giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
14 Aprile 2015

ABIRATERONE ACETATO E PREDNISONE VS PLACEBO E PREDNISONE IN PAZIENTI CON TUMORE DELLA PROSTATA METASTATICO RESISTENTE ALLA CASTRAZIONE NAÏVE ALLA CHEMIOTERAPIA: ANALISI FINALE DELLA SOPRAVVIVENZA GLOBALE DELLO STUDIO DI FASE III COU-AA-302 RANDOMIZZATO, CONTROLLATO VS PLACEBO, IN DOPPIO CIECO

Nelle analisi ad interim dello studio clinico COU-AA-302, abiraterone acetato in combinazione con prednisone ha mostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione radiologica rispetto a placebo e prednisone in pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione, naïve alla chemioterapia. In questo studio di fase III, randomizzato, controllato vs placebo, in doppio cieco, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), gli autori (in Italia, il gruppo dell’Ospedale San Camillo – Forlanini di Roma) presentano i risultati dell’analisi finale pre-specificata dello studio COA-AA-302, che ha valutato l’effetto di abiraterone acetato in associazione a prednisone su sopravvivenza globale, intervallo di tempo all’uso di oppioidi e utilizzo di altre terapie successive. In totale, 1088 pazienti, asintomatici o leggermente sintomatici con tumore della prostata naïve alla chemioterapia, stratificati secondo performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) (0 vs 1), sono stati randomizzati (1:1), ad abiraterone acetato (1000 mg una volta al giorno) e prednisone (5 mg due volte al giorno; gruppo con abiraterone acetato) o a placebo e prednisone (gruppo placebo). Endpoint co-primari erano la sopravvivenza libera da progressione radiologica e la sopravvivenza globale analizzate nella popolazione ‘intention-to-treat’. A un follow-up mediano di 49.2 mesi (IQR: 47.0 – 51.8) erano stati osservati 741 dei 773 eventi di morte (96%) pre-specificati per l’analisi finale, con 354 decessi tra i 546 pazienti (65%) inclusi nel gruppo con abiraterone acetato e 387 tra i 542 pazienti (71%) nel gruppo placebo. In totale, 238 pazienti (44%) tra quelli inizialmente trattati con solo prednisone hanno successivamente ricevuto abiraterone acetato con prednisone o per il ‘crossover’ previsto dal protocollo (n = 93) o come terapia successiva (n = 145) e, globalmente, 365 pazienti (67%) nel gruppo con abiraterone acetato e 435 (80%) nel gruppo placebo hanno ricevuto un successivo trattamento con uno o più farmaci approvati. La sopravvivenza globale mediana è risultata significativamente più lunga nel gruppo trattato con abiraterone acetato che in quello con placebo (34.7 mesi, IC 95%: 32.7 – 36.8, vs 30.3 mesi, IC 95%: 28.7 – 33.3; hazard ratio 0.81, IC 95%: 0.70 – 0.93; p = 0.0033). Gli eventi avversi di grado 3 – 4 più comuni, di particolare interesse, erano disturbi cardiaci (41 su 542 pazienti [8%] nel gruppo con abiraterone acetato vs 20 su 540 pazienti [4%] nel gruppo placebo), innalzamento dei livelli di alanina aminotransferasi (rispettivamente 32 [6%] vs 4 [< 1%]) e ipertensione (rispettivamente 25 [5%] vs 17 [3%]). In conclusione, in questo studio randomizzato di fase III con un follow-up mediano superiore a 4 anni, il trattamento con abiraterone acetato ha prolungato la sopravvivenza globale rispetto a solo prednisone con un margine significativo sia dal punto di vista clinico che statistico. Questi risultati supportano ulteriormente il profilo di efficacia e di sicurezza di abiraterone acetato nei pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione, naïve alla chemioterapia.
“Prima del 2010 il docetaxel era l’unica terapia sistemica in grado di aumentare la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC). Negli ultimi anni, sono stati approvati cinque nuovi farmaci che hanno dimostrato un aumento significativo della sopravvivenza globale. Nella pratica clinica – afferma la professoressa Cora N. Sternberg, autore dello studio e direttore del Dipartimento di Oncologia Medica, Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma – sono utilizzati in sequenza e considerando la cronicità e l’eterogeneità del mCRPC, i trattamenti successivi possono influenzare l’impatto di un dato farmaco sulla sopravvivenza globale che resta tuttora l’endpoint primario negli studi clinici registrativi. Abiraterone acetato – aggiunge la dottoressa Linda Cerbone, oncologa al Dipartimento di Oncologia Medica, Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma – è un farmaco orale che ha come target la cascata di segnale legata al recettore degli androgeni e inibisce il complesso enzimatico CYP17 indispensabile per la produzione degli androgeni e ha dimostrato un aumento significativo della sopravvivenza in pazienti andati in progressione a docetaxel”. “L’articolo pubblicato su Lancet Oncology presenta i risultati finali di sopravvivenza globale in pazienti affetti da mCRPC trattati con abiraterone acetato prima della chemioterapia. Abiraterone aveva già precedentemente dimostrato un vantaggio significativo nel ritardare la progressione radiologica, nel prevenire la comparsa di sintomi e nel conservare la qualità di vita in pazienti non pretrattati con chemioterapia. Nonostante questi evidenti benefici clinici, la sopravvivenza globale non aveva mai raggiunto una significatività statistica nelle precedenti analisi ad interim – sottolinea la prof.ssa Sternberg -. Questa quarta ed ultima analisi dello studio e con una mediana di follow-up di 49.2 mesi dimostra che i pazienti con mCRPC non pretrattati con chemioterapia hanno una sopravvivenza significativamente maggiore rispetto a quelli trattati con placebo (34.7 mesi vs 30.3 mesi; p = 0.0033). Questi dati positivi tengono conto dell’evoluzione dei risultati della sopravvivenza, della prevalenza di crossover o di trattamenti successivi che hanno dimostrato a loro volta di avere un impatto positivo sulla sopravvivenza globale. Gli eventi avversi correlati alla terapia sono stati più comuni nel gruppo trattato con abiraterone dove nel 7% dei casi è stata necessaria la discontinuazione del trattamento in confronto al 4% di sospensione del braccio placebo. La terapia con abiraterone rappresenta sicuramente un importante progresso terapeutico nel trattamento di pazienti con CRPC metastatico. In futuro – conclude la professoressa -, dovremmo focalizzare la ricerca per capire la migliore sequenza o combinazione di terapie farmacologiche”.
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