Anno II – Numero 47 – 29 aprile 2021
Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo
Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001

Il confronto con gli altri Paesi europei nello studio dell’Imperial College London pubblicato sul “European Journal of Cancer”

I PAZIENTI ONCOLOGICI DEL REGNO UNITO PIÙ A RISCHIO DI MORTE PER COVID-19

Alessio Cortellini, uno degli autori dello studio: “I pazienti inglesi tendono ad essere più anziani, di sesso maschile e con più comorbidità, tutti fattori noti per aggravare l’andamento del virus”. David Pinato, Principal Investigator dello studio: “È necessario promuovere la vaccinazione in queste persone vulnerabili”

I pazienti affetti da cancro del Regno Unito avevano una probabilità 1.5 volte maggiore di morire in seguito alla diagnosi di COVID-19 rispetto a quelli dei Paesi europei. È il risultato di uno studio su più di 1.000 pazienti – 924 da Paesi europei e 468 dal Regno Unito – durante la prima ondata della pandemia COVID-19. Il gruppo di ricerca, condotto dall’Imperial College London, dichiara che lo studio mette in luce la necessità che i pazienti oncologici del Regno Unito abbiano la priorità della vaccinazione. Lo studio ha tracciato i dati tra il 27 febbraio e il 10 settembre 2020, in 27 centri di sei Paesi: Italia, Spagna, Francia, Belgio, Germania e Regno Unito. I risultati, pubblicati sul European Journal of Cancer, hanno mostrato che, 30 giorni dopo la diagnosi di COVID-19, il 40,38% dei pazienti oncologici del Regno Unito era morto rispetto al 26,5% dei pazienti europei. Sei mesi dopo la diagnosi di COVID-19, il 47,64% dei pazienti affetti da cancro del Regno Unito era morto, rispetto al 33,33% dei pazienti europei.
OnCovid (NCT04393974) è un registro europeo che raccoglie dall’inizio della pandemia informazioni cliniche dettagliate su pazienti oncologici affetti da COVID-19. I presupposti, che hanno mosso gli autori nell’effettuare le analisi comparative fra pazienti arruolati dai centri del Regno Unito ed i pazienti europei, si basano sull’iniziale riscontro di un elevato tasso di mortalità da COVID-19 nel Regno Unito (oltre 127.000 decessi ad aprile 2021) in generale ed anche sull’approccio differenziale nelle policy di “shielding” e minimizzazione degli accessi, messe in atto a livello nazionale da parte del National Health Service britannico.
Lo studio, pubblicato su “European Journal of Cancer”, dimostra come gli outcomes relativi al COVID-19 (a breve termine) e quelli a medio/lungo termine, verosimilmente associati alla patologia oncologica sottostante, siano peggiorativi per i pazienti del Regno Unito. Tuttavia, sia le misure di capacità ospedaliera/risposta sanitaria (tasso di ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva) che il tasso di cessazione permanente della terapia oncologica non sono risultati significativamente diversi fra i due gruppi. Ad ogni modo, come evidenziato da Alessio Cortellini, uno degli autori dello studio, i pazienti inglesi tendono ad essere più anziani, di sesso maschile e con più comorbidità, tutti fattori noti per aggravare l’andamento del COVID-19. A proposito del Regno Unito, David Pinato, Principal Investigator dello studio, ha sottolineato che i dati evidenziati confermano l’estrema fragilità dei pazienti oncologici inglesi in generale, suggerendo la necessità di promuovere la diffusione dei vaccini anti-COVID-19 in questa popolazione di pazienti vulnerabili…continua a leggere


Il rapporto

CROLLANO GLI INTERVENTI ONCOLOGICI E AL CUORE

Un calo in media del 14% degli interventi chirurgici per tumore alla mammella (classe di priorità A) ma con realtà come Marche e Friuli Venezia Giulia che hanno retto l’impatto (-2%) e come la provincia di Bolzano che addirittura li ha incrementati (+7%). Una diminuzione in media del 24% per i ricoveri per bypass aortocoronarico, ma con Regioni come la Basilicata dove al contrario sono aumentati del 5%. E ancora, un calo in tutte le Regioni degli interventi di angioplastica (-16.7%), ma con Veneto e Friuli Venezia Giulia che lo hanno contenuto a poco più del 10%. E, seppure con differenze tra Regioni, a livello italiano il 47,5% della popolazione è soddisfatto dell’assistenza sanitaria ricevuta durante la pandemia, il 29,5% dà un giudizio medio, mentre il 23% si dichiara insoddisfatto.
È questa la fotografia scattata in 10 Regioni (Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto) e nelle due Province autonome di Trento e Bolzano, durante l’emergenza pandemica da Covid-19 dal Laboratorio MeS Management e Sanità dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con il “Network delle Regioni”, che ha messo a confronto i dati del 2020 rispetto al 2019. Mantenimento del livello di servizi sanitari prodotti, giudizio dell’utenza rispetto ai servizi offerti e capacità di rilancio attraverso un’efficace politica vaccinale: questi i tre strumenti di valutazione che supportano l’analisi della capacità di resilienza di fronte all’emergenza pandemica da Covid-19…continua a leggere


