Anno II – Numero 50 – 20 maggio 2021
Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo
Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001

I risultati di due studi pubblicati su “Blood”

MINORE EFFICACIA DEL VACCINO ANTI COVID NEI PAZIENTI CON TUMORI EMATOLOGICI

Due studi pubblicati su “Blood” indicano che il vaccino mRNA anti COVID-19 può mostrare un’efficacia ridotta nei pazienti con leucemia linfatica cronica (CLL) e mieloma multiplo, due tipi di tumori ematologici. Secondo i ricercatori, questi studi forniscono informazioni sulle tempistiche ideali per la vaccinazione di questi pazienti. Gli studi suggeriscono che il vaccino anti COVID-19 in due dosi è meno efficace per le persone con leucemia linfatica cronica rispetto agli individui sani.
Il primo studio evidenzia che i pazienti con leucemia linfatica cronica presentano tassi di risposte immunitarie nettamente inferiori al vaccino mRNA anti COVID-19 somministrato in due dosi rispetto agli individui sani della stessa età. Poiché gli studi clinici su questi vaccini non comprendevano pazienti con tumori ematologici, che sono ad alto rischio di infezione grave e di complicazioni a causa del virus, è estremamente importante valutare l’efficacia del vaccino in questa popolazione.
In questo studio su 167 pazienti con leucemia linfatica cronica, solo 4 su 10 (39,5%) hanno sviluppato una risposta al vaccino positiva mediata da anticorpi; gli adulti sani (gruppo di controllo), a confronto, hanno montato una risposta immunitaria. La ricerca ha rivelato grandi variazioni nella risposta immunitaria tra i pazienti con leucemia linfatica cronica a seconda del momento in cui si trovavano nel percorso terapeutico. Per esempio, i pazienti in trattamento oncologico attivo presentavano tassi di risposta al vaccino significativamente inferiori (16%) rispetto a quelli che avevano completato le terapie ed erano in remissione (79%). Nei pazienti in monitoraggio ma non in trattamento il tasso di risposta era del 55,5%. Inoltre, la risposta al vaccino era decisamente più alta nei pazienti che avevano completato la terapia per la leucemia linfatica cronica almeno un anno prima della vaccinazione (94%), rispetto ai pazienti in trattamento nel corso dell’ultimo anno (50%).
“Nel complesso, il tasso di risposta al vaccino era significativamente più basso rispetto alla popolazione generale, il che può essere attribuito alla presenza del cancro e di alcuni trattamenti per la leucemia linfatica cronica”, afferma l’autore principale dello studio Yair Herishanu, Professore associato di Ematologia e Direttore del Servizio di CLL al Tel Aviv Sourasky Medical Center (Israele). “Sembra che nella fase di non trattamento, che chiamiamo ‘osservazione e attesa’ o in mancanza di malattia attiva, si possa ottenere il maggior beneficio dal vaccino. I pazienti che hanno montato la risposta migliore erano in remissione, il che ha senso perché il loro sistema immunitario ha avuto la possibilità di recuperare”.
Oltre a non essere in trattamento attivo, età inferiore, genere femminile e livelli normali di immunoglobulina al momento della vaccinazione sono fattori predittivi di migliori tassi di risposta al vaccino. Oltre alle risposte anticorpali al vaccino qualitativamente scarse, i pazienti con leucemia linfatica cronica mostravano anche titoli anticorpali più bassi, il che rivela che, oltre al fatto che il numero di pazienti che rispondeva al vaccino era inferiore, l’intensità della risposta era più bassa, spiega il dott. Herishanu…continua a leggere


European Journal of Cancer

TUMORI: L’11% DEI PAZIENTI RIFIUTA IL VACCINO ANTI-COVID

Francesco Cognetti, Presidente FOCE e Direttore Oncologia Medica Regina Elena di Roma: “La mancata aderenza ha invece raggiunto quasi il 20% a metà marzo, dopo lo stop temporaneo al farmaco di AstraZeneca. Il 30% di questi cittadini molto fragili muore se ospedalizzati in seguito al contagio. Serve più attenzione da parte dell’autorità regolatoria e dei media”

L’11% dei pazienti oncologici rifiuta la vaccinazione anti-Covid. I motivi? Per il 48% il timore degli effetti collaterali della profilassi, per il 26,7% la preoccupazione di possibili interazioni con la concomitante terapia antitumorale, per il 10,7% la paura di reazioni allergiche. Non solo. La decisione di sospendere uno dei vaccini disponibili, quello prodotto da AstraZeneca, nel periodo fra il 15 e il 19 marzo, ha determinato una netta flessione nella propensione di questi pazienti fragili all’immunizzazione anche con un vaccino diverso, cioè quello prodotto da Pfizer. I cittadini colpiti da cancro che hanno detto no al siero sono più che raddoppiati dopo il 15 marzo, passando dall’8,6% al 19,7%. Lo studio è in pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica “European Journal of Cancer”. Si tratta del primo report al mondo sull’aderenza dei pazienti oncologici alla vaccinazione anti-Covid ed è stato condotto fra l’1 e il 20 marzo 2021, coinvolgendo 914 persone in cura presso l’Istituto Regina Elena di Roma…continua a leggere


