Medinews
14 Aprile 2015

ASSOCIAZIONE TRA MUTAZIONI DI PIK3CA E RIDOTTO BENEFICIO DELLE TERAPIE TARGET NEOADIUVANTI ANTI-HER2 NEL TUMORE MAMMARIO

Ricercatori europei, australiani e statunitensi hanno esaminato se mutazioni del gene che codifica per la subunità catalitica della fosfatidilinositol 3-chinasi (PIK3CA) correlassero con la risposta alle terapie target neoadiuvanti anti-HER2 (human epidermal growth factor receptor 2) in pazienti con tumore mammario. Biopsie basali di tessuto sono state ottenute da pazienti con tumore mammario HER2-positivo iniziale, arruolate nello studio NeoALTTO (Neoadjuvant Lapatinib and/or Trastuzumab Treatment Optimization), mentre mutazioni attivanti del gene PIK3CA sono state identificate utilizzando la genotipizzazione con spettrometria di massa. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), mutazioni di PIK3CA sono state evidenziate nel 23% dei tumori mammari HER2-positivi e associate a un ‘outcome’ più sfavorevole in tutti i bracci di trattamento. Le pazienti trattate con la combinazione di trastuzumab e lapatinib, che avevano PIK3CA ‘wild-type’, hanno ottenuto un tasso di risposta patologica completa (pCR) totale del 53.1%, che si riduceva a 28.6% nelle pazienti con tumori con mutazioni attivanti di PIK3CA (p = 0.012). In conclusione, mutazioni attivanti nel gene PIK3CA possono predire una ridotta risposta patologica completa in pazienti con tumore mammario HER2-positivo trattate con terapie target neoadiuvanti anti-HER2. Di conseguenza, secondo gli autori potrà essere utile lo studio della combinazione di agenti anti-HER2 con inibitori della fosfatidilinositol 3-chinasi.
“La presenza di mutazioni nel gene PIK3CA – ha commentato il dottor Paolo Giovanni Nuciforo, autore dello studio e Head of Molecular Oncology Group presso il Vall D’Hebron Institute of Oncology (VHIO) a Barcellona – si associava a una ridotto tasso di risposta patologica completa in pazienti con carcinoma mammario trattato con anti-HER2. La correlazione era indipendente dallo stato dei recettori ormonali e si osservava nell’intera casistica, dimostrandosi piu evidente nel gruppo di patienti trattato con la combinazione di lapatinib e trastuzumab. I nostri risultati – aggiunge il dottor Nuciforo – sono similari a quelli riportati in altri studi clinici (CLEOPATRA, EMILIA, Geparsixto) e rappresentano una ulteriore evidenza del coinvolgimento delle mutazioni nel gene PIK3CA nella resistenza a trattamenti con anti-HER2. La determinazione dello stato del gene PIK3CA potrebbe essere di ausilio nell’identificare quella popolazione di pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo che rispondono meno al trattamento con anti-HER2 e che potrebbero beneficiare della combinazione di agenti anti-HER2 con inibitori della fosfatidilinositol 3-chinasi”.
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