Anno II – Numero 54 – 17 giugno 2021
Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo
Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001

Intervista a Elisabete Weiderpass, Direttore dell’International Agency for Research on Cancer (IARC)

50 ANNI DI PROGRESSI IN ONCOLOGIA: LA PROSPETTIVA INTERNAZIONALE

“La conoscenza approfondita dell’impatto della pandemia COVID-19 è fondamentale per definire politiche sanitarie basate sull’evidenza che aiutino a ridurre i ritardi dei sistemi sanitari e a limitare l’incidenza dei tumori”

Anche se il National Cancer Act del 1971 ha portato progressi eccezionali nella ricerca oncologica, con la conseguente notevole diminuzione della mortalità per cancro negli Stati Uniti – dal 1991 al 2018 si è registrato un calo del 31% dei tassi generali di morte per cancro – e più di 17 milioni di sopravvissuti al cancro,1 molti di questi progressi non si sono realizzati a livello globale.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a livello globale si stimano 20 milioni di nuovi casi e 10 milioni di morti per tumore. Se le tendenze attuali continueranno, il mondo nelle prossime due decadi vedrà un incremento del 60% dei casi di cancro, con l’aumento maggiore (circa 81%) nei Paesi a reddito medio-basso.2 Le cause delle differenze tra i Paesi a basso ed alto reddito sono numerose. Comprendono la mancanza di accesso alle nuove terapie e all’assistenza oncologica di qualità; la mancanza di strategie di prevenzione oncologica, come i programmi per la disassuefazione dal fumo e la vaccinazione contro il papillomavirus e l’epatite B per la prevenzione del tumore del fegato; la mancanza di personale oncologico; la diagnosi tardiva della malattia. L’OMS prevede che almeno 7 milioni di vite potrebbero essere salvate nella prossima decade se venissero realizzate determinate condizioni, come l’attuazione dell’assistenza sanitaria universale.2 Per avere una prospettiva internazionale sull’impatto del National Cancer Act e sui potenziali miglioramenti dell’assistenza oncologica nei Paesi a basso-medio reddito nelle prossime decadi, ASCO Post ha intervistato Elisabete Weiderpass, Direttore della International Agency for Research on Cancer (IARC)…continua a leggere


JAMA ONCOLOGY

SERVONO PIÙ STUDI SULL’EFFICACIA DEI VACCINI ANTI COVID NEI PAZIENTI ONCOLOGICI

La somministrazione dei vaccini contro il Covid-19 nei pazienti oncologici merita maggiore approfondimento, per valutarne l’efficacia, il dosaggio e i possibili effetti crociati delle terapie, secondo un punto di vista pubblicato su Jama Oncology. “Negli studi sui vaccini sono stati arruolati pochissimi pazienti con cancro, e rimangono molte domande senza risposta sul rapporto rischio-beneficio di questi nuovi farmaci in tale popolazione”, spiega Eleni Korompoki, della National and Kapodistrian University of Athens, Atene (Grecia), prima autrice dell’articolo. Secondo gli esperti, la protezione che il vaccino offre a pazienti con cancro dall’infezione primaria grave da Sars-CoV-2 e dalla reinfezione da parte di varianti del virus è sconosciuta. Le risposte delle cellule B e T della memoria, infatti, potrebbero essere sostanzialmente compromesse nei pazienti con alcuni tipi di cancro, come quelli con neoplasie ematologiche. Tuttavia, alcuni farmaci immunomodulatori somministrati durante le terapie per il cancro, come gli inibitori del checkpoint, potrebbero avere un effetto di potenziamento sull’efficacia del vaccino. I ricercatori parlano poi della necessità di valutazioni di sicurezza a lungo termine nei pazienti con cancro, che sono una popolazione ad alto rischio di effetti tossici intercorrenti o sinergici a seguito della chemioterapia. Secondo gli autori, in assenza di controindicazioni, come un’allergia grave, sembra appropriato dedicare tempo ad un’attenta consulenza ai pazienti con cancro…continua a leggere


