giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
12 Maggio 2015

ATTIVITÀ E SICUREZZA DI NIVOLUMAB, UN INIBITORE DI CHECKPOINT IMMUNITARIO ANTI-PD-1, IN PAZIENTI CON NSCLC SQUAMOSO, AVANZATO, REFRATTARIO: STUDIO CHECKMATE 063 DI FASE II, A BRACCIO SINGOLO

I pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso, refrattario a vari trattamenti, mostrano un ‘outcome’ sfavorevole. I ricercatori dello studio CheckMate 063 hanno valutato l’attività di nivolumab, un anticorpo anti-IgG4 completamente umanizzato inibitore del checkpoint immunitario PD-1, in pazienti con NSCLC squamoso, in stadio avanzato, refrattario a trattamenti precedenti. Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract) hanno condotto questo studio di fase II, a braccio singolo, in 27 Centri (università, ospedali e centri oncologici privati) in Francia, Germania, Italia (Ospedale S. Maria di Terni, Ospedale San Luca di Lucca e Istituto Toscano Tumori di Livorno) e Stati Uniti. I pazienti che avevano ricevuto due o tre precedenti trattamenti sono stati trattati con nivolumab (3 mg/kg) per via endovenosa, ogni 2 settimane, fino a progressione o tossicità inaccettabile. Endpoint primario era la percentuale di pazienti che manifestavano una risposta obiettiva confermata, valutata da un comitato indipendente di revisione radiologica. Nelle analisi sono stati inclusi tutti i pazienti trattati. Tra il 16 novembre 2012 e il 22 luglio 2013, gli autori hanno arruolato e trattato 117 pazienti; 17 di questi (14.5%, IC 95%: 8.7 – 22.2) hanno manifestato una risposta obiettiva, valutata da un comitato indipendente di revisione radiologica. Il tempo mediano alla risposta è risultato pari a 3.3 mesi (IQR: 2.2 – 4.8) ma la durata mediana della risposta non è stata raggiunta (IC 95%:8.31 – non applicabile) e 13 delle 17 risposte erano ancora in essere al momento dell’analisi. In totale, 30 dei 117 pazienti (26%) hanno manifestato stabilizzazione della malattia (durata mediana 6.0 mesi, IC 95%: 4.7 – 10.9) e 20 (17%) hanno sviluppato eventi avversi di grado 3 – 4 correlati al trattamento, che includevano fatigue (5 pazienti su 117; 4%), polmonite (4 pazienti; 3%) e diarrea (3 pazienti; 3%). Sono stati registrati due decessi associati al trattamento, per polmonite e ictus che si sono sviluppati in pazienti con comorbilità multiple durante progressione della malattia. In conclusione, nivolumab ha mostrato una significativa attività clinica e un profilo di sicurezza maneggevole in pazienti precedentemente trattati con tumore del polmone non a piccole cellule, squamoso, in stadio avanzato e refrattario a vari trattamenti. Quindi, secondo gli autori, questi dati supportano la valutazione di nivolumab in studi randomizzati, controllati, di fase III, in prima e seconda linea terapeutica.
“I pazienti affetti da carcinoma squamoso del polmone in stadio avanzato, che hanno fallito almeno due linee di chemioterapia – spiega la dottoressa Editta Baldini, co-autore dello studio e Direttore della U.O.C. di Oncologia Medica, Ospedale San Luca di Lucca, – hanno una prognosi infausta e una mediana di sopravvivenza di circa 4 mesi. Lo standard di trattamento è rappresentato dalla terapia di supporto, pertanto, la disponibilità di studi clinici è un’opportunità terapeutica interessante. Lo studio multicentrico internazionale di fase II CheckMate 063 (Lancet Oncol 2015; 16:257-65) ha valutato nivolumab, anticorpo monoclonale (mAb) anti-PD1, in questo sottogruppo. L’obiettivo primario era l’attività del mAb espressa come percentuale di risposte obiettive (RO), confermate centralmente, in accordo con i criteri RECIST 1.1 e nivolumab veniva somministrato alla dose di 3 mg/kg ogni 2 settimane fino a progressione o tossicità inaccettabile. Nei 117 pazienti arruolati la percentuale di RO è stata del 14.5%, (IC 95%: 8.7 – 22.2), la mediana di sopravvivenza di 8.2 mesi (IC 95%: 6.1 – 10.9) e la sopravvivenza ad un anno del 40.8% (IC 95%: 31.6 – 49.7). È stata, inoltre, condotta una valutazione retrospettiva della correlazione fra positività a PD-L1 (≥ 5% delle cellule) e RO nell’88% dei casi ed è stato osservato che anche il 14% dei pazienti con neoplasia PD-L1 negativa ha ottenuto una risposta. Sotto il profilo della tollerabilità sono stati riportati episodi di tossicità immunocorrelata di grado 3-4 (polmonite e diarrea) in 7 pazienti. Nello studio pubblicato, nivolumab ha dimostrato un profilo di tossicità accettabile e un’attività promettente. Dai dati della letteratura recente – conclude la dottoressa – questa molecola si colloca come strumento di particolare interesse nella gestione delle neoplasie polmonari avanzate ad istotipo squamoso”.
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