mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
6 Marzo 2018

Adjuvant vemurafenib in resected, BRAFV600 mutation-positive melanoma (BRIM8): a randomised, double-blind, placebo-controlled, multicentre, phase 3 trial

Systemic adjuvant treatment might mitigate the high risk of disease recurrence in patients with resected stage IIC-III melanoma. The BRIM8 study evaluated adjuvant vemurafenib monotherapy in patients with resected, BRAFV600 mutation-positive melanoma. BRIM8 was a phase 3, international, double-blind, randomised, placebo-controlled study that enrolled 498 adults (aged ≥18 years) with histologically confirmed stage IIC-IIIA-IIIB (cohort 1) or stage IIIC … (leggi tutto)

Nel 2015, lo studio EORTC 18071 stabiliva la superiorità di ipilimumab verso placebo nel melanoma resecato in stadio III. Nel 2017, il CheckMate -238 ha dimostrato la superiorità di nivolumab (3 mg/Kg ogni 2 settimane) vs ipilimumab (10 mg/Kg ogni 3 settimane per 4 dosi, poi ogni 3 mesi) in pazienti radicalmente operati per melanoma ad alto rischio di ricaduta e il COMBI AD la maggiore efficacia di dabrafenib combinato a trametinib vs il solo dabrafenib per pazienti resecati per melanoma in stadio III e mutazione di BRAF.
Ora, il trial di fase 3 randomizzato BRIM8 confronta vemurafenib (960 mg bid) vs placebo in 500 pazienti con melanoma resecato BRAF mutato e ad alto rischio di recidiva, con un disegno a due coorti; nella coorte 1 erano arruolati pazienti con melanoma in stadio IIC-IIIA-IIIB; nella coorte 2 quelli con melanoma IIIC con hierarchical analysis della coorte 2 prima della coorte 1.
Nella coorte 2, la differenza in termini di sopravvivenza libera da malattia (DFS) non è risultata significativa sebbene il tempo mediano libero da malattia fosse 23,1 mesi per il braccio con vemurafenib vs 15,4 per placebo (HR 0,80; CI 95%: 0,54 – 1,18; p = 0,026). Il prerequisito della superiorità del braccio sperimentale nella coorte 2, nel livello gerarchico del trial, impedisce di accettare come significativo il vantaggio riportato nella coorte 1 (HR per DFS 0,54), che deve essere considerato esploratorio.
In sintesi, lo studio conferma l’attività biologica del BRAF inibitore in pazienti resecati per melanoma con opportuna selezione molecolare e il profilo di tossicità del trattamento (dati del BRIM3 e uso di vemurafenib nel setting metastatico in pratica clinica). Inoltre, i dati suggeriscono che dose e intensità della terapia adiuvante possano essere differenziate in base al rischio di recidiva e rende possibile l’ipotesi di un vantaggio anche in pazienti con stadio IIC.
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