Anno II – Numero 39 – 4 marzo 2021
Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo
Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001

I risultati di un sondaggio in 4 centri francesi pubblicato su “Annals of Oncology”

LA MAGGIOR PARTE DEI PAZIENTI ONCOLOGICI VUOLE LA VACCINAZIONE CONTRO IL COVID-19

Un numero non trascurabile di persone colpite da cancro però rifiuta l’immunizzazione. Massimo Di Maio, Segretario AIOM: “È importante dedicarsi alla comunicazione anche su questo tema. Da mesi è stata sottolineata dalle società scientifiche, inclusa AIOM, la necessità di dare priorità ai pazienti in trattamento attivo”

Per organizzare nel modo migliore la futura campagna di vaccinazione tra i pazienti in trattamento o in monitoraggio per il cancro, un gruppo di ricercatori francesi ha valutato la disponibilità alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2 in questa popolazione. Hanno condotto un sondaggio trasversale tra gli ambulatori di quattro centri oncologici francesi e hanno riscontrato che la maggioranza dei pazienti in trattamento oncologico attivo o sottoposti a monitoraggio è disposta a farsi vaccinare contro il COVID-19. I risultati sono stati pubblicati il 29 gennaio 2021 su Annals of Oncology. Gli autori hanno evidenziato nel background che i pazienti con il cancro presentano un rischio maggiore variabile, ma confermato, di sviluppare il COVID-19 in forma grave. Sostengono che i pazienti oncologici dovrebbero essere considerati una popolazione target per la vaccinazione, nonostante siano stati esclusi dai primi studi. Il Gruppo di studio ha condotto il sondaggio trasversale con un questionario cartaceo anonimo dall’11 novembre al 12 dicembre 2020. Dei 1.244 questionari consegnati, ne sono stati restituiti 999 (80,3%). La popolazione che li ha compilati comprendeva il 56,1% di donne, e l’età media era 67 anni (range, 18-97). Tra gli intervistati, il 47% era in trattamento attivo (chemioterapia o immunoterapia e/o radioterapia), il 40% era sottoposto a monitoraggio e il 13% era in terapia ormonale. La maggior parte dei pazienti del sondaggio era stata vaccinata contro l’influenza nel 2020 (54,3%) o negli anni precedenti (52,2%). Una percentuale molto bassa ha riportato di aver contratto il COVID-19 (2,8%).
Tra gli intervistati, 536 (53,7%) hanno riferito la loro intenzione di sottoporsi alla vaccinazione appena disponibile, mentre 297 (29,7%) hanno sostenuto di non essere ancora pronti ma avrebbero potuto cambiare idea. Tuttavia 166 pazienti hanno dichiarato di rifiutare decisamente la vaccinazione (16,6%).  Tra i pazienti favorevoli alla vaccinazione, i motivi principali erano il timore per la propria salute (76,9%), il desiderio di proteggere i familiari (49,9%), il senso di responsabilità collettiva (45,6%) e il desiderio di ritornare a una vita normale (38,7%). Tra i pazienti indecisi sulla vaccinazione, gli argomenti che potrebbero risultare convincenti erano la disponibilità di maggiori informazioni sull’efficacia (59,4%), sulla sicurezza (50,3%), sul tipo di vaccino utilizzato (35,2%) e solo nel 7,4% la responsabilità collettiva o il ritorno alla vita normale. Tra i pazienti contrari alla vaccinazione, le motivazioni principali erano la mancanza di fiducia nei risultati scientifici (88%), il timore degli effetti collaterali (30%) e la convinzione che il COVID-19 sia benigno solo per una bassa percentuale di intervistati (3,6%). I predittori dell’accettazione del vaccino nelle analisi multivariate erano la cronologia storica della vaccinazione anti-influenzale, il sesso maschile e l’età superiore a 69 anni. La maggior parte degli intervistati ritiene che gli oncologi siano qualificati a consigliare i pazienti relativamente alla vaccinazione. Gli autori hanno sottolineato che gli studi stratificati secondo il tipo di trattamento e il tipo di vaccino costituiscono una priorità per la comunità oncologica internazionale.

