mercoledì, 12 agosto 2026
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22 Maggio 2013

AXITINIB VS SORAFENIB IN SECONDA LINEA DI TRATTAMENTO DEL CARCINOMA RENALE IN STADIO AVANZATO

L’analisi della sopravvivenza globale non ha rivelato differenze, ma la sopravvivenza libera da progressione è più lunga con il primo agente che viene proposto quale opzione terapeutica

In uno studio randomizzato di fase 3 che ha comparato l’efficacia e la sicurezza di axitinib vs sorafenib nel trattamento di seconda linea del carcinoma renale metastatico, i pazienti che hanno ricevuto axitinib hanno mostrato una sopravvivenza libera da progressione (PFS) più lunga. In questo studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), gli autori statunitensi in collaborazione con colleghi europei hanno riportato i risultati relativi alla sopravvivenza globale e ai risultati aggiornati di efficacia, qualità di vita e sicurezza. I pazienti eleggibili presentavano carcinoma renale metastatico a cellule chiare, con malattia in progressione dopo un trattamento sistemico approvato e performance status (PS) ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) di 0 – 1. I 723 pazienti sono stati stratificati secondo PS ECOG e trattamento precedente e sono stati randomizzati (1:1) ad axitinib (5 mg due volte al giorno; n = 361) o sorafenib (400 mg due volte al giorno; n = 362). Endpoint primario era la PFS valutata, in cieco, da un comitato di revisione radiologica indipendente. Gli autori hanno determinato gli esiti riportati dal paziente utilizzando questionari validati. Le caratteristiche basali e lo sviluppo di ipertensione durante il trattamento sono stati esaminati come fattori prognostici. L’efficacia è stata valutata nella popolazione ‘intention-to-treat’ e la sicurezza è stata determinata nei pazienti che hanno ricevuto almeno una dose di agente in studio. I risultati indicano una sopravvivenza globale mediana di 20.1 mesi (IC 95%: 16.7 – 23.4) con axitinib e di 19.2 mesi (IC 95%: 17.5 – 22.3) con sorafenib (hazard ratio [HR] 0.969, IC 95%: 0.800 – 1.174; p a una coda = 0.3744). La PFS mediana, valutata dall’investigatore, è risultata di 8.3 mesi (IC 95%: 6.7 – 9.2) con axitinib e di 5.7 mesi (IC 95%: 4.7 – 6.5) con sorafenib (HR 0.656, IC 95%: 0.552 – 0.779; p a una coda < 0.0001). I punteggi degli esiti riportati dal paziente erano simili nei due gruppi al momento basale ed erano mantenuti durante la terapia, ma sono diminuiti alla fine del trattamento. Comuni eventi avversi di grado 3 o superiore, correlati al trattamento, erano ipertensione (n = 60, 17%), diarrea (n = 40, 11%) e fatigue (n = 37, 10%) tra i 359 pazienti trattati con axitinib e sindrome mano-piede (n = 61, 17%), ipertensione (n = 43, 12%) e diarrea (n = 27, 8%) tra i 355 pazienti trattati con sorafenib. In un’analisi post-hoc di ‘landmark’ a 12 settimane, la sopravvivenza globale mediana è risultata più lunga nei pazienti con una pressione diastolica arteriosa di 90 mmHg o superiore che in quelli con pressione diastolica inferiore a 90 mmHg: 20.7 mesi (IC 95%: 18.4 – 24.6) vs 12.9 mesi (IC 95%: 10.1 – 20.4) nel gruppo trattato con axitinib (p = 0.0116) e 20.2 mesi (IC 95%: 17.1 – 32.0) vs 14.8 mesi (IC 95%: 12.0 – 17.7) nel gruppo randomizzato a sorafenib (p a una coda = 0.0020). In conclusione, sebbene la sopravvivenza globale, endpoint secondario dello studio, non fosse risultata differente tra i due gruppi di trattamento, la PFS valutata dall’investigatore è rimasta più lunga nei pazienti trattati con axitinib, rispetto a quelli trattati con sorafenib. Questi risultati, quindi, confermano axitinib quale opzione di trattamento di seconda linea nei pazienti con carcinoma renale metastatico.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2013
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