Anno II – Numero 35 – 4 febbraio 2021
Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo
Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001

Convegno Nazionale sullo stato della cura del cancro in Italia

TUMORI: IN 10 ANNI +37% DI PAZIENTI VIVI DOPO LA DIAGNOSI
MA OLTRE 2 MILIONI DI SCREENING IN MENO NEI PRIMI 9 MESI DEL 2020

Giordano Beretta, Presidente AIOM: “I ritardi nelle diagnosi precoci possono causare un aumento della mortalità. I programmi di prevenzione siano riavviati quanto prima e finanziati con più risorse. Servono fondi anche per l’assistenza domiciliare, attivata solo dal 68% dei centri”. Un documento sul ruolo dell’oncologo

Oggi, in Italia, sono circa 3,6 milioni (3.609.135, il 5,7% dell’intera popolazione) i cittadini vivi dopo la diagnosi di tumore, con un incremento del 37% rispetto a 10 anni fa. Almeno un paziente su quattro (quasi un milione di persone) è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Risultati importanti, ottenuti grazie a terapie sempre più efficaci e alle campagne di prevenzione, che però rischiano di essere compromessi dalla pandemia. In particolare è evidente l’impatto del Covid-19 sui programmi di prevenzione secondaria. Nei primi nove mesi del 2020 sono stati eseguiti oltre due milioni (2.118.973) esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si stanno accumulando e che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.793 in meno) e del colon-retto (1.168 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (oltre 6.600 adenomi avanzati del colon-retto non individuati) o del cancro della cervice uterina (2.383 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). “Se la situazione si prolunga, diventa concreto il rischio di un maggior numero di diagnosi di cancro in fase avanzata, con conseguente peggioramento della prognosi, aumento della mortalità e delle spese per le cure”. È l’allarme di Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, nel convegno nazionale sullo “Stato dell’Oncologia in Italia”, organizzato dalla società scientifica in forma virtuale oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro il cancro (World Cancer Day). Lo slogan dell’evento globale, per il triennio 2019-2021, è “I am and I will”, per evidenziare l’impegno di ognuno nella lotta contro la malattia, con particolare attenzione proprio alla prevenzione e agli screening. 
“Il ritardo diagnostico accumulato si sta allungando ed è pari a 4,7 mesi per le lesioni colorettali, a 4,4 mesi per quelle della cervice uterina e a 3,9 mesi per carcinomi mammari – ha affermato il Presidente Beretta -. Sono le conseguenze indirette della pandemia. Queste latenze e le relative lesioni non individuate dipendono sia dal minore numero di persone invitate che dalla minore adesione da parte della popolazione durante la pandemia, per timore del contagio. L’utilizzo dei dispositivi di protezione, l’intensificazione delle procedure di sanificazione e la necessità di mantenere il distanziamento fisico anche nelle sale di attesa hanno dilatato il tempo necessario tra un esame di screening e l’altro, con conseguente riduzione del numero di sedute disponibili. Inoltre, in diversi contesti, già in epoca pre-Covid il personale allocato ai programmi di prevenzione secondaria era appena sufficiente a svolgere l’attività di base. E, in alcune Regioni, il personale, che durante la prima ondata del virus era stato riconvertito a supporto dell’emergenza, non è stato ancora completamente riallocato allo screening, di fatto minando la capacità di ripresa dei programmi”.
“Chiediamo – ha spiegato Giordano Beretta -, da un lato, che sia mantenuta la completa separazione dei percorsi fra pazienti Covid e non Covid, perché le cure anti-cancro devono continuare in sicurezza anche durante la pandemia. Dall’altro lato, sono necessari il riavvio immediato degli screening in tutte le Regioni e una loro radicale ristrutturazione, anche con l’acquisto di nuove apparecchiature e l’assunzione di personale. Una parte delle risorse per la sanità ricavate dal Recovery Fund può essere destinata al rafforzamento delle campagne di prevenzione, sia primaria che secondaria. Non solo. Una quota consistente dei finanziamenti dovrebbe essere indirizzata anche al potenziamento della telemedicina e al rafforzamento dell’assistenza domiciliare oncologica, creando percorsi definiti di collaborazione con la medicina di famiglia e con le strutture di cure intermedie...continua a leggere


