COMUNICATO STAMPA

E’ quanto emerso dal meeting “I medical unmet needs e le prospettive future nelle ILDs”
REUMATOLOGIA, CONTRO L’INTERSTIZIOPATIA SERVONO PIU’ DIAGNOSI PRECOCI
GLI ESPERTI: “VA ANCHE RAFFORZATA LA COLLABORAZIONE TRA GLI SPECIALISTI”
E’ una grave conseguenza polmonare di alcune patologie come la sclerodermia. Per affrontarla è necessario un approccio multidisciplinare per garantire al paziente un percorso terapeutico idoneo

 

Roma, 15 dicembre 2020 – È necessario rafforzare la cooperazione tra lo specialista reumatologo e lo pneumologo per gestire al meglio le complicanze polmonari che possono determinare diverse malattie reumatologiche auto-immuni. La gestione multidisciplinare risulta infatti fondamentale soprattutto per ottenere diagnosi precoci dell’interstiziopatia che può avere gravi conseguenze sulla salute generale del paziente. È quanto è emerso durante il meeting virtuale “I medical unmet needs e le prospettive future nelle ILDs” che si è svolto nelle scorse settimane e che è stato reso possibile con il supporto non condizionante di Boehringer Ingelheim. “Alcune patologie come la sclerodermia colpiscono non solo ossa e articolazioni ma anche organi interni come i polmoni – afferma il prof. Roberto Gerli, Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) -. Le interstiziopatie sono molto frequenti e si determinano in seguito ad un danneggiamento delle cellule degli alveoli. Vanno individuate il prima possibile in quanto causano una progressione della patologia che può portare anche alla necessità di un trapianto di polmone. A seconda della sintomatologia, e di alcuni specifici valori clinici, le interstiziopatie possono essere prese in carico dallo pneumologo o dal reumatologo. Per tutti questi motivi riteniamo fondamentale una stretta collaborazione tra gli specialisti di diverse aree”.  “Bisogna agire a livello informativo e formativo per migliorare il livello di conoscenza da parte dei pazienti, medici di famiglia e specialisti pneumologi, reumatologi, internisti – aggiunge il prof. Clodoveo Ferri, ex direttore della Cattedra di Reumatologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia -. I clinici devono saper districarsi all’interno di quella particolare “area grigia” compresa tra le fibrosi polmonari idiopatiche e quelle secondarie a malattie autoimmuni sistemiche. Si tratta di una miscellanea di disordini che si manifestano clinicamente come interstiziopatia polmonare ma non sono facilmente inquadrabili in un disordine ben definito”. “La collaborazione multidisciplinare può consentire di effettuare non solo una diagnosi precoce ma anche garantire al paziente un percorso terapeutico idoneo – sottolinea il prof. Mauro Galeazzi, Past President SIR -. Importante è anche riuscire a intervenire in tempi congrui laddove risultasse necessario e attivare un sistema di assistenza e riabilitazione adeguato. Creare una rete, con un disease manager, in grado di captare a 360 gradi le necessità del paziente, permetterebbe di ottenere una maggiore individuazione del sommerso e migliori esiti. Inoltre è da apprezzare il ruolo fondamentale della telemedicina che consentirebbe di mettere realmente in pratica una collaborazione multidisciplinare. Infatti, il confronto con il medico di medicina generale e le Associazioni dei pazienti, unito alla medicina digitale e alla telemedicina consentirebbe di migliorare la presa in carico del paziente affetto da interstiziopatia con malattia reumatica autoimmune sul territorio”.

 

 

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