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12 Dicembre 2014

Anno III – numero 30 – Dicembre 2014MIGLIORE SOPRAVVIVENZA GLOBALE NEL MELANOMA CON DABRAFENIB E TRAMETINIB IN COMBINAZIONE


Gli inibitori di BRAF, vemurafenib e dabrafenib, in monoterapia hanno mostrato efficacia nei pazienti con melanoma metastatico con mutazione BRAF V600E o V600K, non trattati precedentemente. La combinazione di dabrafenib con l’inibitore di MEK trametinib ha potenziato l’attività antitumorale in questa popolazione di pazienti, rispetto a solo dabrafenib. In questo studio di fase III, in aperto, ricercatori europei (in Italia, il gruppo dell’Istituto Oncologico Veneto, IRCCS, di Padova), in collaborazione con colleghi israeliani, russi, australiani e statunitensi, hanno randomizzato 704 pazienti con melanoma metastatico con una mutazione BRAF V600 alla combinazione di dabrafenib (150 mg x 2 volte al giorno) e trametinib (2 mg una volta al giorno) oppure a vemurafenib (960 mg x 2 volte al giorno) per via orale, come terapia di prima linea. Endpoint primario era la sopravvivenza globale. Nell’analisi ad interim programmata di sopravvivenza globale, eseguita dopo il manifestarsi del 77% degli eventi totali attesi, il tasso di sopravvivenza globale a 12 mesi era pari a 72% (intervallo di confidenza [IC] 95%: 67 – 77) nel gruppo con terapia combinata e a 65% (IC 95%: 59 – 70) in quello che ha ricevuto vemurafenib (hazard ratio di morte nel gruppo con la combinazione 0,69; IC 95%: 0,53 – 0,89; p = 0,005). Nell’analisi ad interim, il limite di blocco pre-specificato è stato oltrepassato e lo studio è stato interrotto per efficacia a luglio 2014. Nello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine, la sopravvivenza mediana libera da progressione era 11,4 mesi nel gruppo con la combinazione e 7,3 mesi in quello con vemurafenib (hazard ratio 0,56; IC 95%: 0,46 – 0,69; p < 0,001). Il tasso di risposta obiettiva era 64% nel gruppo con terapia di combinazione vs 51% in quello con vemurafenib (p < 0,001), mentre i tassi di eventi avversi gravi e interruzioni dei farmaci in studio erano simili nei due gruppi. Carcinoma squamocellulare cutaneo e cheratoacantoma si sono manifestati nell’1% dei pazienti inclusi nel gruppo di pazienti randomizzati alla combinazione e nel 18% di quelli trattati con vemurafenib. In conclusione, la combinazione di dabrafenib e trametinib, quando comparata a vemurafenib in monoterapia, ha significativamente migliorato la sopravvivenza globale nei pazienti con melanoma metastatico con mutazione BRAF V600E o V600K, non trattati precedentemente, senza peggiorare la tossicità globale.

Improved Overall Survival in Melanoma with Combined Dabrafenib and Trametinib. New England Journal of Medicine 2014 Nov 16 [Epub ahead of print]
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