|  | | | | Anno II – Numero 45 – 15 aprile 2021 |
| | | | Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo | | Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001 |
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| Il sondaggio della American Society for Radiation Oncology
ASTRO: “PIÙ DIAGNOSI DI TUMORE IN STADIO AVANZATO A CAUSA DELLA PANDEMIA”
Vittorio Donato, Presidente Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica (AIRO): “I colleghi di oltreoceano si sono ritrovati ad aprile 2020 a dover rinviare ben il 92% dei trattamenti. In Italia ci siamo fatti trovare pronti fin dagli albori dell’emergenza sanitaria, per assicurare i trattamenti radioterapici, in piena sicurezza, ai pazienti con tumore. A maggio 2020, secondo i dati di AIRO, la riduzione dell’attività clinica era inferiore al 30% in 9 Centri di radioterapia oncologica su 10” | Un nuovo sondaggio della American Society for Radiation Oncology (ASTRO) evidenzia che stanno aumentando i pazienti con tumori in stadio avanzato rispetto al periodo pre-pandemia COVID-19. Il sondaggio nazionale tra gli specialisti della radioterapia, realizzato quest’inverno, indica inoltre che i ritardi dei trattamenti e i rinvii frequenti un anno fa si sono in gran parte attenuati e che i centri continuano a utilizzare misure di sicurezza avanzate per proteggere i pazienti e lo staff. “Dopo un anno di pandemia, riscontriamo un calo degli screening e delle diagnosi dovuto al Covid-19,” afferma Thomas J. Eichler, Chair of the ASTRO Board of Directors.
Effetti della pandemia sulla cura del cancro Due terzi dei radioterapisti oncologi (66%) hanno dichiarato che i nuovi pazienti presentano tumori in stadi più avanzati. Circa 3/4 (73%) hanno affermato che i medici nella loro pratica stanno osservando pazienti non sottoposti a screening oncologici e numerosi hanno anche evidenziato che i pazienti hanno dovuto sospendere la radioterapia a causa della pandemia (66%). “Poiché la pandemia e il cancro causano danni sproporzionatamente maggiori nella popolazione nera e in altre comunità svantaggiate dal punto di vista medico, questi tassi possono aumentare nelle comunità vulnerabili,” ha aggiunto il dott. Eichler. I protocolli di sicurezza avanzati rimangono molto diffusi nelle cliniche radioterapiche. Mascherine per i pazienti e per lo staff (99%), distanziamento sociale in clinica (100%) e controllo dei pazienti e dello staff per l’esposizione a COVID-19 (95%) sono quasi universali. Anche aumento della sterilizzazione (93%), schermi facciali per lo staff durante le procedure (80%) e politiche anti-visitatori (73%) sono diffusi. “La sicurezza è al centro della radioterapia oncologica e le cliniche si sono adattate rapidamente, adottando misure protettive che mantengano in sicurezza lo staff e i pazienti nei confronti dell’esposizione al COVID-19,” ha affermato il dott. Eichler. Il sondaggio rivela inoltre che i centri hanno in gran parte smesso di rinviare o posticipare i trattamenti radioterapici. Solo il 15% ha riportato di aver posticipato i trattamenti in gennaio/febbraio 2021, rispetto al 92% di aprile 2020. In modo simile, il 12% ha riferito di aver rinviato tutte le visite di nuovi pazienti nel 2021, rispetto al 75% delle prime settimane della pandemia. Quattro centri su dieci presentano ancora nei primi mesi del 2021 difficoltà di accesso ai dispositivi di protezione personale, al disinfettante per le mani per uso medico, o ad altre forniture fondamentali. In modo più allarmante, numerosi medici hanno affermato che la vaccinazione anti COVID-19 nei loro centri era limitata dall’accesso al vaccino (53%) e dall’incertezza nei confronti della vaccinazione da parte dello staff (59%) e dei pazienti (52%). L’alto tasso di incertezza rispecchia il fatto che più della metà degli operatori sanitari in prima linea negli Stati Uniti non erano vaccinati all’inizio di marzo 2021. ASTRO si è unita alla coalizione guidata dall’American Cancer Society e dal National Comprehensive Cancer Network per incoraggiare gli americani a riprendere gli screening oncologici e i trattamenti, sottolineando che il cancro non aspetta che finisca la pandemia. ASTRO ha inoltre aggiornato le linee guida cliniche per COVID-19 comprendendo il sostegno alla vaccinazione contro il COVID-19 per le persone in radioterapia, a condizione che non presentino un aumento del rischio di reazione al vaccino. I pazienti sono invitati a consultare i radioterapisti oncologi per quanto riguarda i tempi e la location dove effettuare l’iniezione…continua a leggere
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Rapporto AGENAS-MeS
ANALISI DELLE PRESTAZIONI EFFETTUATE DAL SSN PER ORGANIZZARE UNA COMPLETA RIPARTENZA DEI SERVIZI
| L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), in collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna, ha prodotto un’analisi preliminare delle prestazioni effettuate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), sia in regime ospedaliero sia in ambito di specialistica ambulatoriale, mettendo a confronto i dati dei primi mesi del 2020, in piena emergenza epidemiologica, con quelli dello stesso periodo 2019. I risultati sono messi a disposizione di tutti gli stakeholder sulla sezione “Resilienza” del portale Covid-19 dell’AGENAS.
