lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
2 Febbraio 2018

A randomized phase II study evaluating different maintenance schedules of nab-Paclitaxel in the first-line treatment of metastatic breast cancer: final results of the IBCSG 42-12/BIG 2-12 SNAP trial

The phase II SNAP trial was designed to evaluate the efficacy of alternative chemotherapy schedules for prolonged administration in HER2-negative metastatic breast cancer (MBC), after a short induction at conventional doses. Between April 2013 and August 2015, 258 women untreated with chemotherapy for MBC were randomly assigned to receive three different maintenance chemotherapy schedules after three cycles of identical induction chemotherapy … (leggi tutto)

Nell’ambito del percorso di cura delle donne affette da tumore della mammella metastatico, a volte molto lungo e spesso composto da tante linee di trattamento, la durata della chemioterapia rimane un punto molto importante nell’intento di identificare la proposta terapeutiche caratterizzata dal miglior rapporto tra i benefici (in termini di controllo di malattia) e i danni (in termini di tossicità e impatto sulla qualità di vita), che, specialmente in caso di trattamento prolungato per molti mesi, possono essere tutt’altro che trascurabili. In questo scenario si inseriscono i risultati dello studio randomizzato recentemente pubblicato su Annals of Oncology, nel quale, dopo una fase di “induzione” con nab-paclitaxel al dosaggio standard, le pazienti erano randomizzate a 3 diverse schedule di mantenimento, caratterizzate da diversi dosaggi del farmaco, allo scopo di descrivere l’outcome in termini di sopravvivenza libera da progressione, ma anche la tossicità e l’impatto in termini di qualità di vita. Lo studio non prevedeva un braccio di controllo standard (gli autori sottolineano che un disegno comparativo formale avrebbe comportato un numero necessariamente più grande di pazienti), e il disegno statistico prevedeva invece che l’outcome dei 3 bracci dello studio venisse confrontato con un gruppo di controllo storico costituito dal docetaxel a dosi standard. Il risultato migliore, con tutti i suddetti limiti del disegno dello studio, è stato osservato con la dose di 100 mg/m2.
Naturalmente uno studio di questo tipo non può produrre evidenze di tipo definitivo, ma i risultati dimostrano che la strategia di mantenimento può determinare un buon controllo di malattia (positivo il confronto storico con le pazienti trattate con docetaxel), senza compromettere significativamente la qualità di vita delle pazienti.
TORNA INDIETRO