domenica, 24 ottobre 2021
Medinews
24 Febbraio 2015

ALLARME GOIRC: “LA RICERCA INDIPENDENTE RISCHIA DI SPARIRE IN ITALIA”

La ricerca oncologica italiana e’ tra le migliori e più produttive nel mondo industrializzato. Ma le regole del sistema ingessano gli scienziati, provocano ritardi nell’approvazione degli studi, impediscono l’arrivo di nuove molecole e la collaborazione con l’industria del farmaco e favoriscono la fuga di cervelli. L’allarme viene dal convegno del Gruppo Oncologico Italiano di Ricerca Clinica (GOIRC), che si è svolto venerdì scorso. Secondo gli esperti, in cinque anni si e’ registrato un calo preoccupante del numero complessivo delle sperimentazioni: nel 2009 erano 761, nel 2013 l’AIFA ne ha autorizzate 583, 204 relative ai tumori. Una diminuzione sostanziale e’ stata quella degli studi indipendenti, calati dal 41,8% (318) del 2009 al 23,8% (139) del 2013. “La ricerca cooperativa rappresenta una delle risorse da mettere in campo per migliorare la situazione – ha spiegato Francesco Di Costanzo del Direttivo Nazionale GOIRC -. Ma l’Italia è svantaggiata nella competizione internazionale. La riorganizzazione dei gruppi cooperativi ha portato negli USA a ridurne il numero e ad accorparli per formare un National Clinical Trial Network. In Italia non si è realizzato ancora nulla. Se non si interviene subito, la ricerca accademica, indipendente, sparirà”. “Sono emersi tre ostacoli principali – ha sottolineato Rodolfo Passalacqua, presidente GOIRC -. La mancanza di un sostegno finanziario pubblico ai gruppi in modo che possano mantenere un’infrastruttura organizzativa necessaria per la ricerca. Va evidenziata inoltre la ridondanza e la diversita’ dei Comitati Etici con regole e disposizioni diverse, che rendono massacrante e dispendioso l’iter di approvazione di uno studio. Il terzo ostacolo e’ costituito dalle differenze legali e burocratiche post-approvazione con ulteriori ritardi e blocchi ingiustificati”. “I gruppi cooperativi – ha concluso Andrea Ardizzoni, Segretario GOIRC – possono svolgere un’azione di ricerca e diffusione delle conoscenze unica, anche in campi dove l’industria non può o non ha interesse a intervenire. Sono una risorsa per il Paese e per il Sistema Sanitario Nazionale, vanno considerati un bene pubblico e preservati, dando loro finanziamenti rapportati alla loro capacità e impatto”.
TORNA INDIETRO