La giornata promossa da UICC

WORLD CANCER DAY 2021

Nel 2020, nel mondo, sono stati stimati quasi 20 milioni di nuove diagnosi di tumore. La giornata mondiale contro il cancro, che si celebra ogni anno il 4 febbraio, è promossa dall’Unione Internazionale Contro il Cancro (Union for International Cancer Control, UICC), organizzazione non governativa che rappresenta più di 1.200 associazioni impegnate nella lotta ai tumori in oltre 170 Paesi. Una campagna mondiale per creare consapevolezza e cultura su tumori, prevenzione e ricerca scientifica, con l’obiettivo di spingere i governi e i singoli cittadini ad attivarsi e mobilitarsi nella lotta contro il cancro.
Per sottolineare l’importanza del World Cancer Day, l’UICC dà voce e ringrazia gli infermieri, i medici, gli sperimentatori, i volontari, le associazioni dei pazienti e tutti gli altri caregiver in ambito oncologico in tutto il mondo, oltre alle agenzie governative, che hanno lavorato durante la pandemia causata dal COVID-19.
Il tema “I Am and I Will” del World Cancer Day racchiude lo straordinario spirito e la forza della comunità oncologica. Le storie registrate in quest’ultimo anno sono presentate oggi, in occasione del World Cancer Day, attraverso testimonianze e articoli raccolti in una pagina dedicata sul sito web ufficiale. Queste storie evidenziano che la pandemia, sebbene stia minando i progressi finora ottenuti nella lotta contro il cancro, ha creato anche l’opportunità di affrontare la debolezza di molti sistemi sanitari nazionalicontinua a leggere


NATIONAL COMPREHENSIVE CANCER NETWORKIL RAPPORTO ISSLE ISTITUZIONI

NUOVE RACCOMANDAZIONI PER VACCINARE I PAZIENTI ONCOLOGICI CONTRO IL COVID-19

Il National Comprehensive Cancer Network (NCCN) ha rilasciato le nuove linee guida sulla vaccinazione contro il COVID-19 nei pazienti oncologici. L’alleanza no-profit di vari centri oncologici maggiori ha creato il “NCCN COVID-19 Vaccine Committee”, che include esperti in ematologia e oncologia con particolare esperienza in malattie infettive, sviluppo e somministrazione di vaccini, etica medica e tecnologia dell’informazione sanitaria. Le raccomandazioni possono aiutare i sanitari ad assumere decisioni informate su come proteggere i pazienti dall’attuale pandemia di COVID-19, sulla base dell’evidenza disponibile e del consenso di esperti. Le raccomandazioni del Comitato stabiliscono che tutte le persone attualmente in trattamento attivo per un tumore dovrebbero essere vaccinate, prestando attenzione ad alcuni consigli su immunosoppressione e tempistica. La documentazione completa può essere consultata sul sito: nccn.org/covid19, assieme ad altre importanti informazioni sull’impatto del COVID-19 sulle cure oncologichecontinua a leggere



IL MINISTERO DELLA SALUTE

ALLARME VARIANTI, “PROTEG-GERE ANCHE I VACCINATI E I GUARITI”

Dare priorità alla ricerca e alla gestione dei contatti di casi COVID-19 sospetti/confermati da variante e identificare tempestivamente sia i contatti ad alto rischio (contatti stretti) che quelli a basso rischio. È quanto prevede la nuova circolare del Ministero della Salute sulla diffusione delle varianti di SarsCov2. Si indica inoltre di eseguire un test molecolare ai contatti (ad alto e basso rischio) il prima possibile dopo l’identificazione e al 14° giorno di quarantena, per un ulteriore rintraccio di contatti, “considerando la maggiore trasmissibilità delle varianti”, e di “non interrompere la quarantena al decimo giorno”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’emergenza di nuove varianti di SarsCov2 “sottolinea l’importanza, per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, di aderire rigorosamente alle misure di controllo sanitarie e socio-comportamentali”, indica la nuova circolare del Ministero…continua a leggere



