venerdì, 23 luglio 2021
Medinews
21 Aprile 2016

Afatinib versus gefitinib as first-line treatment of patients with EGFR mutation-positive non-small-cell lung cancer (LUX-Lung 7): a phase 2B, open-label, randomised controlled trial

The irreversible ErbB family blocker afatinib and the reversible EGFR tyrosine kinase inhibitor gefitinib are approved for first-line treatment of EGFR mutation-positive non-small-cell lung cancer (NSCLC). We aimed to compare the efficacy and safety of afatinib and gefitinib in this setting. This multicentre, international, open-label, exploratory, randomised controlled phase 2B trial (LUX-Lung 7) was done at 64 centres in 13 countries. Treatment-naive patients with stage IIIB or IV NSCLC and a common EGFR mutation (exon 19 deletion or Leu858Arg) were randomly assigned (1:1) to receive … (leggi tutto)

Le linee guida AIOM, nell’edizione 2015, raccomandano come trattamento di prima linea dei pazienti con NSCLC avanzato caratterizzato dalla mutazione attivante di EGFR un inibitore di tirosino-chinasi di EGFR (gefitinib o erlotinib o afatinib), senza esplicita preferenza per l’uno o l’altro di tali farmaci. Tale raccomandazione si basa anche sull’assenza di confronti diretti tra i singoli farmaci e l’evidenza presa in considerazione dai panelist è stata, quindi, quella rappresentata dagli studi di confronto di ciascuno degli inibitori vs. la chemioterapia con platino. Lo studio LUX Lung 7, presentato qualche mese fa all’ESMO di Singapore e appena pubblicato in extenso su Lancet Oncology, colma almeno in parte questa carenza di confronti diretti, in quanto confrontava, sebbene con un intento dichiaratamente ‘esploratorio’, gefitinib ed afatinib. Lo studio prevedeva tre endpoint primari: la sopravvivenza libera da progressione, il tempo al fallimento del trattamento e la sopravvivenza globale. Il risultato, statisticamente significativo in sopravvivenza libera da progressione, documenta però un risultato molto simile con i due farmaci in termini di mediana. Più ‘netta’ in assoluto è la differenza a favore di afatinib in termini di tempo al fallimento del trattamento, endpoint ‘condizionato’ dalla decisione del medico di continuare eventualmente il trattamento anche oltre la definizione formale di progressione e metodologicamente ‘indebolito’ dal disegno dello studio che era in aperto e non in cieco. I dati di sopravvivenza globale, infine, nonostante fosse anche questa tra gli endpoint primari dello studio, non erano ancora maturi al momento dell’analisi eseguita per la pubblicazione del risultato. In conclusione, la pubblicazione di Lancet Oncology offre la possibilità, qualche mese dopo la discussione scientifica sollevata dalla presentazione dei dati a Singapore, di commentare punti di forza e punti di debolezza del confronto diretto tra gefitinib ed afatinib avendo a disposizione il lavoro ‘in extenso’.
TORNA INDIETRO