LE CONSEGUENZE DEL VIRUSESPERTI INDIPENDENTI OMSSTUDIO S. RAFFAELE

LA SOLITUDINE DEI PAZIENTI ONCOLOGICI È AUMENTATA DURANTE LA PANDEMIA

La solitudine e l’isolamento sociale, che possono avere effetti negativi sulla salute e sulla longevità, vengono esacerbati dalla pandemia COVID-19. Più della metà dei pazienti oncologici adulti intervistati ha provato solitudine nei mesi recenti, secondo uno studio pubblicato su CANCER, rivista peer-reviewed dell’American Cancer Society. Alcuni studi condotti prima della pandemia riportavano che i pazienti oncologici, in una percentuale compresa fra il 32% e il 47%, si sentivano soli. In quest’ultimo sondaggio, effettuato a maggio 2020, il 53% dei 606 pazienti con diagnosi di cancro è stato classificato come sofferente di solitudine…continua a leggere


ISS

L’IMPATTO DELLA VACCINAZIONE IN ITALIA: CROLLO DELL’80% DELLE INFEZIONI, DEL 90% DEI RICOVERI E DEL 95% DEI DECESSI

Nelle persone vaccinate crolla il rischio di infezione da Sars-CoV-2, di ricovero e di decesso. Questi i risultati principali ottenuti a livello nazionale dall’analisi congiunta dell’anagrafe nazionale vaccini e della sorveglianza integrata Covid-19 contenuti in un report, a cura del Gruppo di lavoro Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute “Sorveglianza vaccini Covid-19” in collaborazione con i referenti regionali…continua a leggere


CESSIONE LICENZE, 3 MILIARDI DI DOSI AI PAESI PIÙ POVERI ENTRO GIUGNO 2022 E GOVERNO DELLE EMERGENZE SANITARIE GLOBALI ALL’ONU

“Il mondo ha bisogno di un nuovo sistema internazionale per la preparazione e la risposta alle pandemie, e ne ha bisogno in fretta per impedire che future epidemie di malattie infettive diventino pandemie catastrofiche”, si legge nel report sulla gestione della pandemia Covid e sulle azioni da intraprendere per sconfiggerla definitivamente, curato dal panel internazionale di esperti istituito dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) con la risoluzione della 73esima Assemblea mondiale del 19 maggio 2020…continua a leggere


IMI

DIAGNOSI DI MELANOMA DIFFICILE SU PELLE TATUATA. BOOM DI TATUATORI ABUSIVI DURANTE LE CHIUSURE COVID

Una persona su 4 che si è sottoposta ai tatuaggi si pente della scelta, ma la ‘marcia indietro’ non è una scelta facile in un settore che, specialmente a causa delle chiusure dell’emergenza Covid, ha visto dilagare l’abusivismo, con aumentati rischi sanitari. Tanto che gli operatori del settore…continua a leggere


GLI ANTICORPI DURANO FINO A 8 MESI

Gli anticorpi neutralizzanti del virus SarsCoV2 persistono nei pazienti fino ad almeno otto mesi dopo la diagnosi di Covid-19, indipendentemente dalla gravità della malattia, dall’età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie. Chi non riesce a produrli entro i primi quindici giorni dal contagio è a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19. Sono questi i due risultati principali del più ampio studio italiano su questo tema, condotto dall’Ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), e pubblicato sulla rivista “Nature Communications”…continua a leggere


BRITISH MEDICAL JOURNAL

RITARDARE LA SECONDA DOSE DI VACCINO RIDUCE LA MORTALITÀ

Ritardare la somministrazione della seconda dose del vaccino anti Covid, affinché un numero maggiore di persone possa ricevere la prima, riduce fino a un quinto il numero dei decessi da coronavirus. E’ quanto emerge da uno studio statunitense, pubblicato sul “British Medical Journal”. Secondo lo studio, che ha simulato l’evoluzione “reale” di un modello basato su 100mila americani adulti, con la sola prima dose del vaccino, che offre l’80% di protezione dal virus, i morti sarebbero 207 su 100mila persone. Se invece si eseguisse la somministrazione della seconda dose del vaccino secondo…continua a leggere

 




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