NELLA SECONDA ONDATA SCENDE LA LETALITA’: 2,4% CONTRO IL 6,6% DI FEBBRAIO-MAGGIO

La letalità del Covid-19 in Italia nella seconda fase dell’epidemia è del 2,4%, più bassa rispetto a quella della prima fase durante la quale però l’accessibilità rallentata ai test diagnostici e la diversa distribuzione geografica dei casi potrebbero aver fornito un dato distorto. Il calcolo è contenuto in un nuovo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (“Il case fatality rate dell’infezione SARS-CoV-2 a livello regionale e attraverso le differenti fasi dell’epidemia in Italia”), dove sono presentate anche le stime a livello regionale e in riferimento alle diverse fasi dell’epidemia, da cui emerge che le differenze tra regioni appaiono meno evidenti alla luce delle differenze della struttura demografica e della diffusione dell’epidemia nel tempo. Secondo il report tra i casi confermati diagnosticati fino a ottobre, la percentuale di decessi standardizzata per sesso ed età (il cosiddetto ‘Case Fatality Rate o CFR) è stata complessivamente del 4,3%, con ampie variazioni nelle diverse fasi dell’epidemia: 6,6% durante la prima fase (febbraio-maggio 2020), 1,5% nella seconda fase (giugno-settembre 2020) e 2,4% tra i casi diagnosticati nel mese di ottobre 2020.
I dati regionali
Lo studio è stato condotto utilizzando il database dei casi COVID-19 confermati con test molecolare e notificati al sistema di sorveglianza da inizio epidemia (20 febbraio 2020) al 31 ottobre 2020 dalle regioni/PA. In particolare, sono stati conteggiati i decessi avvenuti entro 30 giorni dalla diagnosi, e il CFR è stato calcolato standardizzando i tassi per tener conto delle differenze regionali nella struttura demografica della casistica. Il CFR standardizzato presenta una variabilità a livello regionale, con i più alti valori osservati in Lombardia (5,7%) ed Emilia-Romagna (5,0%), mentre i livelli più bassi sono stati osservati in Umbria (2,3%) e Molise (2,4%). “Nell’interpretare le differenze regionali di CFR è importante tenere in considerazione la tempistica con cui l’epidemia si è manifestata nei diversi ambiti territoriali..
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NASCE IL CONSORZIO ITALIANO PER STUDIARE LA GENETICA DEL VIRUS

“Le varianti di Covid-19 destano una certa preoccupazione a cominciare da quella cosiddetta ‘brasiliana’. È possibile che alcune possano limitare la risposta del vaccino ma non minarne del tutto l’efficacia. Per affrontare la questione varianti serve una capacità di sequenziazione maggiore del virus”. Così il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, durante la conferenza stampa al Ministero della Salute per la presentazione del Consorzio Italiano per la genotipizzazione e fenotipizzazione del virus Sars-CoV-2, che permetterà di seguire l’evoluzione del coronavirus e di monitorare la risposta immunitaria alla vaccinazione. Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha sottolineato la necessità di affrontare il problema delle varianti a livello di Unione europea...continua a leggere



LO STUDIO

COVID: GENI E ORMONI CAUSE DELLA MAGGIOR MORTALITA’ MASCHILE

Gli uomini hanno 1,7 volte in più di probabilità di morire per Covid-19 rispetto alle donne. Tutto dipende da fattori genetici, ormonali e del sistema immunitario. A dirlo sono gli studiosi della Yale University che, in un articolo pubblicato sulla rivista “Science”, sono riusciti a individuarne alcune delle cause. Una delle prime, dicono i ricercatori, viene dalla biologia di base. Le donne hanno due cromosomi X, gli uomini ne hanno uno. I cromosomi X sono importanti perché sono ricchi di geni che regolano la risposta immunitaria. In sostanza, le donne hanno ‘rinforzi’ del sistema immunitario. Poi, secondo i ricercatori di Yale, c’è anche una questione ormonale. In uno studio condotto sui topi infettati con Sars-Cov-2 è stata osservata una mortalità più elevata nei maschi: questa sarebbe attribuita ai ruoli protettivi degli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili. La loro presenza può aiutare a sopprimere l’Ace 2, un recettore che viene utilizzato proprio da Sars-Cov-2 per entrare nelle cellule. Nella letteratura scientifica era stato già notato che gli uomini sottoposti a una terapia di deprivazione androgenica per cancro alla prostata sembrano essere meno suscettibili alle infezioni del coronavirus…continua a leggere

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