6 mesi. Il 56% dei pazienti ha ricevuto chemioterapia di seconda linea.
“In base ai dati a disposizione, ricavati dalla letteratura e confermati dalle nostre analisi condotte in uno scenario ‘real-world’ – sottolineano i ricercatori dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine -, efficacia e profilo di sicurezza dell’utilizzo di bevacizumab in associazione alla chemioterapia nei pazienti anziani con carcinoma colorettale avanzato sembrano essere molto simili a quelli noti nei pazienti più giovani”.
“La sola età anagrafica, dunque, non deve rappresentare un assoluto fattore di esclusione per l’utilizzo di una terapia di combinazione contenente bevacizumab, ma deve essere valutata l’età biologica del paziente. Certamente – specificano la dott.ssa Lutrino e il dottor Giuseppe Aprile, responsabile del Gruppo Neoplasie Gastrointestinali del Dipartimento Ospedaliero-Universitario di Udine – è essenziale una attenta selezione del paziente anziano candidato ad un trattamento di combinazione, con l’ausilio di strumenti validati quali la valutazione geriatrica multidimensionale”.
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