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28 Luglio 2015

ATTIVITÀ CLINICA DI AFATINIB IN PAZIENTI CON TUMORE DEL POLMONE NON A PICCOLE CELLULE IN STADIO AVANZATO CON MUTAZIONI NON COMUNI DI EGFR: ANALISI COMBINATA POST-HOC DI LUX-Lung 2, LUX-Lung 3 E LUX-Lung 6

La maggior parte dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule con mutazioni di EGFR presenta delezione nell’esone 19 o mutazione puntiforme Leu858Arg nell’esone 21 o entrambe (mutazioni comuni). Tuttavia, un sottogruppo di pazienti (10%) con mutazioni del gene EGFR mostra tumori con mutazioni non comuni. Esistono pochi dati che riguardano la sensibilità di questi tumori agli inibitori di EGFR. In questo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), ricercatori orientali, statunitensi e tedeschi riportano i dati di attività di afatinib in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato con mutazioni non comuni di EGFR. In questa analisi post-hoc, gli autori hanno usato dati raccolti prospetticamente da pazienti naïve agli inibitori tirosin-chinasici con adenocarcinomi polmonari in stadio avanzato (stadio IIIb-IV) positivi alla mutazione di EGFR, che avevano ricevuto afatinib in uno studio di fase II di singolo braccio (LUX-Lung 2) e in studi randomizzati di fase III (LUX-Lung 3 e LUX-Lung 6). Le analisi sono state condotte sulla popolazione ‘intention-to-treat’, che includeva tutti i pazienti randomizzati con mutazioni non comuni di EGFR. Il tipo di mutazione di EGFR (delezione nell’esone 19 [del19], la mutazione puntiforme nell’esone 21 Leu858Arg o altro) e l’origine etnica (asiatica vs non-asiatica solo in LUX-Lung 3) erano fattori di stratificazione pre-specificati negli studi randomizzati. I ricercatori hanno classificato tutte le mutazioni non comuni come mutazioni puntiformi o duplicazioni geniche negli esoni 18-21 (gruppo 1), mutazioni de novo Thr790Met solo nell’esone 20 o in combinazione con altre mutazioni (gruppo 2) o inserzioni nell’esone 20 (gruppo 3). Hanno anche valutato gli ‘outcome’ nei pazienti con le mutazioni non comuni più frequenti, Gly719Xaa, Leu861Gln e Ser768Ile, singolarmente o in combinazione con altre mutazioni. La risposta è stata accertata attraverso revisione radiologica indipendente. Tra i 600 pazienti totali che hanno ricevuto afatinib nei tre studi clinici, 75 (12%) avevano mutazioni non comuni di EGFR (38 appartenenti al gruppo 1, 14 classificate nel gruppo 2 e 23 nel gruppo 3). Risposte obiettive sono state osservate in 27 pazienti (71.1%, IC 95%: 54.1 – 84.6) nel gruppo 1, due (14.3%, IC 95%: 1.8 – 42.8) nel gruppo 2 e due (8.7%, IC 95%: 1.1 – 28.0) nel gruppo 3. La sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata pari a 10.7 mesi (IC 95%: 5.6 – 14.7) nel gruppo 1, 2.9 mesi (IC 95%: 1.2 – 8.3) nel gruppo 2 e 2.7 mesi (IC 95%: 1.8 – 4.2) nel gruppo 3. La sopravvivenza globale mediana era invece 19.4 mesi (IC 95%: 16.4 – 26.9) nel gruppo 1, 14.9 mesi (IC 95%: 8.1 – 24.9) nel gruppo 2 e 9.2 mesi (IC 95%: 4.1 – 14.2) nel gruppo 3. Per quanto riguarda le mutazioni non comuni più frequenti, una risposta obiettiva è stata osservata in 14 pazienti con mutazione Gly719Xaa (77.8%, IC 95%: 52.4 – 93.6), in 9 pazienti con Leu861Gln (56.3%, IC 95%: 29.9 – 80.2) e in 8 pazienti con Ser768Ile (100.0%, IC 95%: 63.1 – 100.0). In conclusione, afatinib è risultato attivo nei tumori del polmone non a piccole cellule con particolari mutazioni non comuni di EGFR, specialmente Gly719Xaa, Leu861Gln e Ser768Ile, ma è meno efficace su altri tipi di mutazione. Il beneficio clinico era più basso nei pazienti con mutazioni de novo Thr790Met e di inserzione nell’esone 20. Secondo gli autori, questi dati potrebbero aiutare a formulare la decisione clinica per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule con mutazioni non comuni di EGFR.
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