Il commento di Massimo Di Maio, Segretario AIOM

La lettera degli autori francesi, pubblicata da Annals of Oncology, solleva diverse problematiche attuali e interessanti. In primis, il dibattito (non solo scientifico, ma sociale) relativo all’opportunità di offrire la vaccinazione anti-SARS-CoV-2 ai pazienti oncologici in quanto categoria a rischio è un dibattito mondiale, e riguarda anche i pazienti italiani. Da mesi, è stata sottolineata dalle società scientifiche (inclusa AIOM) la necessità di dare priorità ai pazienti oncologici, in quanto a maggiore rischio di sviluppare un’infezione severa e potenzialmente pericolosa per la vita. Come noto, la priorità assoluta a livello di popolazione è stata data agli operatori sanitari, ed immediatamente dopo agli ultra80enni…continua a leggere


Le Regioni

CORONAVIRUS: D’AMATO, “AL VIA LE VACCINAZIONI A IFO-REGINA ELENA AI PAZIENTI ONCO-EMATOLOGICI”

Francesco Cognetti, Presidente FOCE: “Altre Regioni seguano l’esempio virtuoso del Lazio. È una battaglia di civiltà”

Hanno presto il via lunedì 1 marzo le vaccinazioni ai pazienti oncologici ed ematologici presso l’Istituto Tumori IFO – Regina Elena alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, del direttore generale di IFO, Francesco Ripa di Meana, e del prof. Francesco Cognetti, presidente di FOCE (Federazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi) e direttore Oncologia Medica del ‘Regina Elena’. Saranno oltre 3.000 i pazienti in cura al Regina Elena, cui si aggiungeranno i pazienti del San Gallicano in cura per patologie gravi e con terapie immunosoppressive. In meno di 4 settimane si conta di completare la somministrazione alle persone individuate dai responsabili delle unità cliniche degli IFO. Gli IFO si confermano, anche in questa battaglia contro la diffusione del Covid-19, centro di riferimento per i pazienti ultravulnerabili affetti dalle patologie oncologiche, ematologiche e in cura con farmaci immunosoppressivi presso gli Istituti. “E’ un segnale importante dell’attenzione rivolta alle categorie più fragili e vulnerabili – ha spiegato l’Assessore D’Amato –. Voglio ringraziare tutti gli operatori che in questi mesi sono sempre stati in prima linea per il contrasto alla pandemia e per proteggere le categorie più fragili”. “Ringrazio tutti gli operatori per quanto stanno facendo in questa lotta contro il tempo – ha dichiarato il direttore generale IFO, Ripa di Meana – e tutti coloro, Ministero, Regione e professionisti, che si sono impegnati per accelerare la vaccinazione ai pazienti ultravulnerabili.”...continua a leggere


INTERNATIONAL HPV AWARENESS DAYGENITOURINARY CANCERS SYMPOSIUMOMS

“IN ITALIA SIA IL 1° PAESE IN EUROPA AD ELIMINARE I TUMORI DA HPV”. DA ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI, CLINICI E GIOVANI UN MANIFESTO IN 4 PUNTI

L’Italia può essere il primo Paese in Europa a eliminare tutti i tumori causati dall’HPV (o Papillomavirus) e raggiungere così l’obiettivo proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ECO (European Cancer Organization) e dalla Commissione Europea nello Europe’s Beating Cancer Plan. È possibile realizzarlo con degli interventi specifici su quattro punti di politica sanitaria: 1. potenziare e rendere i servizi di prevenzione vaccinale e gli screening più accessibili; 2. avviare campagne informative e di sensibilizzazione rivolte all’intera popolazione; 3. promuovere programmi di prevenzione primaria e secondaria dei tumori in modo da garantire a tutti l’accesso in sicurezza alle opportunità offerte dal nostro sistema sanitario nazionale; 4. monitorare, con cadenza almeno semestrale, i livelli di copertura vaccinale e screening attraverso nuovi strumenti digitali. Sono queste le proposte, indirizzate al Governo e alla…continua a leggere



JAMA

DAL PLASMA DEI GUARITI NO IMPATTO SU MORTALITA’