Nei primi sei mesi del 2020 rispetto al 2019 i ricoveri urgenti sono calati del 28,3%, in numeri un milione e duecentomila pazienti sono rimasti fuori dagli ospedali (sono stati ricoverati 3,1 milioni di persone nel 2020, contro i 4,3 del 2019). Mentre i ricoveri ordinari segnano un meno 50%. Non solo, in nove mesi, da gennaio a settembre 2020, si sono persi ben 52 milioni di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche: un calo di circa il 30%. Con Regioni come la Basilicata dove il crollo è stato ben del 67,7%. È saltato mediamente circa uno screening mammografico su tre (-30,3%), e con differenze regionali importanti. In regioni come la Sardegna e la Calabria, ad esempio, quasi la metà delle prestazioni è rimasta al palo (circa -40%). La battuta di arresto ha colpito anche gli interventi chirurgici per tumore al seno, mediamente sono calati del 22%, e anche in questo caso con importanti differenze tra Regione e Regione: si va dal -62,7% del Molise, al -52,3% della provincia di Trento e al -35% della Lombardia, a Regioni come Lazio e Sardegna dove al contrario l’attività chirurgica anche se di poco è aumentata…continua a leggere
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| COVID-19 AND CANCER CONSORTIUM | AIFA-ISS | JAMA | FATTORI ASSOCIATI ALLA GRAVITÀ DELL’INFEZIONE DA COVID-19 TRA I PAZIENTI ONCOLOGICI
Petros Grivas del Dipartimento di Medicina, Divisione di Oncologia Medica, Università di Washington Clinical Research Division, Fred Hutchinson Cancer Research Center, Seattle Cancer Care Alliance di Seattle, US e colleghi il 18 marzo 2021 hanno riportato su Annals of Oncology i risultati di una coorte di pazienti oncologici affetti da COVID-19 compresi nel COVID-19 and Cancer Consortium (CCC19). Tra i 4.966 pazienti con COVID-19 e storia di cancro o malattia oncologica attiva, il 58% è stato ricoverato in ospedale e il 14% è morto entro 30 giorni. Età avanzata, sesso maschile, obesità, comorbilità, etnia nera e ispanica erano associati a infezione da COVID-19 più grave. Inoltre, basso punteggio ECOG performance status (PS), tumore ematologico e chemioterapia citotossica recente erano associati a COVID-19 più grave. Gli autori hanno riferito nel background che i pazienti oncologici comprendono una popolazione eterogenea. La maggiore conoscenza dei fattori di rischio associati agli effetti di COVID-19 può aiutare a guidare la gestione clinica di questi pazienti. Sfruttando le informazioni dettagliate provenienti da circa 5.000 pazienti oncologici con COVID-19, i ricercatori del consorzio internazionale CCC19 hanno valutato l’ipotesi che caratteristiche demografiche specifiche, fattori clinici e rilevamenti di laboratorio siano associati alla gravità di COVID-19. Hanno inoltre analizzato l’impatto di specifiche terapie anticancro sulla gravità dell’infezione da COVID-19 e sulla mortalità per tutte le cause a 30 giorni. Nell’analisi sono stati inclusi i pazienti con malattia attiva o con storia di cancro e infezione da SARS-CoV-2 confermata in laboratorio tra il 17 marzo e il 18 novembre 2020. Il risultato principale era la gravità dell’infezione da COVID-19 misurata su una scala che prevedeva: assenza di complicazioni, ricovero in ospedale, ricovero in terapia intensiva, ventilazione meccanica, morte entro 30 giorni. Modelli di regressione multivariabile comprendevano caratteristiche demografiche, stato del cancro, terapie anticancro e tempistiche, terapie anti-COVID-19 e rilevamenti di laboratorio tra i pazienti…continua a leggere | “PLASMA IPERIMMUNE NON RIDUCE IL RISCHIO DI PEGGIORAMENTO RESPIRATORIO O MORTE PER COVID”