ISTATLA PROPOSTAREGNO UNITO

A MARZO-APRILE 2020 COVID SECONDA CAUSA MORTE DOPO I TUMORI

Il Covid-19 “è la seconda causa di morte in Italia nel periodo marzo-aprile 2020, con un numero di decessi di poco inferiore a quello dei tumori e più del doppio di quello delle cardiopatie ischemiche”. E’ quanto rileva l’Istat. Nel periodo considerato, “oltre al Covid-19, i decessi aumentano per quasi tutte le principali cause di morte rispetto a quanto osservato nello stesso periodo del quinquennio precedente”. L’incremento più importante nella frequenza dei decessi “si osserva per polmoniti e influenza. Per questo gruppo di cause, rappresentato per oltre il 95% da polmoniti, la frequenza dei morti è tre volte superiore a quella osservata in media nel periodo…continua a leggere


LO STUDIO

LA VARIANTE INGLESE DEL COVID-19 È PIÙ TRASMISSIBILE MA NON CAUSA MALATTIA PIÙ GRAVE

La variante B.1.1.7 del Covid-19 identificata per la prima volta in Gran Bretagna, e definita come altamente contagiosa, non causa una malattia più grave nei pazienti ricoverati, secondo un nuovo studio pubblicato su “Lancet Infectious Diseases”. Il ceppo era stato identificato in Gran Bretagna alla fine del 2020 ed è diventato la variante più comune negli Stati Uniti, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. “I nostri dati, nel contesto e nei limiti di uno studio del mondo reale, forniscono una rassicurazione iniziale sul fatto che la gravità della malattia…continua a leggere


COVID PRODUCE TROMBI, ESPERTI CHIEDONO IL CAMBIO DEL NOME

Sars-Cov-2, il virus che causa la Covid-19, può causare, grazie ai trombi, un’ostruzione alla circolazione del sangue. E’ proprio per questo che una rete di ricercatori brasiliani, in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Memorias” dell’Istituto di ricerca Oswaldo Cruz, propone che la Covid-19 sia la prima infezione classificata come febbre virale trombotica. Oggi, invece, è classificata come Sars, cioè come sindrome respiratoria acuta grave. Il lavoro è firmato da specialisti in terapia intensiva, cardiologia, ematologia, virologia, patologia…continua a leggere


OMS

“ALTRE 19 VARIANTI SOTTO OSSERVAZIONE”

Oltre alle 3 varianti di coronavirus che destano preoccupazione – inglese, sudafricana e brasiliana – finora sono state “6 le varianti designate come di interesse (Voi) e altre 19 sono attualmente in corso di indagine”, sotto osservazione. A fare il punto è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in un focus del suo aggiornamento settimanale sul Covid. Soprattutto “finché l’incidenza globale rimane elevata” con il contagio che continua a correre, avverte l’OMS,…continua a leggere


COVID, STUDIO SU GIOVANI GUARITI DA REINFETTARE

Giovani sani guariti da Covid-19 verranno riesposti al coronavirus pandemico per capire come il sistema immunitario reagisce a un ‘nuovo incontro’ con il patogeno. Lo studio partirà questo mese nel Regno Unito, con l’obiettivo di progettare test, terapie e vaccini più efficaci contro l’infezione. Il trial – sostenuto dal Wellcome Trust e coordinato da Helen McShane dell’Università di Oxford – arruolerà fino a 64 volontari di età compresa fra 18 e 30 anni, che trascorreranno 17 giorni in un’unità di quarantena allestita in contesto ospedaliero e saranno sottoposti a numerose analisi, inclusi esami polmonari. La reinfezione…continua a leggere


EMA-Ecdc

TASK FORCE PER MONITORARE I VACCINI IN EUROPA

L’agenzia europea dei medicinali (EMA) e il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) uniscono le forze per migliorare il monitoraggio dei vaccini anti-Covid in Europa, dopo il loro lancio sul mercato. Ad annunciarlo è l’EMA parlando dell’avvio di una nuova iniziativa finalizzata a rafforzare questo aspetto, concentrandosi su sicurezza, efficacia e impatto dei vaccini nell’Ue e nello Spazio economico europeo (See). Gli studi su larga scala e coordinati congiuntamente a livello europeo “sono uno strumento essenziale per monitorare da vicino le prestazioni di questi nuovi” prodotti…continua a leggere

 




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