giovedì, 29 settembre 2022
Medinews
12 Dicembre 2014

Anno III – numero 30 – Dicembre 2014NIVOLUMAB NEL MELANOMA NON PRECEDENTEMENTE TRATTATO SENZA MUTAZIONE BRAF


In uno studio di fase III, che ha arruolato pazienti con melanoma metastatico refrattario a ipilimumab, nivolumab è stato associato a tassi di risposta obiettiva più elevati della chemioterapia. L’utilizzo di nivolumab nei pazienti con melanoma avanzato non precedentemente trattati non era mai stato testato in uno studio controllato di fase III. Nello studio, che in Italia ha coinvolto i gruppi dell’Ospedale Universitario di Siena, dell’Istituto Oncologico Veneto, IRCCS di Padova, dell’Istituto Regina Elena di Roma e dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Fondazione G. Pascale di Napoli, sono stati randomizzati 418 pazienti, non precedentemente trattati, affetti da melanoma metastatico senza mutazione BRAF. I pazienti hanno ricevuto nivolumab (3 mg/kg di peso corporeo ogni 2 settimane in associazione a placebo di dacarbazina ogni 3 settimane) oppure dacarbazina (1.000 mg/m2 di superficie corporea ogni 3 settimane in associazione a placebo di nivolumab ogni 2 settimane). Endpoint primario era la sopravvivenza globale. Nello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine, il tasso globale di sopravvivenza a un anno era 72,9% (intervallo di confidenza [IC] 95%: 65,5 – 78,9) nel gruppo trattato con nivolumab, rispetto a 42,1% (IC 95%: 33,0 – 50,9) nel gruppo con dacarbazina (hazard ratio di morte 0,42; IC 99,79%: 0,25 – 0,73; p < 0,001). La sopravvivenza mediana libera da progressione era 5,1 mesi nel gruppo con nivolumab vs 2,2 mesi in quello con dacarbazina (hazard ratio di morte o progressione della malattia 0,43; IC 95%: 0,34 – 0,56; p < 0,001) e il tasso di risposta obiettiva era rispettivamente 40,0% (IC 95%: 33,3 – 47,0) vs 13,9% (IC 95%: 9,5 – 19,4) (odds ratio 4,06; p < 0,001). Il beneficio di sopravvivenza con nivolumab, rispetto a dacarbazina, è stato osservato in tutti i sottogruppi pre-specificati, inclusi quelli definiti dallo stato di PD-L1 (programmed death ligand 1). Eventi avversi comuni associati a nivolumab includevano fatigue, prurito e nausea. Eventi avversi di grado 3 o 4, correlati al farmaco, si sono manifestati nell’11,7% dei pazienti trattati con nivolumab e nel 17,6% di quelli trattati con dacarbazina. In conclusione, nivolumab è stato associato a significativi miglioramenti della sopravvivenza globale e libera da progressione, quando comparato a dacarbazina, nei pazienti con melanoma metastatico senza una mutazione BRAF, non precedentemente trattati.

Nivolumab in Previously Untreated Melanoma without BRAF Mutation. New England Journal of Medicine 2014 Nov 16 [Epub ahead of print]
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