venerdì, 30 luglio 2021
Medinews
9 Settembre 2016

Active surveillance in metastatic renal-cell carcinoma: a prospective, phase 2 trial

A subset of patients with metastatic renal-cell carcinoma show indolent growth of metastases. Because of the toxicity and non-curative nature of systemic therapy, some of these patients could benefit from initial active surveillance. We aimed to characterise the time to initiation of systemic therapy in patients with metastatic renal-cell carcinoma under active surveillance. In this prospective phase 2 trial, we enrolled patients with treatment-naive, asymptomatic, metastatic renal-cell carcinoma from five hospitals in the USA, Spain, and the UK. Patients were radiographically assessed at baseline, every … (leggi tutto)

Decidere in merito alla strategia ottimale tra sorveglianza attiva e inizio immediato di una terapia sistemica è molto difficile, specialmente basandosi sui dati di uno studio non randomizzato. Peraltro, lo studio pubblicato da Rini e colleghi su Lancet Oncology ha il merito di portare l’attenzione sulla possibilità, in un sottogruppo di pazienti asintomatici con diagnosi di carcinoma renale metastatico, di non iniziare subito un trattamento sistemico, rinviando l’inizio della terapia al momento in cui la modificazione dei sintomi e delle evidenze strumentali suggeriscano al clinico di intervenire. In un arco di 5 anni sono stati arruolati in questo studio solo 52 pazienti, il che sottolinea la marcata selezione dei pazienti candidati al rinvio della terapia rispetto alla popolazione complessiva della pratica clinica. Pur con questo ovvio limite nell’interpretazione del dato, è interessante notare che il tempo mediano all’inizio del trattamento è stato di oltre un anno. Le linee guida AIOM (edizione 2015) citano lo studio di Rini, che prima di essere pubblicato su Lancet Oncology era stato già presentato all’ASCO, per commentare la possibilità di rinvio dell’inizio del trattamento: “Esiste una sottopopolazione di pazienti con malattia metastatica ad andamento indolente che potrebbe beneficiare di un ritardo nell’inizio del trattamento. A causa della tossicità associata all’utilizzo dei farmaci biologici e alla finalità palliativa del trattamento sistemico nel setting metastatico, la sorveglianza inizialmente può essere un’opzione per pazienti selezionati. Pertanto, nei pazienti a basso rischio (malattia oligo-metastatica asintomatica – metastasi polmonari con dimensione < 2 cm o metastasi linfonodali isolate) il posticipo del trattamento sistemico di prima linea può essere una valida opzione in alternativa all’inizio immediato del trattamento".
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