Si è conclusa l’analisi dei dati dello studio clinico randomizzato e controllato chiamato TSUNAMI, promosso da ISS (Istituto Superiore di Sanità) e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e coordinato da ISS, sul ruolo terapeutico del plasma convalescente nei pazienti che hanno sviluppato malattia COVID-19. Lo studio ha confrontato l’effetto del plasma convalescente ad alto titolo di anticorpi neutralizzanti (³1:160), associato alla terapia standard, rispetto alla sola terapia standard in pazienti con COVID-19 e polmonite con compromissione ventilatoria da lieve a moderata (definita da un rapporto PaO2/FiO2 tra 350 e 200). Hanno partecipato allo studio 27 centri clinici distribuiti in tutto il territorio nazionale che hanno arruolato 487 pazienti (di cui 324 in Toscana, 77 in Umbria, 66 in Lombardia e 20 da altre regioni). Le caratteristiche demografiche, le comorbidità esistenti e le terapie concomitanti sono risultate simili nei due gruppi di pazienti, 241 assegnati al trattamento con plasma e terapia standard (231 valutabili), e 246 alla sola terapia standard (239 valutabili)...continua a leggere
LA RICERCA
NEL 2020 MENO STUDI CLINICI A CAUSA DELLA PANDEMIA La pandemia non solo ha minato le terapie attuali per molte malattie ‘non Covid’, ma rischia di compromettere anche quelle future. Secondo uno studio del Penn State College of Medicine pubblicato sulla rivista “Clinical and Translational Science” nel mondo il tasso di completamento degli studi clinici è calato tra aprile e ottobre del 2020 tra il 13% e il 23%, dopo che nei primi mesi dell’anno il calo era stato dell’80%. I ricercatori hanno esaminato oltre 117mila test clinici in corso in Usa, Europa, Asia e altre regioni, per determinare come le misure di contenimento e i problemi finanziari…continua a leggere | UN PAZIENTE SU 10 HA POSTUMI 8 MESI DOPO AVER CONTRATTO IL VIRUS
Anche se lievi le infezioni Covid-19 possono avere un impatto a lungo termine. Uno studio del Danderyd Hospital e del Karolinska Institutet in Svezia ha scoperto che otto mesi dopo una forma lieve di Covid-19, una persona su dieci presenta ancora almeno un sintomo da moderato a grave che viene percepito negativamente per l’impatto sulla propria vita lavorativa, sociale o domestica. I sintomi a lungo termine più comuni sono perdita dell’olfatto, del gusto e stanchezza. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista JAMA. Dalla primavera del 2020, i ricercatori hanno condotto il cosiddetto studio Community con lo scopo di esaminare l’immunità dopo Covid-19. Nella prima fase dello studio sono stati raccolti campioni di sangue da 2.149 dipendenti del Danderyd Hospital, di cui circa il 19 per cento aveva anticorpi contro SARS-CoV-2. Da allora sono stati raccolti campioni di sangue ogni quattro mesi e i partecipanti allo studio hanno risposto a questionari riguardanti i sintomi a lungo termine e il loro impatto sulla qualità della vita. Nel terzo follow-up nel gennaio 2021, il team di ricerca ha esaminato i sintomi “auto-segnalati” a lungo termine e il loro impatto sulla vita lavorativa, sociale e domestica per i partecipanti che avevano avuto un’infezione Covid-19 lieve almeno otto mesi prima. Questo gruppo era composto da 323 operatori sanitari (83 per cento donne, età media 43 anni) ed è stato confrontato con 1.072 operatori sanitari (86 per cento donne, età media 47 anni) che non hanno avuto Covid-19 durante il periodo di studio. I risultati mostrano che il 26 per cento di coloro che avevano precedentemente avuto Covid-19, rispetto al 9 per cento nel gruppo di controllo, aveva almeno un sintomo da moderato a grave che è durato più di due mesi e che l’11 per cento, rispetto al 2 per cento nel gruppo di controllo, ha avuto almeno un sintomo con impatto negativo sulla vita lavorativa, sociale o domestica che è durato almeno otto mesi. “Abbiamo studiato – spiega Charlotte Thalin, medico specialista e capo ricercatore per lo studio Community presso il Danderyd Hospital e il Karolinska Institutet – la presenza di sintomi a lungo termine dopo Covid-19 lieve in un gruppo…continua a leggere |
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