SESTO RAPPORTO ISTAT-ISSOSSERVATORIO NAZIONALE SALUTETHE LANCET

RISCHIO DI MORTE RIDOTTO DEL 95% DOPO 7 SETTIMANE DALLA PRIMA DOSE DI VACCINO

L’Istituto nazionale di statistica (Istat) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno presentato il sesto rapporto con una sintesi delle principali caratteristiche di diffusione dell’epidemia Covid-19 e del suo impatto sulla mortalità totale del 2020, più un’analisi dettagliata della nuova fase epidemica che, nel primo quadrimestre 2021, si caratterizza anche per la progressiva diffusione della vaccinazione Covid-19.
Sintesi dei principali risultati
– In Italia, dall’inizio dell’epidemia con evidenza di trasmissione (20 febbraio 2020) fino al 30 aprile 2021 sono stati segnalati al Sistema di Sorveglianza Integrato 4.035.367 casi positivi di Covid-19 diagnosticati dai Laboratori di Riferimento regionale (data di estrazione della base dati della Sorveglianza Integrata 26 maggio 2021), di cui 1.867.940 nei primi 4 mesi del 2021, il 46% del totale. Sempre dall’inizio dell’epidemia, nel Sistema di Sorveglianza Nazionale integrato Covid-19 dell’ISS, sono stati registrati 120.628 decessi di persone positive al Covid-19 con data di evento entro il 30 aprile 2020.
– L’analisi del primo quadrimestre 2021 documenta, rispetto al 2020, un ulteriore calo in termini percentuali dei contagi registrati nella popolazione molto anziana (80 anni e più) e un abbassamento dell’età dei casi segnalati…continua a leggere


CROLLA LA SPERANZA DI VITA, +101MILA MORTI NEL 2020 IN UN ANNO

Il Covid ha bruciato nel giro di 15 mesi la speranza di vita conquistata dagli italiani in 10 anni. Non solo, nel prezzo pagato dal Paese alla pandemia entrano pure l’aumentata mortalità per cause come demenze e diabete e il crollo del Pil di almeno 5 punti percentuali in un anno. E’ quanto emerge dal nuovo Rapporto curato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che opera nell’ambito di Vihtaly, spin off dell’Università Cattolica, presso il campus di Roma. La riduzione della speranza di vita della popolazione è stata calcolata in -1,4 anni, con punte…continua a leggere


APPELLO EMA-OMS

“SEGNALATE GLI EFFETTI AVVERSI DEI VACCINI”

Segnalare sempre gli eventuali effetti avversi che dovessero presentarsi dopo la vaccinazione contro il Covid-19. Una necessità ribadita dalla Coalizione internazionale delle autorità regolatorie (International Coalition of Medicines Regulatory Authorities, ICMRA), in un appello congiunto lanciato insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per rafforzare la fiducia nei vaccini contro il coronavirus pandemico…continua a leggere


FORTE PROTEZIONE DA DUE DOSI DI VACCINO ANCHE CONTRO LA VARIANTE DELTA

Il rischio di ricovero in ospedale dopo essere rimasti contagiati con la variante Delta (indiana) del coronavirus Sars-CoV-2 è quasi doppio rispetto a quello della variante Alfa (inglese), ma due dosi di vaccino forniscono comunque una forte protezione contro il mutante, sebbene inferiore rispetto a quella contro la variante inglese. È quanto rileva una ricerca pubblicata su ‘The Lancet’. Secondo i dati analizzati dai ricercatori, la variante indiana è la forma predominante di coronavirus pandemico circolante nel Regno Unito e si ritiene che sia del 60% più contagiosa di quella inglese….continua a leggere


OMS EUROPA

“VARIANTE INDIANA PRONTA A PRENDERE PIEDE. NON RIPETERE GLI STESSI ERRORI”

“La nuova variante Delta di Sars-CoV-2, identificata per la prima volta in India, mostra una maggiore trasmissibilità, una certa fuga immunitaria ed è pronta a prendere piede, mentre ancora oggi in molti tra le popolazioni vulnerabili di età superiore ai 60 anni rimangono non protetti dal vaccino”. Questo l’allarme lanciato da Hans Kluge, direttore dell’Ufficio regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’Europa…continua a leggere

 




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