“Il trattamento” di Covid-19 “con plasma convalescente, rispetto a placebo o allo standard di cura, non risulta significativamente associato a una diminuzione della mortalità per tutte le cause o ad alcun beneficio per altri esiti clinici”. È la conclusione di una metanalisi pubblicata online su ‘Jama’, che ha preso in considerazione i dati provenienti da “4 trial clinici randomizzati peer-reviewed condotti su un totale di 1.060 pazienti”, e da “altri 6 trial clinici randomizzati disponibili pubblicamente su un totale di 10.722 pazienti”.  L’autore corrispondente del lavoro è Lars G. Hemkens, del Dipartimento di Ricerca clinica dell’Ospedale universitario di Basilea in Svizzera…continua a leggere


CONSEGUENZE DEL RINVIO DELLA CHIRURGIA NEL CARCINOMA A CELLULE RENALI DURANTE LA PANDEMIA

Durante il picco della pandemia COVID-19, numerosi interventi chirurgici elettivi nel carcinoma a cellule renali sono stati rinviati, con conseguenze sconosciute sui risultati per i pazienti. In uno studio retrospettivo i ricercatori del Rutgers Cancer Institute of New Jersey hanno analizzato l’impatto dei ritardi chirurgici in questi pazienti negli Stati Uniti, utilizzando il Database oncologico nazionale per determinare i risultati dei pazienti sottoposti a chirurgia a 3 mesi e oltre dalla diagnosi. I risultati sono stati presentati da Srivastava e colleghi in occasione del Genitourinary Cancers Symposium 2021, che si è svolto recentemente (Abstract 283).

Background dello studio

Il COVID-19 ha completamente trasformato la società e, in molti casi, ha creato problemi nella fornitura di assistenza sanitaria. Nel tentativo di preservare le risorse sanitarie e contrastare la crescita esponenziale della pandemia, gli ospedali hanno rinviato gli interventi chirurgici non urgenti. Tra questi, gli interventi potenzialmente curativi nel tumore del rene – nefrectomia parziale e radicale. Presso il Rutgers Cancer Institute of New Jersey, gli interventi chirurgici sono stati rinviati da 1 a 3 mesi durante il picco della pandemia in New Jersey. Lo scopo dei ricercatori era capire l’effetto di questi ritardi sui pazienti e sulle loro condizioni a livello oncologico. In base a studi In base a studi precedenti, le piccole masse renali (al di sotto dei 4 cm) possono essere monitorate in sicurezza per alcuni mesi. Questo studio si è focalizzato in modo particolare sulle masse più grandi (T1b­–T2b), ancora limitate al rene. Per i pazienti con questi tumori, l’impatto è meno...continua a leggere




“NO ALL’USO DI IDROSSICLOROCHINA IN PREVENZIONE”

Idrossiclorochina “fortemente sconsigliata” come ‘scudo’ anti-Covid dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Il farmaco antinfiammatorio “non dovrebbe essere usato per prevenire l’infezione nelle persone che non hanno il Covid-19”, scrive un gruppo di esperti dell’OMS sul ‘British Medical Journal’. Non solo: il medicinale, utilizzato nel trattamento della malaria e di malattie autoimmunitarie come artrite reumatoide o lupus, “non è più una priorità della ricerca” contro il coronavirus Sars-CoV-2. “Le risorse dovrebbero concentrarsi su altri farmaci più promettenti”. Una stroncatura espressa come “forte raccomandazione”, che “si basa su evidenze ad alto livello di certezza” emerse da “6 studi randomizzati controllati che hanno coinvolto oltre 6mila partecipanti, con e senza esposizione nota a una persona positiva a Covid”…continua a leggere



ISS

TRACCE DELLE VARIANTI INGLESE E BRASILIANA NELLE ACQUE DI SCARICO

Le varianti del virus Sars-Cov-2 inglese e brasiliana sono state individuate per la prima volta nelle acque di scarico del nostro Paese. La ricerca, prima in assoluto sulle varianti in reflui urbani in Italia e tra le prime al mondo, è stata condotta dal gruppo di lavoro coordinato da Giuseppina La Rosa del Dipartimento Ambiente e Salute e da Elisabetta Suffredini del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica Veterinaria dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico della Puglia e della Basilicata. I risultati dello studio dimostrano che le acque di scarico possono essere un utile strumento per valutare la circolazione delle varianti di Sars-CoV-2 nei centri urbani. Per consentire uno screening rapido, pratico e semplice delle varianti circolanti nella popolazione italiana è stato sviluppato…continua a leggere


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